Spaghetti con “barba di frate” e curcuma

La nuova entrata nella abitudini culinarie è una verdura che non avevo mai assaggiato, italianissima: la barba di frate (o barba del negus – denominazione direi vagamente spregiativa e penso risalente alle guerre coloniali). Non una verdura indimenticabile (il mio ortolano al mercato, pugliese, dice “Mi piace perché non sa di niente”), ma che ha le sue ragioni.

Si tagliano via le radici e secondo tradizione si mangia lessata o saltata in padella con l’acciuga e condita con olio e limone (l’ho provata sia cotta a vapore che stufata nella frittata), ma era l’ora di provare con la pasta.

Quando mancavano 6 minuti circa alla cottura ho messo la barba di frate nella pentola insieme agli spaghetti, per poi passare il tutto scolato in padella con olio, aglio e acciuga – ma mancava qualcosa…

Come non pensarci, la curcuma, la vera droga! Un cucchiaino e mezzo per 250 g di pasta (metà integrale secondo le ultime fissazioni), 200 g di barba di frate e tre acciughe (sotto sale); oltre a un pizzico di peperoncino. La curcuma ha amalgamato i sapori e donato anche un bel colore giallino. Giudizio finale: sapore fresco, buona, da rifare. Ma non indimenticabile…

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