mercoledì 22 gennaio 2014

Test sugli animali: l'Ue deferira' l'Italia. La multa si evita rispettando l'articolo 13

Secondo quanto appreso dall'Ansa, la decisione è attesa a brevissimo termine, già entro oggi. In base alla proposta messa a punto dai servizi del commissario Ue all'ambiente Janez Potocnik, si prospetta una multa da oltre 150 mila euro al giorno, che scatterà dal momento della condanna.


Il nostro Paese, rivelano le informazioni raccolte a Bruxelles, è rimasto oggi l'unico a non aver ancora recepito la direttiva numero 63 approvata nel settembre del 2010, una norma sulla protezione degli animali utilizzati a scopi scientifici adottata dall'Unione dopo un iter durato anni.


Lo scorso giugno, l'esecutivo comunitario aveva lanciato un primo avvertimento alle autorità italiane, emettendo un cosiddetto 'parare motivato', ultimo stadio della procedura d'infrazione prima del deferimento alla Corte. La data limite per l'introduzione nel diritto nazionale della norma era fissata per il novembre del 2012, mentre il primo gennaio 2013 è scaduto il termine ultimo per la sua applicazione.


Il testo del nostro decreto legislativo destinato a recepire la direttiva europea, dopo essere passato dalla Camera, è ora fermo al Senato. Per molti media, è colpa dello scontro apertosi tra chi, con in testa Michela Brambilla, ritiene insufficienti le tutele previste per gli animali e coloro che sottolineano la necessità di poter utilizzare delle cavie per testare farmaci.


Ma la Lav risponde: il ritardo non dipende dagli animalisti o dal legittimo dibattito politico, ma è riconducibile alle pressioni esercitate dalla lobby vivisettoria per modificare l'art. 13 della Legge di Delegazione UE n.96 del 2013, che limita alcuni tipi di esperimenti su animali, rende obbligatorio l'utilizzo dell'anestesia e concreto il sostegno ai metodi sostitutivi (che non fanno uso di animali) di ricerca.


"Su questa materia abbiamo chiesto di fare "presto e bene", per questo torniamo a sollecitare - ancora una volta, dopo giorni e giorni di presidio davanti al Ministero della Salute e altre iniziative - il Governo a modificare lo Schema di Decreto Legislativo in modo che sia conforme a questi principi di recepimento già approvati, pena la violazione della nostra Costituzione (art. 76)", conclude l'associazione.


Roberta Ragni


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