Le fasce di Van Allen fanno tutto da sé


Da dove vengono gli elettroni accelerati a velocità relativistiche nella fasce di Van Allen? Dallo spazio esterno, o sono accelerati in loco? Gli astronomi se lo chiedono da decenni, e la missione NASA Radiation Belt Storm Probes ha trovato la risposta. Lo studio su Science.


di Nicola Nosengo


Non si può dire che abbiano perso tempo. Lanciate meno di un anno fa (era il 30 agosto del 2012) le due sonde gemelle della NASA Van Allen Radiation Belt Storm Probes hanno già permesso ai ricercatori di risolvere uno dei misteri chiave sulla fasce di Van Allen, le due ciambelle di radiazione che circondano la Terra, scoperte nel 1958. Si sa da tempo che le fasce contengono elettroni accelerati a velocità relativistiche (ovvero, prossime a quelle della luce). Dall’inizio degli anni Novanta diversi satelliti fornivano dati sull’argomento, indicando strutture e dinamiche complesse difficili da spiegare con le attuali teorie. Ma da dove venissero proprio non si capiva. In campo c’erano due teorie: che quegli elettroni venissero trasportati da una riserva di particelle ad alta energia poste fuori dalle fasce stesse (la teoria della diffusione radiale), oppure che qualche meccanismo lì accelerasse in loco. Insomma, che si tratti di elettroni ‘nativi’ delle fasce di Van Allen.


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