venerdì 18 maggio 2012

Helga Schneider Blog » -Vostri messaggi

<blockquote class='posterous_long_quote'><p>Buon dì cara Alessandra Sigismondi,<br /> ci sono state diverse “carinissime” proteste perché alcuni fedeli di questo blog volevano leggere le mie risposte, e così ecco le sue domande e le mie risposte “online”.<br /> Le auguro davvero buon lavoro per la sua tesina!<br /> Affettuosamente,<br /> helga schneider<br /> —————<br /> Alessandra: Secondo lei qual è il significato profondo e l’importanza del dolore dell’ “assenza” che ha vissuto nella sua vita? </p> <p>-Io ho un ricordo preciso: dopo l’entrata nella mia vita di una matrigna, mi capitava spesso di svegliarmi durante la notte e andare alla ricerca di qualcosa che non trovavo. Al mattino ricordavo benissimo di aver frugato nei cassetti, guardato sotto il cuscino e il materasso, ma non capivo che cosa avessi cercato. Questi episodi mi turbavano molto, e ancor di più quando la matrigna, dopo avermi sorpreso, a volte, nelle mie escursioni notturne, minaccciava di punirmi se fosse successo ancora. Ma accadeva di nuovo e lei infatti mi puniva. Evidentemente non si rendeva conto che ero sottoposta un un forte disagio psichico: mia madre mi aveva abbandonata e lei mi era ostile.<br /> Questa sindrome si protrasse fin negli anni della mia adolescenza, e si esaurì lentamente solo verso i vent’anni. Per quanto riguarda l’assenza di mia madre dai 4 anni in poi, ho sempre avuto l’impressione che al mio essere mancasse qualcosa. Io conoscevo i parenti di mio padre, ma ignoravo totalmente quelli di mia madre: i suoi genitori – quindi i miei nonni materni, i suoi fratelli – ovvero i miei zii. Questa assoluta mancanza di contatti con la famiglia di mia madre ha reso difficile, se non impossibile, la creazione di una mia identità. Mi sento un ibrido, senza vera patria, priva di quel senso di appartenenza familiare, d’altronde negatami per molti versi anche da mio padre, che è così importante per la maturazione di un essere umano. </p> <p>Quando nella sua vita ha preso coscienza del legame ambivalente odio-amore con sua madre e quando ha deciso di spezzarlo, se ha deciso di farlo?</p> <p>-Da adolescente facevo ogni sforzo per non pensare alla mia madre biologica, ma la nostra memoria non dimentica. C’era sempre in sottofondo il dolore per la sua mancanza, anche se non sapevo più nulla di lei da tanti anni. In famiglia si taceva accuratamente ogni notizia che la riguardasse. Solo dopo essere diventata madre anch’io, a poco a poco è nata in me la voglia, o forse solo la curiosità, di conoscere mia madre, e ho cominciato a cercarla. E l’ho trovata nella sua città natia, Vienna. Ma, apprendendo solo in quell’incontro il suo passato, e constatando che lei ne era ancora fiera, io non ho potuto accettare questa madre e sono fuggita, tornando in Italia. </p> <p>Qual è stata la sua prima reazione nel momento in cui è venuta a conoscenza del motivo per cui sua madre la abbandonò e del ruolo che ebbe nel nazismo? Crede che la sua reazione possa essere estesa ad una intera generazione o che sia solo un fatto soggettivo?</p> <p>-Io non so come hanno reagito altri figli dopo aver saputo del ruolo che i propri genitori o parenti hanno avuto durante il nazismo. La mia reazione è stata prima di incredulità, poi di sconcerto, di orrore e infine di rifiuto, sia a livello umano che storico. </p> <p>Nel dialogo con sua madre l’impulso di domande che le pone è dovuto a un sapere individuale legato all’abbandono o ad un sapere storico riguardo le atrocità commesse dal nazismo?</p> <p>-Era dovuto sia a sentimenti personali che a un sapere storico del nazismo.</p> <p>Che posizione aveva ed ha attualmente nei confronti di sua madre? La vede come simbolo di affetto familiare o come simbolo di una parte importante di storia? Il tempo ha lenito o modificato parzialmente la visione del rapporto con sua madre?</p> <p>-Mia madre è un esempio di come molte donne tedesche, troppe (e non solo donne), si sono votate anima e corpo alle presunte idee rivoluzionarie di Adolf Hitler che prometteva di elevare la Germania ad una potenza mondiale dominante. Il tempo non ha cambiato la visione del rapporto con mia madre. </p> <p>Il fatto di non scrivere più in tedesco è legato al voler allontanarsi dalle sue origini storiche o è come una pulsione di autoconservazione per l’esperienza negativa vissuta con sua madre?</p> <p>-In un primo momento volevo tagliare il cordone ombelicale con mia madre, con il mio passato di bambina cresciuta sotto il nazismo, con una famiglia che non mi voleva e che mi aveva lasciata sola. Ormai vivo da 48 anni in Italia, parlo e scrivo nella sua lingua, e il tempo mi ha pacificata con la mia madrelingua, non troppo con il mio passato. </p> <p>Il rapporto con sua madre ha influenzato in modo positivo o negativo quello con suo figlio, Renzo Samaritani?</p> <p>-In modo molto negativo, ma sarebbe complicato spiegarlo.</p> <p>Leggendo l’intenso dialogo con sua madre ho personalmente avvertito una volontà di colmare il vuoto creatosi negli anni. Questo “vuoto” è stato colmato in qualche modo? Ritiene che questo “vuoto” sia l’unico gancio che la tiene ancora legata a sua madre?</p> <p>-No, questo vuoto non è stato mai colmato, tanto più che ho ancora voglia di madre. Ciò che mantiene ancora vivo il ricordo di lei è la dolorosa certezza che avrei avuto bisogno di una madre, ma che non avrei voluto “questa” madre. Desiderio, rinuncia, rammarico e rassegnazione uniti nello stesso sentimento. </p> <p>Dopo l’esperienza di madre percepisce allo stesso modo o in maniera differente il senso dell’abbandono? La coinvolge ancora o ha superato il senso di ripugnanza dei confronti di sua madre?</p> <p>-Percepisco l’abbandono in un modo più incisivo e drammatico, in quanto, proprio a causa di mia madre, membro delle SS e guardiana ad Auschwitz-Birkenau, mio figlio tiene le distanze da me e anche questo è un abbandono. E forse ancora più doloroso e conflittuale del primo. </p> <p>Se tornasse indietro si comporterebbe in modo differente con sua madre? Si sente in colpa per “non essersi ribellata”?</p> <p>-Intende se penso che durante l’ultima visita a mia madre a Vienna mi sarei comportata in modo differente? No, non lo penso. Mi comporterei nello stesso modo. Per il resto – non vedo alcun motivo per il quale dovrei sentirmi in colpa con mia madre, forse dovrebbe essere esattamente il contrario. Ma il discorso diventa superfluo, dal momento che lei è morta undici anni fa.</p></blockquote>