domenica 21 luglio 2013

Ram(Nirvan)ANANDA stupisce questo tuo sguardo che si scosta sempre dai ceti bassissimi, dove non si parla più d i povertà ma di indecenza. Tu che ami così tanto l’India – proprio li dovresti dirigere lo sguardo e non sui ceti alti o medio-bassi dove effettivamente il computer è diffusissimo.

Risposte (ascoltare anche il file audio):


Gli homeless in India sono meno numerosi come percentuale degli homeless in occidente, e soffrono assai di meno, perche’ NON VENGONO COSTANTEMENTE PERSEGUITATI dai "normali".

Se vogliono vivere sul marciapiede, nessuno gli da’ fuoco di notte o manda la polizia a buttarli in prigione.

In India nessuno fa sesso e partorisce apertamente sul marciapiede in pubblico, ma anche se lo facessero, non ci sarebbe niente di male.

Inoltre, grazie al clima tollerante e caldo, vivere per strada – o comunque all’aperto, come dormire in terrazza o sul balcone – non e’ spiacevole o pericoloso. E soprattutto, non e’ degradante in se’.


Non e’ una questione di "casta". Ne’ di religione.

E’ una questione di liberta’ e di rispetto: ed e’ questo che gli occidentali frustrati e repressi INVIDIANO agli indiani, che riescono comunque ad essere FELICI anche se hanno poco o niente.


Per la mentalita’ occidentale e’ "indecente" la poverta’, la bruttezza, la deformita’, la malattia, ma anche la nascita, la nudita’, la naturalita’, l’amore, la vecchiaia, la morte, la non-conformita’…. in breve, la liberta’ di essere quello che si e’ veramente, senza venire giudicati e condannati.


Cosi’ per non urtare il "senso dell’ordine" occidentale, tutti quelli che non rientrano nelle misure "accettabili" devono essere NASCOSTI o SOPPRESSI. Nei campi di concentramento, per esempio.


Per l’occidentale "decente" il "selvaggio" nudo deve essere vestito, "educato" al consumismo e ai valori marci che lo alienano dalla natura. Gli animali devono stare negli allevamenti intensivi, nei canili, chiusi negli appartamenti, oppure al guinzaglio o alla catena. C’e’ chi gli mette anche le mutande.


La polizia deve punire chi si bacia in pubblico. Chi vuole sentire il sole e il vento su qualche centimetro quadrato di pelle in piu’. Chi si toglie le scarpe e cammina sulle aiuole per gustare il contatto terapeutico di erba e terra.


Chi fa il bagno nella fontana o nel fiume quando fa caldo.

I poveri vanno messi nelle prigioni (anche se non hanno commesso alcun reato), gli spiriti anticonformisti e liberi nei manicomi (anche se non sono pazzi), i deformi nati o i mutilati negli ospedali (anche se non vengono curati, basta che non siano visibili "in giro"), e tutti quelli che non sono "normali" devono comunque nascondersi in casa.


Per la stessa mentalita’, le persone "decenti" sono quelle che torturano gli animali, i bambini, le donne, o comunque esseri indifesi, purche’ lo facciano in privato.

Sono quelle che inquinano, ammazzano, rovinano, distruggono ecc – purche’ lo facciano in modo "elegante" e "raffinato", e secondo le leggi che loro stessi hanno creato allo scopo di coprirsi.



Non e’ facile comprendere l’India: per riuscirci bisogna viverci per decenni, e non da turista o da recluso in qualche ashram, ma in mezzo alla gente, e con gli occhi e le orecchie bene aperti.

Bisogna vedere le donne rajasthane del popolo che vanno scalze, ma con cavigliere d’argento massiccio da mezzo chilo l’una. Bisogna vedere quello che spendono anche i piu’ poveri – indebitandosi magari per generazioni – per il matrimonio delle figlie e per i gioielli d’oro che sono obbligatori in questi casi. Bisogna vedere le percentuali di "paria" che ricoprono posizioni altissime nel governo, nell’industria, nella politica, FAVORITI dal sistema delle caste stabilito "sottosopra" e reso strettamente ereditario dalla Costituzione indiana.

I "fuoricasta" che lavorano nei crematori sono sempre stati ricchi – persino ai tempi dei Purana e delle Upanishad, come dimostra la storia dell’imperatore Harischandra che divenne servitore di uno di loro.

Un mio carissimo amico bengali appartiene a una delle molte famiglie installate anticamente in Tripura dai re per sviluppare agricoltura e commercio – avevano CENTINAIA di mucche e producevano tutto quello di cui avevano bisogno, compresi gli alcolici, la carta, le medicine, i mobili ecc. Compravano al mercato solo aghi da cucire e sale: secondo i censimenti di governo, erano "poverissimi" perche’ le loro entrate monetarie erano minime, e non avevano falsi bisogni consumistici "moderni". Classificare questo come "indecenza" mi sembra tipico della confusione mentale occidentale.


Per quanto riguarda la diffusione dei computer… e’ ovvio che soltanto una percentuale di indiani possiede un computer o lo usa regolarmente, ma per esempio tutti o quasi tutti hanno il cellulare, e molti di questi cellulari hanno funzioni internet.

Da parecchi anni TUTTI gli studenti delle scuole medie e superiori possono accedere ai loro risultati d’esame SOLO attraverso i siti internet che li pubblicano.

Qualsiasi informazione il pubblico desideri dal governo, gli viene risposto che devono consultare il sito apposito.

Gli internet cafe’ sono dappertutto, anche se pochi sanno come funziona veramente la Rete.









via Cult of Soup http://provetecnichevarie.wordpress.com/2013/07/21/ramnirvanananda-stupisce-questo-tuo-sguardo-che-si-scosta-sempre-dai-ceti-bassissimi-dove-non-si-parla-piu-d-i-poverta-ma-di-indecenza-tu-che-ami-cosi-tanto-lindia-proprio-li-dovresti-dirigere/