martedì 13 agosto 2013

In Coda per lo Smartphone, a Spasso per il Lavoro

L’autrice del post fa un po’ di retorica sulle spalle di sé stessa… di certo non avrà battuto l’articolo con una vecchia macchina per scrivere. Sono abbastanza contrario alla medicina ufficiale e, in generale, cerco di non assumere farmaci che non siano un’Aspirina ogni tanto ma è indubbio che, invece, la chirurgia abbia fatto passi da gigante grazie alla tecnologia, passi che salvano vite ogni giorno. Sempre lei, l’autrice, dimentica che i nostri padri (e, purtroppo, molti papà del giorno d’oggi) passavano ore, giornate intere in fila per vedere un pallone correre la domenica pomeriggio su di uno squallido prato… intere giornate davanti a un tv per lo stesso motivo. Per molti la tecnologia è il nuovo sport, non diamole colpe che sono sempre e solo dell’uomo. Un coltello può essere usato per tagliare il pane o per uccidere…


Renzo


Tutti in fila per il telefonino di ultima generazione e nessuno in fila quando c’è da protestare per la difesa del lavoro o per le ingiustizie a cui quotidianamente siamo sottoposti? E poi il messaggio che arriva è sicuramente quello del Paese dei bengodi che poco ha a che fare con quello che vogliamo realmente e ne andiamo anche fieri? Credo che ognuno di noi possa disporre dei propri soldi come meglio crede ed investirli nell’acquisto dei beni che ritiene necessari per la sua vita, ma su questa cosa in un momento come quello che stiamo vivendo dobbiamo per forza cercare di fare una riflessione. Cosa è diventata questa vita maltrattata in effetti?? Quando si smetterà di avere un valore che si basa su ciò che si possiede e non su ciò che si è come persone? Cosa stiamo aspettando per cercare di renderlo migliore questo mondo smettendo di ingabbiarlo in spot pubblicitari che privilegiano un’oggetto e riducono ai minimi termini un’intera esistenza?


Non si possono più vedere pensionati che frugano nelle cassette della frutta dopo i mercati per mettere insieme con ciò che trovano fra gli scarti il pranzo con la cena. Non si possono più vedere operai che piangono in diretta tv perché non hanno più il lavoro e non riescono a provvedere alle proprie famiglie. Non si possono più vedere ammalati doversi pagare ed anche a caro prezzo i farmaci che gli occorrono o restare mesi fermi in liste d’attesa interminabili prima di avere diritto ad un’esame. Non si possono più vedere persone disperate compiere gesti disperati e restare insensibili di fronte a tanta sofferenza. Non si possono più vedere paesi che sprofondano in un mare di fango per l’incuria e per la golosità della speculazione edilizia e non avere nemmeno un servizio che gli dedichi il giusto rilievo. Non si possono più vedere illustri professionisti giocare con le nostre vite devolvendo le somme messe a disposizione per i comuni mortali, rimpinguare le loro tasche già piene e servire per pranzi luculliani quando intorno questo Paese sta affossando nella disperazione più totale. Ma la testa delle persone, di quelle vere, di quelle che si dicevano disposte a lottare per allontanare dalle loro vite l’insensibilità e l’appiattimento che la tv, la pubblicità, la moda del momento volevano inculcargli dove è andata a finire? Perché non abbiamo una risposta forte e sentita per scacciare le cose che ci allontanano dalla realtà e sappiamo solo girare la testa dall’altra parte quando vediamo lacrime di dolore nello sguardo pulito di chi non riesce più a sopravvivere, nemmeno a vivere, ma a sopravvivere decentemente? Che esempio si sta regalando alle nuove generazioni? Cosa sta passando come concetto di “normalità” in queste vite che si trascinano appiattite? Perché nessuno si arrabbia davvero di fronte a queste cose? Perché tutto tace e diventa un motivo in più per far finta che nulla stia accadendo e che gli esseri umani esistono sempre meno per lasciare il posto a vuoti fantocci senza anima? Non riesco a capire e chiedo aiuto a voi, non riesco a capire come si possa silentemente accettare tutto ciò, non riesco a capire cosa è sfuggito di mano a chi non si ferma un solo momento a riflettere, non riesco a capire come mai questo sia un Paese di ricchi quando tutto sta franando e di ricchezza davvero non vè né più. Non riesco a capire come mai tutti si dicano delusi e poi nelle occasioni per farsi sentire i volti che mi circondano siano sempre gli stessi… Con cosa abbiamo barattato le nostre splendide unicità, perché ci siamo spenti prima ancora di aver provato a far passare dei concetti differenti, perché è così facile fornire l’esempio di chi ha fatto strada imbrogliando o svendendo se stesso e non si riesce invece a far capire che una casa senza solide fondamenta prima o poi è costretta a cadere e malamente anche? Questo mondo in fila per una nuova bestialità che non fa altro che allontanare dalle realtà mi mette addosso una tristezza che vorrei ma non riesco a descrivere qui. Mi sento offesa da tanta arrendevolezza, mi sento sempre più non rappresentata da queste situazioni, mi sento profondamente delusa da chi avendo qualche annetto e qualche esperienza in più avrebbe dovuto capire a cosa ci ha portati questa corsa al possesso di beni voluttuari che non miglioreranno di certo ciò che siamo ma che riempiranno per bene le tasche di chi ci vuole vuoti e malleabili.


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via Cult of Soup http://provetecnichevarie.wordpress.com/2013/08/13/in-coda-per-lo-smartphone-a-spasso-per-il-lavoro/