Stelle di Cannella


Prezzo € 8,00
Salani Editore
Libro - Pagine 120
Formato: 13x19,5
Anno: 2011

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È l'inverno del 1932. A Wilmersdorf, un tranquillo e benestante quartiere di una città tedesca, il periodo natalizio è annunciato dalle grida gioiose dei bambini che giocano a palle di neve.
Fra le famiglie che abitano tre case, i rapporti superano quelli del buon vicinato: David, figlio del giornalista ebreo Jakoob Korsakov, e Fritz, figlio del poliziotto Rauch, sono amici per la pelle e compagni di banco alla scuola elementare; la sorellastra di David è fidanzata con il figlio del noto architetto Winterloh; persino la gatta di Fritz e il gatto di David sono amici.
Stelle di cannella è la foto istantanea di cosa è successo con l’avvento del nazismo nella vita quotidiana delle famiglie ebree e dello sconvolgimento progressivo dei rapporti interpersonali. Con la sua scrittura essenziale e incisiva, Helga Schneider ci solleva nell’atmosfera astratta e irreale che spesso accompagna un evento terribile e ci fa percepire in modo quasi palpabile l’incombere della tragedia.
Un brano:
"Anche Fritz in classe si vantava delle ore esaltanti trascorse alla Junvolk, ma David a volte lo osservava furtivamente dall’abbaino del solaio quando rientrava dal fine settimana zoppicando esausto, e notava che nei pressi del cancello si sforzava di assumere un contegno militaresco.
Però David segretamente lo invidiava, senza confessarlo ai genitori. Perché lui non era degno di sperimentare la vita militare, di imparare a maneggiare un’arma, costruire una tenda da campeggio o cavasela su un terreno impervio?
Una volta domandò alla madre: «Perché non posso entrare nella Jungvolk? Cos’ho che non va?» «Non hai nulla che non va, tesoro» cercò di tranquillizzarlo la madre. «E allora perché?»
Cosa poteva rispondere? Che Adolf Hitler detestava senza ragionevole motivo gli ebrei? Che il nuovo governo era razzista e antisemita? Che il Fùhrer riteneva gli ebrei dei subumani? «Perché, mamma?» «Ci terresti tanto?» Lui esitò. «Sì» ammise alla fine onestamente."
"È possibile, anzi nel caso di Helga Schneider necessario, fare scrittura della propria vita senza togliere nulla al mestiere del narratore... passando dalla memoria alla pagina, questo patrimonio di vita perde ogni appartenenza e, come capita ai veri romanzi, diventa di tutti." Elena Loewenthal, La Stampa
"Un libro importante, che dimostra come la verità vada difesa in ogni momento, per non trovarci succubi di nuovi fascismi." Roberto Denti

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