martedì 6 agosto 2013

«Così siamo ripartiti, nella Grecia in default»


Dall’edilizia ai detersivi naturali. La Vio.me di Salonicco ha riconvertito la produzione e prova a ripartire dall’autogestione. Parla un lavoratore


A febbraio scorso i lavoratori della azienda di materiali edili Vio.Me di Salonicco, senza stipendio da maggio del 2011, hanno rimesso in moto la loro fabbrica avviando la produzione autogestita di detersivi naturali. Con questo slogan: «Voi non potete, ma noi possiamo». Da subito è stata lanciata una campagna di solidarietà per chiedere al governo greco la legalizzazione di quest’impresa. In Francia Makis Anagnostou, membro dell’assemblea generale degli operai della Vio.Me, ha incontrato i lavoratori e le lavoratrici della Fralib di Gémenos (vicino a Marsiglia), la filiale francese del gruppo agroalimentare Unilever che è rinata producendo thé e infusioni grazie all’iniziativa degli ex dipendenti, dopo che la compagnia ha chiuso i battenti nel 2011. Anche Fralib, come Vio.me, si batte per il riconoscimento legale della propria attività.


La direzione della Vio.Me ha abbandonato la fabbrica a maggio del 2011 lasciando a spasso tutti i dipendenti. Dopo una grande mobilitazione, che ha visto la partecipazione di migliaia di persone a Salonicco e dintorni, gli operai hanno rilanciato la produzione autogestita il 12 febbraio del 2013. Cosa è successo nell’arco di questi due anni?


Per prima cosa, quando Vio.Me ha deciso di chiudere l’attività nonostante non fosse affatto sull’orlo della bancarotta, abbiamo cominciato a batterci per reclamare i salari arretrati e i nostri posti di lavoro. Poi, a luglio del 2011, il sindacato di fabbrica – nato nel 2006 e indipendente dalla Gsee, la Confederazione generale dei lavoratori greci, e dal Pame, il fronte sindacale di ispirazione comunista – si è trasformato in assemblea e ha votato quasi all’unanimità (97%) l’occupazione dello stabilimento confiscando le macchine e i prodotti. A quel punto abbiamo cominciato a immaginare soluzioni alternative. Riciclando i materiali di scarto siamo riusciti a raccogliere un po’ di soldi che ci sono serviti nei mesi successivi per autofinanziarci. Da subito abbiamo creato una cassa di sciopero e abbiamo anche ricevuto una marea di aiuti alimentari, tanto che ogni giorno tornavamo a casa con due buste della spesa piene di cose da mangiare. Me lo ricordo come un momento magico, perché è riuscito a risollevarci il morale. Nel frattempo abbiamo iniziato a considerare l’ipotesi dell’autogestione, sperando nel supporto del governo e delle amministrazioni locali, ma è stata una perdita di tempo, e qualche mese dopo ci siamo costituiti in cooperativa. L’idea era semplice ed è diventata il nostro slogan: se loro, i padroni, non possono, noi operai invece possiamo. Nonostante tutto un anno fa eravamo molto demoralizzati perché non eravamo sicuri di potercela fare da soli, in 38, e in più illegalmente. E invece il supporto del Comitato locale di solidarietà, composto per lo più da attivisti della sinistra radicale o di orientamento anarchico, ci ha fatto intravedere la possibilità di andare avanti anche da soli e immaginare una produzione diversa che non fosse tossica, ma naturale.


continua su http://goo.gl/XSlnrU








via Cult of Soup http://provetecnichevarie.wordpress.com/2013/08/06/cosi-siamo-ripartiti-nella-grecia-in-default/