venerdì 31 gennaio 2014

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Celebrating the Lunar New Year in South Korea


To see more photos and videos of Seollal traditions, browse the #설날 (Seollal), #떡국 (teokguk), #세배 (sebae) and #세뱃돈 (sebae-don) hashtags.


This week, many East Asian countries celebrate the Lunar New Year, which marks the first day of the lunar calendar. In most years, the holiday falls on the day of the second new moon after winter solstice, which this year is January 31. Many know this holiday as “Chinese New Year” with its dragon dancers, red packets and lanterns, but the holiday also has strong importance and rich traditions in South Korea as well.


In South Korea, the holiday is called Seollal (설날) and is celebrated over a course of three days. The event is one of the most important celebrations of the year for many families who often come together and pay respect to their ancestors. Many Instagrammers in South Korea are sharing the festivities taking place this week.


Traditionally, Seollal celebrations include wearing a formal dress called a hanbok (한복) and performing an act of sebae (세배)—a ceremonial deep bow to the spirits of deceased ancestors or to the eldest members of the household. Many children look forward to this day as they receive a gift of money called sebae don (세뱃돈) after the bowing, which comes enclosed in colorful envelopes. Festive meals are also a big part of Seollal, consisting of a dish called tteokguk (떡국)—a soup with thinly sliced rice cakes and dumplings. The rice cake is a symbol of new beginnings, and eating the rice cake signifies growing a year older with the new year.







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Cucciolo di orso polare incontra la neve per la prima volta (video)

Come previsto, la sua prima esperienza sulla neve, immortalato in un video ormai viral, è assolutamente adorabile.


Le immagini del piccolo impacciato e buffo orsetto, una delle ultime leve delle strutture adibite alla cattività degli animali, lasciano un sorriso amaro sulla bocca. E ci obbligano a ricordare Winner, l'orso polare dello zoo di Buenos Aires ucciso dal caldo e dai rumori,e Knut, l'amatissimo orso dello zoo di Berlino tragicamente scomparso anzitempo.


Avrebbe avuto almeno 15 anni di vita davanti se avesse vissuto da orso libero e invece è morto a soli 4 anni, sotto gli occhi dei visitatori. Si trattò presumibilmente di un annegamento a seguito di un collasso. Era diventato una star, in una deprecabile operazione mediatica che ha fruttato migliaia di euro sfruttando la sua condizione di prigioniero.


{youtube}7GrodWcxpP0{/youtube}


Le responsabilità di tutto ciò sono evidenti. Chiunque abbia gioito o festeggiato per quel batuffolo bianco ha contribuito alla sua schiavitù e alla sua stessa morte, così come per quella di tutti gli animali rinchiusi negli zoo. Ma la storia si ripete. Ed ecco il nuovo fenomeno mediatico che parte da Toronto.


Cosa abbiamo imparato? Non abbiamo capito che non possiamo gestire la vita di animali nati per essere liberi? Oggi come ieri, purtroppo, è necessario ancora chiedersi cosa ci facesse un orso polare a Berlino. O a Buenos Aires. E cosa ci fa adesso questo piccolo cucciolo a Toronto ad assaporare la sua prima esperienza con neve e ghiacchio che dovrebbero essere il suo unico e solo habitat naturale.


Roberta Ragni


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E' morto Knut, l'orso più amato dai ragazzi dello zoo di Berlino






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White roof: i tetti bianchi 3 volte più efficienti dei tetti verdi

In ogni caso, bianco e verde – che in alcuni Paesi è una vera e propria tradizione - sono i colori da preferire sulle nostre teste sempre, a discapito del nero: colorare infatti di cupe tinte i tetti fa impennare ancora di più le temperature in estate in casa, oltre a far schizzare l'utilizzo di energia nelle città (basti pensare solo all'aria condizionata), che diventa così insostenibile per l'ambiente.


A tenere alta la bandiera del bianco sulle case è uno studio pubblicato sulla rivista Energy and Buildings e condotto da un team di scienziati dello statunitense Lawrence Berkeley National Laboratory .


Sulla base di un'analisi economica dei costi e dei benefici dei tre tipi di tetti (bianchi, verdi e neri), i ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory hanno trovato che i tetti bianchi sono tre volte più efficaci nel combattere il cambiamento climatico.


Il risultato dell'indagine è che un tetto bianco puro – caratteristico, tra l'altro, di molti Paesi del Mediterraneo - è il modo migliore per l'ambiente, perché realmente in grado di combattere il riscaldamento globale riflettendo più luce solare nell'atmosfera. Ciò non significa che i tetti verdi non valgano più nulla (le piante rendono più freschi gli ambienti in estate, isolano dal freddo in inverno), perché sempre migliori di quelli verniciati di nero, che assorbono e imprigionano la luce solare aumentando la cosiddetta "isola di calore" urbana.


E allora, conti alla mano, se in capo alla vostra casetta c'è un bel praticello verde siete al sicuro, più felici e avrete già fatto il vostro dovere verso l'ambiente. Se, invece, vi passa per la testa di riverniciare casa, tetto compreso, scegliete di mettere giù una generosa mano di tintura bianca.


Germana Carillo


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Auto e scooter i mezzi più utilizzati per andare a scuola

Ce lo dicono i risultati dello studio Legambiente-Euromobility sulla mobilità degli studenti, realizzato con la collaborazione di #Salvaiciclisti, Fiab, Rete Mobilità Nuova e SISTeMA (società spin–off dell'Università La Sapienza) su un campione di 5.516 ragazzi di 8 città, Bologna, Carrara, Catania, Potenza, Ravenna, Roma, Torino e Venezia-Mestre.


Sono stati proprio i ragazzi delle superiori, con la supervisione dei tecnici delle due associazioni, a vestire i panni dei mobility manager e ad analizzare gli stili di mobilità dei loro coetanei nei centri urbani di. Cosa è emerso? A 15 e 16 anni l'uso di veicoli privati a motore come conducente o come passeggero si attesta al 30% circa.


Lo 0,9% dei 15enni guida il motorino e la percentuale cresce al 3,5% tra i 16enni. Al crescere dell'età aumenta l'uso di scooter e macchine, fino a raggiungere la percentuale di quasi il 40% a 19 anni e di addirittura il 50% circa a 20 anni.


scuola studenti


Ne hanno discusso ieri a Roma Erasmo D'Angelis, sottosegretario del ministero Trasporti, Giuseppe Dodaro, segreteria tecnica ministero Ambiente, Lorenzo Bertuccio (Euromobility), Alberto Fiorillo (Legambiente) e Valeria Pulieri (Rete Mobilità Nuova), che hanno tutti sottolineato come queste cattive abitudini nella scelta del mezzo per lo spostamento casa-scuola influiscano anche sulle emissioni inquinanti.


Non è un caso, infatti, se nei capoluoghi dove piedi, bici e trasporto pubblico sono più diffusi, come accade a Venezia-Mestre e Ravenna, le emissioni annuali di Pm10 a studente sono le più basse, con 39 e 37 grammi/anno. L'impatto ambientale maggiore del Pm10 si ha, invece, a Roma con 29 milligrammi emessi ogni chilometro percorso. Nella Capitale ci si sposta quasi sempre con mezzi a motore (68,9%), con una preferenza marcata per l'auto (55,4%), anche se la scuola è più vicina.


mobilità studenti


mobilità studenti2


Stesso discorso per le emissioni di anidride carbonica (CO2), che sono limitate a 128 kg/anno complessive a studente a Venezia e a 145 kg/anno a Ravenna. L'impatto ambientale maggiore di queste emissioni si misura a Roma (121 grammi/km), mentre rimane a livelli più bassi ancora a Venezia (34 grammi/km) e Torino (48 grammi/km).


"L'esperienza di questo progetto - ha dichiarato Lorenzo Bertuccio, direttore scientifico Euromobility - dimostra che la raggiunta autonomia dei ragazzi che frequentano le scuole superiori fa sì che i mezzi pubblici e la bicicletta siano il modo più usato per andare e tornare da scuola. È molto più contenuto infatti il fenomeno dell'accompagnamento in automobile da parte dei genitori tipico delle scuole elementari e medie. Ma il progetto dimostra anche che tra i ragazzi più prossimi alla maturità cresce l'uso dello scooter e dell'automobile. A conferma che la scelta della bicicletta e dei mezzi pubblici non è tra i ragazzi una scelta consapevole e convinta, ma molto spesso forzata".


Ma come si fa ad evitarlo? Progetti come questo provano quanto sia importante formare in maniera attiva e concreta i ragazzi prossimi alla patente per favorire una cultura della mobilità che aiuti a mantenere contenuta la tendenza tutta italiana ad un uso smodato dell'automobile. Altrimenti, saremo condannati a vivere in città disorganizzate, auto-centriche, in balia di ingorghi ed emergenze smog. Con conseguenze gravissime per la salute.


Roberta Ragni


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giovedì 30 gennaio 2014

In Cina il mattatoio segreto degli squali balena: e' il piu' grande del mondo (FOTO)

In questa fabbrica degli orrori, che opera apertamente, si massacrano oltre 600 individui ogni anno. Finiscono come ingrediente per zuppe di squalo, cosmetici o rimedi "naturali" per la salute. La rivelazione shock arriva a seguito di un'investigazione di quattro anni da parte del WildLifeRisk, un'associazione che tutela la biodiversità con sede a Hong Kong.


"Siamo andati a Pu Qi tre volte negli ultimi tre anni, e ogni volta la scala della strage era davvero sconcertante. Come queste creature innocue, questi giganti gentili degli abissi, possano essere massacrati in questo modo, su scala industriale, è da non credersi. E 'ancora più incredibile che questa carneficina avvenga per realizzare oggetti non essenziali, quali rossetti, creme per il viso, integratori e zuppa di pinne di squalo ", spiegano Alex Hofford e Paul Hilton di WildLifeRisk.


zuppa squalo2


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L'indagine ha rilevato anche che innumerevoli squali elefante e grandi squali bianchi, due delle tre specie attualmente più tutelate dalla CITES, vengono trasformati industrialmente in prodotti esportati verso Stati Uniti, Canada e Italia, in violazione della convenzione internazionale.


Basandosi sui filmati girati sotto copertura e sulle registrazioni audio, gli attivisti sostengono che gli squali balena che finiscono nella fabbrica vengono catturati al largo della costa della Cina, nel Mar Cinese Meridionale. Per questo WildLifeRisk chiede alle autorità internazionali di fare in modo che la Cina rispetti gli accordi internazionali in questa attività illegale subito, prima che questi animali siano spinti ancor di più verso l'estinzione. Queste creature valgono molto di più vive che morte.


Roberta Ragni


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di Silvia Raffaella Formìa - L’altra sera sono andata al...





di Silvia Raffaella Formìa - L’altra sera sono andata al cinema a vedere “Hugo Cabret” di Martin Scorsese. Ad un tratto il protagonista bambino, parlando con un’amica, le dice che le macchine meccaniche sono costituite da una serie di pezzi specifici, ognuno che assolve un compito ben preciso. Nelle macchine nulla è superfluo e neanche un piccolo ingranaggio può mancare, affinchè la macchina funzioni a dovere. Ogni macchina ha uno scopo. Quello del treno è quello di condurre l’essere umano da un luogo ad un altro, quello dell’orologio è mostrargli l’ora e così via. Per questo, dice, i meccanismi rotti mi mettono tanta tristezza: non possono più fare ciò per cui sono stati creati. Se il mondo è una enorme macchina e gli esseri umani ne sono gli ingranaggi, ogni singolo uomo ha uno scopo preciso nell’economia del sistema e ognuno ha un suo senso, un compito da svolgere. Esattamente quello.

Un giorno il mio Maestro mi disse che una giornalista intervistò una delle Guide della Tradizione Essena. Gli chiese quale fosse il suo ruolo all’interno della Tradizione e lui rispose “Quello che mi compete”. Ho trovato questa risposta di una perfezione ed eleganza senza pari. Non dice nulla al profano ma ha un significato profondissimo per un iniziato. Infatti è proprio una questione di competenza. Come un piccolissimo ingranaggio all’interno di un orologio ha il suo posto e ruolo precisi e se venisse a mancare il meccanismo si incepperebbe, così ogni uomo è in questa dimensione con uno scopo molto preciso, per portare la sua irripetibile e preziosa competenza, in un ingranaggio infinitamente complesso e sconfinato che costituisce questo pianeta, ma non per questo meno preciso e impeccabile nelle sue funzioni. Quando ci sentiamo inutili e superflui e ci sembra che la nostra vita non abbia importanza nel grande mare dell’umanità, pensare che il mondo sia una grande macchina perfetta in cui ogni elemento, sia esso uomo, animale, pianta, minerale, stella, impresa dell’intelletto abbia una utilità, fa nascere la necessità di ricercare dentro sè stessi quale sia lo scopo per cui abbiamo deciso di incarnarci. (via Lo scopo spirituale - ALTRO GIORNALE)






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Colesterolo HDL, non sempre buono come si pensa

Quello che hanno scoperto alcuni ricercatori della Cleveland Clinic negli Usa è che se alcune proteine presenti all’interno del colesterolo HDL si ossidano, questa sostanza da buona diviene cattiva perdendo dunque le sue proprietà cardioprotettive e diventando al contrario infiammante, promuovendo l’aterosclerosi.


Entrando più nello specifico, il professor Stanley Hazen, esperto di Cardiologia Preventiva e Riabilitazione e il suo team di ricerca, hanno scoperto che quando si verifica il restringimento e l’irrigidimento delle arterie si accumula nei vasi sanguigni la proteina apoA1 (di cui è ricco il colesterolo “buono”). Questa proteina permette al colesterolo di passare dalle arterie al fegato e quindi di poter essere facilmente smaltito. Il problema però è che, come hanno notato i ricercatori, questa proteina tende ad accumularsi sulle pareti in forma ossidata ed è per questo che in realtà non riesce a svolgere bene la sua importante funzione.


atherosclerosis


Per arrivare a questa conclusione sono stati analizzati 627 pazienti e quello che si è visto è che più aumentava il colesterolo buono e le molecole di ApoA1 in forma ossidata, più cresceva il rischio di incorrere in problematiche cardiovascolari.


Lo studio, pubblicato su Nature Medicine , è particolarmente importante e permette di spiegare l’insuccesso di alcune terapie farmacologiche che lavorano appunto per aumentare il livelli di colesterolo buono non riuscendo però ad ottenere i benefici sperati sulla salute cardiovascolare.


Identificare la struttura della apoA1 non funzionale e il processo attraverso cui inizia a promuovere le malattie anziché prevenirle è il primo passo verso la creazione di nuovi test e trattamenti per i disturbi cardiovascolari”, ha dichiarato Hazen.


Francesca Biagioli


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martedì 28 gennaio 2014

Bonifiche dei Siti inquinati: chimera o realtà? Terreno fertile per nuove eco-mafie

RISCHIO ECOMAFIE E CRIMINALITÀ IN TUTTA ITALIA - Dal report emerge chiaramente il rischio di illegalità e di infiltrazione ecomafiosa nel settore, e non solo nelle regioni del sud Italia. Il coinvolgimento del centro-nord come luogo di smaltimento illegale dei rifiuti speciali e pericolosi emerge da molti anni nello scacchiere dei traffici illeciti lo stesso vale anche per le bonifiche, come dimostra anche la recentissima indagine su Pioltello (Mi), che ha portato all'arresto di due dirigenti di Sogesid e di altre quattro persone tra cui l'ex capo della segreteria tecnica dell'ex ministro Prestigiacomo, Luigi Pelaggi.


In base alle elaborazione di Legambiente, dal 2002 ad oggi sono state 19 le indagini su smaltimenti illegali di rifiuti derivanti dalla bonifica di siti inquinati (pari all'8,5% del totale delle indagini concluse contro i trafficanti di rifiuti), sono state emesse 150 ordinanze di custodia cautelare, sono state denunciate 550 persone e coinvolte 105 aziende. Queste indagini sono state concluse da 17 Procure della Repubblica di diverse parti d'Italia (Alessandria, Bari, Bologna, Brescia, Busto Arsizio (Va), Chieti, Grosseto, Massa, Milano, Rieti, Siena, Trapani, Udine, Velletri, Venezia, Verbania e Viterbo).


STORIA FERMA A DIECI ANNI FA - Intanto, mentra la mafia avanza, solo in 11 SIN è stato presentato il 100% dei piani di caratterizzazione previsti (cioé il primo step del processo di risanamento che definisce il tipo e la diffusione dell'inquinamento presente e che porta alla successiva progettazione degli interventi). Anche sui progetti di bonifica presentati e approvati emerge un forte ritardo: solo in 3 SIN è stato approvato il 100% dei progetti di bonifica previsti. In totale, sono solo 254 i progetti di bonifica di suoli o falde con decreto di approvazione, su migliaia di elaborati presentati.


"Sebbene i primi 15 SIN da bonificare furono identificati nel 1998, nonostante le risorse impiegate e le semplificazioni adottate, la situazione attuale è di sostanziale stallo - ha dichiarato il vice presidente di Legambiente Stefano Ciafani -. Caratterizzazioni e analisi effettuate in modo a volte esagerato e inefficace, progetti di risanamento che tardano ad arrivare e bonifiche completate praticamente assenti, a parte qualche piccolissima eccezione. Il Ministero dell'ambiente arranca, dietro alle migliaia di conferenze dei servizi e documenti, intanto i responsabili dell'inquinamento, pubblici e privati, ne approfittano per spalmare su più anni gli investimenti sulle bonifiche. Nel frattempo sono sempre più numerose le indagini sulle false bonifiche e sui traffici illegali dei rifiuti derivanti dalle attività di risanamento. Occorre un vero cambio di passo per fare quello che è stato già realizzato con successo in altri paesi industrializzati".


STORIE DI MELINA - Le bonifiche vanno a rilento, ma non il giro d'affari del risanamento ambientale che si aggirerebbe intorno ai 30 miliardi di euro. Dal 2001 al 2012 sono stati messi in campo 3,6 miliardi di euro di investimenti, tra soldi pubblici (1,9 miliardi di euro, pari al 52,5% del totale) e progetti approvati di iniziativa privata (1,7 miliardi di euro, pari al 47,5% del totale), con risultati concreti davvero inesistenti. In questo scenario di grandi ritardi nelle attività di bonifica, un ruolo non marginale lo hanno avuto anche una parte dei soggetti responsabili dell'inquinamento.


Sono numerose le storie di melina - per usare una metafora calcistica - operata dalle aziende sulle operazioni di bonifica. Un esempio è quello dell'Ilva di Taranto, o quello della Stoppani di Cogoleto (Ge), un'azienda chimica che per decenni ha inquinato di cromo esavalente il torrente Lerone e un tratto di costa del Mar Ligure. Lo stesso vizio viene praticato anche da aziende pubbliche o a prevalente capitale pubblico, come nel caso della Syndial nella bonifica di Crotone.


ChimeraBonifiche infografica


10 PROPOSTE PER IL RISANAMENTO - Ma non tutto è perduto. Per avviare concretamente i processi di risanamento ambientale in Italia, Legambiente presenta le sue 10 proposte:


1. Garantire maggiore trasparenza sul Programma nazionale di bonifica, permettendo a tutti di accedere alle informazioni sull'aggiornamento del risanamento di ciascun sito di interesse nazionale da bonificare.


2. Stabilizzare la normativa italiana e approvare una direttiva europea sul suolo


3. Rendere più conveniente l'applicazione delle tecnologie di bonifica, passando dalla stagione delle caratterizzazioni a quella dell'approvazione dei progetti e dell'esecuzioni dei lavori, per realizzare bonifiche vere e non le solite messe in sicurezza o i soliti tombamenti.


4. Istituire un fondo nazionale per le bonifiche dei siti orfani: uno strumento attivo negli Stati Uniti dal lontano 1980 (quando fu approvata la legge federale sul Superfund) e previsto anche nella proposta di direttiva europea sul suolo presentata nel 2006.


5. Sostenere l'epidemiologia ambientale per praticare una reale prevenzione


6. Fermare i commissariamenti, anche sulle bonifiche dei siti inquinati - così come su altre emergenze ambientali - i commissariamenti attivati negli anni si sono dimostrati un vero fallimento.


7. Potenziare il sistema dei controlli ambientali pubblici


8. Introdurre i delitti ambientale nel codice penale


9. Applicare il principio chi inquina paga anche all'interno del mondo industriale, promuovendo all'interno delle associazioni di categoria iniziative tese a escludere i soci che ricorrono a pratiche illecite nello smaltimento dei rifiuti, anche derivanti da operazioni di bonifica.


10. Ridimensionare il ruolo della Sogesid, società pubblica attiva sulla gran parte dei SIN e al centro di recenti indagini giudiziarie, affinché il Ministero e gli altri enti di supporto riprendano appieno le loro competenze ed affidino eventualmente specifiche attività a soggetti individuati sulla base di gare pubbliche o comunque sulla base di valutazioni comparative.


Per consultare il rport e la mappa dei siti inquinati clicca qui


Roberta Ragni


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Terra dei fuochi: presto una mappa dei siti inquinati



Aumento incidenza dei tumori nei siti italiani a rischio (l'elenco)






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Alzheimer: colpa dei pesticidi e del DDT?

Sotto accusa è il DDE, ovvero il metabolita più persistente del DDT, secondo quanto riferito dai ricercatori del Robert Wood Johnson Medical School, di Piscataway (USA) in uno studio sulla rivista scientifica Jama Neurology .


L'ESPERIMENTO. Gli studiosi hanno analizzato la storia clinica di 86 pazienti con Alzheimer confrontandoli con 79 persone sane ed è emerso che i primi hanno nel sangue livelli quasi 4 volte superiori di Dde. E non solo: nei pazienti nei quali i livelli di DDE sono particolarmente alti, il rischio di Alzheimer passa da 1 a 4.


Così, finiti già sul tavolo degli imputati perché colpevoli di aumentare anche il rischio di ammalarsi di Parkinson , i pesticidi potrebbero avere un ruolo tristemente determinante anche nella formazione del morbo di Alzheimer. "Questo è uno dei primi studi che identifica un forte fattore di rischio ambientale per l'Alzheimer", afferma il co-autore Allan Levey, direttore dell'Emory Alzheimer's Disease Research Center e a capo della Neurologia dell'Emory University School of Medicine – "L'entità di questa possibile correlazione è notevole: paragonabile al 'peso' del principale fattore di rischio genetico".


Inoltre, gli scienziati americani hanno anche scoperto che alte concentrazioni di DDT o del suo metabolita DDE, a cui erano esposte cellule neurali in coltura, incrementavano i livelli della proteina precursore della beta-amiloide, il componente principale delle placche ritrovate nei cervelli dei pazienti affetti da Alzheimer.


Il DDT e i suoi metaboliti primari, il DDE e il DDD, sono sostanze di sintesi. Il DDT fu rilasciato nell'ambiente come pesticida ma è stato vietato negli USA prima e in Europa poi nella stragrande maggioranza degli usi all'inizio degli anni '70. Nell'Ue l'uso del prodotto è vietato dal 1986, mentre continua a essere usato per il controllo dei vettori soprattutto nelle zone colpite dalla malaria endemica. Il DDT è una delle sostanze incluse nella convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti (POP) e nel protocollo sui POP della convenzione sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza della Commissione economica delle Nazioni Unite per l'Europa. Il DDT si diffonde nell'atmosfera a causa della nebulizzazione effettuata nelle aree del mondo in cui ancora è utilizzato.


Insomma, "siamo ancora esposti a queste sostanze chimiche – precisa Jason Richardson – sia perché si mangiano prodotti provenienti da altri Paesi, sia perché il Dde persiste a lungo nell'ambiente" e potrebbe "immagazzinarsi" con l'avanzare dell'età.


Germana Carillo


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lunedì 27 gennaio 2014

domenica 26 gennaio 2014

Sabato *1 febbraio* 2014 *RadioYogaNetwork*...

















Sabato *1 febbraio* 2014


*RadioYogaNetwork* AM1503KHz

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*Interviste e letture*


*Renzo Samaritani*


e, in collegamento telefonico:


*Lolita Timofeeva*

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dalle 12 alle 12:30






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venerdì 24 gennaio 2014

Italiani popolo di...donatori di sangue

L'80% della popolazione idonea in Italia dona il sangue periodicamente e con costanza, "consentendo così maggiore sicurezza al paziente che riceverà la trasfusione e favorendo, nel volontario, l'assunzione di un stile di vita sano e consapevole che ottimizza il funzionamento di tutto il sistema di raccolta", afferma Vincenzo Saturni, presidente nazionale dell'Associazione Volontari Sangue.


I DATI. Sono più di 256mila le persone donatrici di sangue – definite dalla legge come veri e propri operatori sanitari – e la Lombardia è la regione italiana con il più alto numero di donatori.

Ma, in relazione al rapporto tra la popolazione residente e il numero di volontari, il titolo di regione più "generosa" d'Italia spetta alla Basilicata, con il 5,84% di donatori, seguita dall'Umbria (5,44%) e dall'Emilia Romagna (5,43%).


In generale, nel 2012, le donazioni sono state poco più di 3 milioni, in crescita dello 0,19% rispetto all'anno precedente e di oltre il 5% rispetto al 2009. La fascia d'età che "più dona" è quella compresa tra i 36 e i 45 anni, che rappresenta il 27% del totale dei donatori, subito seguita dalla fascia 46-55 (23%). Meno attivi i giovani sotto i 25 anni (13%). A donare sono più gli uomini, che rappresentano il 67% del totale e che – a differenza delle donne in età fertile – possono donare fino a quattro volte l'anno (le donne fino a due).


I CENTRI DI TRASFUSIONE. Un tassello è però ancora da mettere a posto nella rosea condizione riguardante la donazione del sangue in Italia. Molti dei centri di trasfusione sangue devono ancora accreditarsi rispetto ai parametri chiesti dall'Unione Europea, che prevedono il rispetto di una serie di caratteristiche e requisiti di sicurezza e qualità. Come spiega Giuliano Grazzini, direttore del Centro Nazionale Sangue: "Le regioni del Sud e in particolare quelle in piano di rientro procedono lentamente. L'obiettivo, da raggiungere entro dicembre 2014, vede Lazio e Campania ancora ai blocchi di partenza". I sistemi sanitari differenti da regione a regione non giovano ed è così che in Friuli Venezia Giulia, in Veneto, in Valle d'Aosta e in Liguria tutti i centri sono già accreditati secondo standard europei, presto lo saranno anche quelli di Emilia Romagna e Toscana. Mentre ancora ci vuole del tempo per il resto delle regioni italiane.


Chi può donare. Per iniziare a donare sangue bisogna avere almeno 18 anni e massimo 60, bisogna pesare più di 50 kg ed essere in buone condizioni di salute. Per le donazioni di sangue intero occorre non avere superato i 65 anni di età; per le donazioni di plasma e piastrine il limite è di 60 anni di età, salvo diversa indicazione medica.


Chi intende diventare donatore di sangue, deve recarsi presso una sede o un centro di raccolta Avis o un Servizio trasfusionale dell'ospedale della propria città.


Germana Carillo






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Gallipoli, una nave carica di amianto minaccia il Salento?

La realtà è che lì, tra Galatone e Nardò, nel pieno del magnifico Salento, in Puglia, esiste sì una discarica per inerti e rifiuti speciali non pericolosi che può anche fungere da discarica "monomateriale di rifiuti non pericolosi per smaltimento di materiali da costruzione contenenti amianto eccedenti le 10 tonnellate", come previsto da un Decreto del ministero dell'ambiente del 2010.


Ed è così che in queste ore oggetto di un'autentica polemica sono diventate TOT tonnellate di terreno contenente "piccoli frammenti di eternit", che proviene da un intervento di bonifica ambientale effettuato in Sicilia, e incapsulato in sacchi ermetici "bigbags".


La "Rei - Recupero ecologico inerti srl" con sede a Lecce, la società proprietaria dell'impianto che si trova in contrada Vignali-Castellino, a Galatone, avrebbe ricevuto, da parte della ditta che sta effettuando la bonifica , una richiesta di disponibilità ad accettare e smaltire a norma di legge quei materiali. E' per questo che la stessa società avrebbe depositato all'Agenzia Marittima locale un'istanza per richiedere alle autorità competenti i pareri e le autorizzazione necessarie ad "un eventuale trasporto di tali rifiuti a mezzo nave con approdo al porto di Gallipoli".


"In seguito ad un contatto telefonico con la Capitaneria di Porto di Gallipoli ho accertato che a questa mattina non esiste una richiesta di approdo, che peraltro viene fatta mediamente all'autorità marittima entro le 24/36 ore precedenti all'arrivo della nave, di navi con carico di inerti contaminati da amianto", le parole dell'Assessore alla Qualità dell'Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro.


salento


Nulla di definito e deciso, quindi. O almeno così pare. Ma proteste e malumori da parte degli ambientalisti e di alcune forze politiche non sono mancati.


In una nota congiunta, il Pd di Galatone e il movimento "Insieme per Galatone" chiedono alle istituzioni di scongiurare un "disastro ambientale annunciato" prima che la nave attracchi al porto di Gallipoli. Anche il presidente di "Italia Destati", Sandro Quintana, sostiene che "Gallipoli non può essere terra d'approdo di materiali pericolosi per l'ambiente e la salute dei cittadini" perché così si metterebbe a rischio anche il carattere puramente turistico della zona.


Intanto, gli uffici competenti della provincia di Lecce garantiscono verifiche e controlli sia sul sito che in relazione al "conferimento per tranquillità di tutti ed a tutela della salute dei cittadini e della matrice ambientale".


Insomma, la "patata bollente", ovviamente desta preoccupazioni e polemiche non da poco. E che le tonnellate siano 5mila o 25mila poco cambia. In base alle attuali conoscenze scientifiche riguardo ai danni causati alla salute dall'inalazione di fibre di amianto, infatti, non esiste alcun livello minimo di soglia al di sotto del quale vi sia sicurezza: la massima concentrazione accettabile di fibre deve essere pari a zero (Aea - Associazione esposti amianto).


Germana Carillo


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Il tumore più antico del mondo: colpisce i cani da 11mila anni (VIDEO)

Questo tipo di neoplasia, che provoca grottesche escrescenze tumorali nei cani di tutto il mondo, si è manifestato la prima volta in un esemplare vissuto circa 11.000 anni fa e da allora è arrivato fino ai giorni nostri, sopravvivendo alla morte del cane grazie al trasferimento delle cellule tumorali ad altri cani durante l'accoppiamento.


Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista Science, il genoma di questa malattia vecchia 11mila anni trasporta circa due milioni di mutazioni geniche, molte di più di quelle che si trovano nella maggior parte dei cancri dell'uomo, la maggior parte delle quali ha tra le 1.000 e le 5.000 mutazioni. Il team dei ricercatori del Wellcome Trust Sanger Institute e della University of Cambridge ha utilizzato proprio una di queste mutazioni, nota per accumularsi costantemente nel tempo come un "orologio molecolare", per stimare l'incredibile età di questo tumore.


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"Il genoma di questo cancro straordinariamente longevo dimostra che, nelle giuste condizioni, i tumori possono continuare a sopravvivere per più di 10.000 anni, nonostante l'accumulo di milioni di mutazioni", spiega Elizabeth Murchison, primo autore dello studio. L'analisi di queste varianti genetiche ha anche rivelato che il primo cane in cui la malattia si è generata probabilmente assomigliava a un Alaskan Malamute o Husky. Aveva un manto a pelo corto di colore grigio-marrone o nero.


La sequenza genetica non ha potuto determinare se era un maschio o una femmina, ma ha indicato che si trattava di un incrocio. "Non sappiamo perché questo particolare individuo ha dato il via a un cancro trasmissibile, ma è affascinante guardare indietro nel tempo e ricostruire l'identità di questo antico cane il cui genoma è ancora vivo oggi nelle cellule del cancro che ha generato ", conclude la dottoressa Murchison. Il genoma di questa neoplasia aiuterà a capire meglio i processi che consentono al cancro di diventare trasmissibile.


Roberta Ragni


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giovedì 23 gennaio 2014

La vita sulla Terra, per definizione, è di tipo organico, cioè...





La vita sulla Terra, per definizione, è di tipo organico, cioè basata sul carbonio. Una particolarità del carbonio è la capacità di formare catene di atomi di varia lunghezza, anche cicliche. Tali catene sono alla base degli idrocarburi e di tutti composti organici. Il carbonio è una componente vitale di tutti i sistemi viventi conosciuti e senza di esso la vita come la conosciamo non esisterebbe. Eppure, alcuni astronomi cominciano a credere che nell’universo, dove potenzialmente nulla è impossibile, possano essersi sviluppate forme di vita inorganiche, cioè basata su una chimica non legata all’atomo del carbonio. La base proposta più comune è il silicio, in quanto questo elemento possiede alcune proprietà chimiche simili a quelle del carbonio. Fino al 1998 sono state identificate varie molecole nello spazio interstellare, 84 delle quali sono basate sul carbonio e 8 sul silicio. È possibile che composti al silicio possano essere biologicamente stabili in certe condizioni ambientali esotiche, o in congiunzione col carbonio o in un ruolo meno direttamente analogo. Nel 1959, il celebre astronomo e cosmologo di Cambridge Fred Hoyle, pubblicò un affascinante racconto di fantascienza chiamato La Nuvola Nera, una lettura obbligatoria per tutti gli appassionati della fantascienza hard. Nel suo racconto, Hoyle immagina gli eventi che seguono la scoperta da parte di alcuni scienziati di una gigantesca nuvola polvere interstellare che si muove all’interno del Sistema Solare, la quale minaccia di distruggere la quasi totalità della vita sulla Terra, oscurando le radiazioni del Sole. Ad un esame più attento, gli esami scoprono che ma mastodontica nebulosa oscura è in realtà un superorganismo, esponenzialmente più intelligente degli esseri umani, nel quale le singole particelle interagiscono tramite segnalazioni elettromagnetiche simili all’interazione delle singole cellule di una forma di vita multicellulare terrestre. Si tratta di una lettura intrigante ed appassionante, se non altro per il fatto che siamo di fronte allo scritto, se pur di fantasia, di uno dei padri della cosmologia contemporanea. Per certi aspetti, il racconto di Hoyle si può intendere come una sorta di “romanzo scientifico”, ossia la descrizione di una teoria scientifica nella forma letteraria di un romanzo. (via FORME DI VITA EXTRATERRESTRE AL SILICIO E ALIENI AL PLASMA: ALCUNE IPOTESI SULLA ‘VITA INORGANICA’ - ALTRO GIORNALE)






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Spettacolare creatura trasparente trovata in nuova Zelanda. E' una salpida (VIDEO)



"Ho continuato a guardare pensando: 'che cosa è questa cosa?'. Sarà stata delle dimensioni di una lattina, veniva molto lentamente verso di me, a pelo d'acqua", racconta Stewart Fraser. Anche se titubante in un primo momento a causa del suo aspetto bizzarro, ha deciso di portarla per un attimo a bordo e scattare alcune foto.


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L'animale è stato poi identificato come salpe, o salpida, un essere dell'ordine dei Tagliacei dalla struttura trasparente e gelatinosa, dotato di fasce muscolari primitive (emimiali). Si tratta di organismi planctonici e filtratori, che nel corso della loro evoluzione hanno perso la corda e sviluppato un apparato digerente di forma tubulare.


Hanno un complesso ciclo vitale. Nella fase di vita solitaria, conosciuta come oozoide, è un animale singolo che si riproduce asessualmente, creando una catena di centinaia di individui. Sarebbe proprio il caso dell'individuo solitario trovato in Nuva Zelanda.


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La catena, invece, costituisce la fase aggregata del ciclo, conosciuta come blastozoide. Gli individui rimangono attaccati tra loro, formando lunghe catene luminose per nuotare e alimentarsi come gruppo. Ma ciascuno cresce e si riproduce sessualmente. In ogni caso, osservare questa creatura trasparente, sola o in gruppo, è piuttosto raro.


Roberta Ragni


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Nuova specie di delfino di fiume scoperta in Amazzonia

Nel loro studio, pubblicato sulla rivista Plos One, i ricercatori sostengono che si sia separata dalle altre sudamericane due milioni di anni fa. Si stima che ci siano circa 1.000 individui, che vivono in questo affluente del Rio delle Amazzoni, lungo oltre 2600 chilometri.


"E 'molto simile alle altre - spiega l'autore, il dottor Tomas Hrbek, della Federal University of Amazonas -. E' stato qualcosa di molto inaspettato, si trova in una zona dove la gente lo vede sempre, è un grande mammifero, il fatto è che nessuno deve aver osservato bene. È molto emozionante".


Gli scienziati dicono che ci sono alcune differenze nel numero dei denti e sospettano che la specie del fiume Araguaia sia più piccola, ma la maggior parte degli indizi sono stati trovati nei geni. Analizzando campioni di Dna da decine di delfini in entrambi i fiumi, il team ha concluso che la creatura che popola il fiume Araguaia è davvero una nuova specie. Non c'è condivisione di lignaggio. Lo dice il Dna mitocondriale.


I delfini di fiume sono tra le creature più rare del mondo. Ma anche tra quelle più a rischio di estinzione, colpite da perdita di habitat, incidenti con imbarcazioni e caccia indiscriminata. Secondo lo IUCN, ci sono solo quattro specie conosciute e tre di loro sono sulla lista rossa perché criticamente in pericolo. Anche la nuova specie, a causa delle minacce che deve affrontare, dovrebbe essere classificata come vulnerabile nella Lista Rossa, dicono gli autori.


Questi delfini sono solo lontani parenti dei loro cugini di mare: tendono ad avere lunghi becchi che consentono la caccia di pesci nel fango sul fondo dei fiumi. Una delle specie più conosciute, il Baiji, o delfino del fiume Yangtze, è stato creduto estinto nel 2006, per poi essere riavvistato nel 2007.


Roberta Ragni


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mercoledì 22 gennaio 2014

Cani nei cimiteri: Genova pensa di consentire l'accesso



"Genova dovrebbe seguire l'esempio, estendendo il permesso già esistente per i cani per i non vedenti anche agli altri cani", dice Paolo Pietro Repetto (Udc), firmatario dell'interrogazione fatta nella ricorrenza del 2 novembre, ora riproposta. L'assessore Legalità e Diritti, Elena Fiorini, si dice possibilista.


"Stiamo seguendo con attenzione un esperimento in Toscana, dove sono ammessi i cani nei cimiteri con guinzaglio e museruola. Condividerò con il consigliere i risultati di tale esperimento", ha annunciato in consiglio. Non è ancora una decisione presa, insomma, ma la strada è aperta.


In ogni caso, secondo la Fiorini, bisognerà prendere alcuni accorgimenti: "da un lato bisogna tenere conto del legame tra la persona e l'animale, dall'altro bisogna tenere conto delle esigenze tipiche della necropoli, esigenze di decoro, di meditazione e di concentrazione. Non tutti potrebbero gradire i cani, specialmente se, come è probabile, si mettessero ad abbaiare".


Se le amministrazioni aprissero le porte del camposanto anche per i quattro zampe, forse i cittadini ripagherebbero dimostrando responsabilità, senso civico e rispetto della quiete richiesta in quell'ambiente.


Roberta Ragni


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Test sugli animali: l'Ue deferira' l'Italia. La multa si evita rispettando l'articolo 13

Secondo quanto appreso dall'Ansa, la decisione è attesa a brevissimo termine, già entro oggi. In base alla proposta messa a punto dai servizi del commissario Ue all'ambiente Janez Potocnik, si prospetta una multa da oltre 150 mila euro al giorno, che scatterà dal momento della condanna.


Il nostro Paese, rivelano le informazioni raccolte a Bruxelles, è rimasto oggi l'unico a non aver ancora recepito la direttiva numero 63 approvata nel settembre del 2010, una norma sulla protezione degli animali utilizzati a scopi scientifici adottata dall'Unione dopo un iter durato anni.


Lo scorso giugno, l'esecutivo comunitario aveva lanciato un primo avvertimento alle autorità italiane, emettendo un cosiddetto 'parare motivato', ultimo stadio della procedura d'infrazione prima del deferimento alla Corte. La data limite per l'introduzione nel diritto nazionale della norma era fissata per il novembre del 2012, mentre il primo gennaio 2013 è scaduto il termine ultimo per la sua applicazione.


Il testo del nostro decreto legislativo destinato a recepire la direttiva europea, dopo essere passato dalla Camera, è ora fermo al Senato. Per molti media, è colpa dello scontro apertosi tra chi, con in testa Michela Brambilla, ritiene insufficienti le tutele previste per gli animali e coloro che sottolineano la necessità di poter utilizzare delle cavie per testare farmaci.


Ma la Lav risponde: il ritardo non dipende dagli animalisti o dal legittimo dibattito politico, ma è riconducibile alle pressioni esercitate dalla lobby vivisettoria per modificare l'art. 13 della Legge di Delegazione UE n.96 del 2013, che limita alcuni tipi di esperimenti su animali, rende obbligatorio l'utilizzo dell'anestesia e concreto il sostegno ai metodi sostitutivi (che non fanno uso di animali) di ricerca.


"Su questa materia abbiamo chiesto di fare "presto e bene", per questo torniamo a sollecitare - ancora una volta, dopo giorni e giorni di presidio davanti al Ministero della Salute e altre iniziative - il Governo a modificare lo Schema di Decreto Legislativo in modo che sia conforme a questi principi di recepimento già approvati, pena la violazione della nostra Costituzione (art. 76)", conclude l'associazione.


Roberta Ragni


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martedì 21 gennaio 2014

Fahrradlofts: a Berlino il condominio a misura di bicicletta

Impossibile? No, è assolutamente vero. Tutto nasce quando, ispirandosi al progetto per parcheggiare le auto "in casa" Carlofts, una cooperativa di cittadini decise di acquistare un terreno tra Leopold Street e Lückstraße. L'obiettivo era quello di realizzare una struttura eco-sostenibile per amanti della natura e della biciletta. Alla base di tutto, c'è un approccio fondamentale al vivere ecologico , condiviso tra tutti i futuri residenti.


condominio bici


Per questo è prevista la presenza di un ampio ascensore, che consentirà di accedere a un balcone su cui parcheggiare tutte le bici. Verranno realizzati due palazzi, per un totale di 43 abitazioni. L'edificio a nord avrà sette piani, quello a sud sei. Tra le due strutture, si estenderà un giardino comune di 2000 metri quadrati.


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Gli azionisti del progetto sono per lo più giovani famiglie, alla ricerca di un'alternativa, anche per fuggire ai canoni di locazione in aumento nei loro attuali luoghi di residenza. Si incontrano una volta al mese per discutere dei dettagli e conoscersi meglio, come in ogni comunità in cui si ha cuore il prossimo. Ora hanno pensato al grande giardino, dove ci sarà spazio a sufficienza per coltivare e fare grigliate all'aperto.


Quando diventerà realtà? La domanda di costruzione è stata presentata nel mese e il via dei lavori è previsto per il prossimo febbraio. Se i tempi verranno rispettati, i nuovi residenti potranno trasferirsi già nell'estate del 2015, anno in cui in Italia probabilmente staremo ancora lottando per una misera rastrelliera nei cortili di molti dei nostri condomini.


Roberta Ragni


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Cannabis per uso terapeutico: il sì della Regione Puglia

Si tratta di un'iniziativa legislativa a firma del capogruppo di Sel, Michele Losappio, con la quale la Puglia si allinea ad altre Regioni italiane e soprattutto al percorso nazionale sancito da una legge del governo Monti (n.38 del 2010) che ha inserito l'uso di alcuni derivati naturali o di sintesi dei cannabinoidi nella "terapia del dolore" sui pazienti affetti da patologia cronica o da malattia terminale, come cura palliativa del dolore e di altre forme di disabilità fisica e mentale.


Composta da 7 articoli, la legge andrà ora al giudizio dell'Aula e mira a disciplinare l'uso dei farmaci cannabinoidi a partire dal piano terapeutico predisposto dal medico specialista del SSR. Trattamento che sarà possibile effettuare sia negli ospedali pubblici o privati accreditati (compreso day Hospital e ambulatori) sia a casa, con l'aiuto di operatori sanitari qualificati.


L'iniziativa di Sel si collega alla sperimentazione avviata dalla Giunta regionale con la delibera n. 398 del 9 febbraio 2010 in sintonia con quanto deliberato da altre Regioni come Lombardia, Toscana, Veneto, Liguria, Piemonte, Emilia e Romagna, Lazio, Abruzzo.


Nel febbraio del 2010 la giunta regionale pugliese intervenne con una delibera nel percorso definito dal ministero della Salute, consentendo la pratica sperimentale nel presidio ospedaliero di Casarano, in provincia di Lecce, "con ampi risultati e riconoscimenti al punto da diventare un polo di attrazione nazionale", afferma Losappio.

Losappio ha inoltre raccolto in commissione le cinque firme necessarie per consentire alla proposta di legge una corsia privilegiata di accesso alla discussione in aula.


RETE ASSISTENZIALE. Ben accolta la proposta di legge di SEL da parte del Gruppo PDL-FI, ma un problema c'è ancora da risolvere. "Si parta pure con la proposta di legge di SEL – chiarisce il presidente del Gruppo consiliare del PdL-FI, Ignazio Zullo – ma il punto di arrivo deve essere la promozione, lo sviluppo e il coordinamento degli interventi regionali nell'ambito della rete di cure palliative e della rete di terapia del dolore in modo tale da garantire l'assistenza palliativa e la terapia del dolore in modo integrato, globale ed omogeneo e a pari livelli di qualità in tutto il territorio regionale".


Zullo lamenta la mancanza di adeguate strutture residenziali di cure palliative (hospice), insufficienti in Puglia rispetto al fabbisogno.


"Per il Gruppo PDL-FI – conclude il presidente Zullo – è quindi di primaria importanza la creazione di una reale rete assistenziale nella patologia neoplastica nella quale i singoli nodi (hospice, assistenza domiciliare, ospedale) siano adeguatamente sviluppati e soprattutto possano colloquiare tra loro grazie ad una regia centralizzata a livello regionale perché il dolore è tra tutti i sintomi quello che più mina l'integrità fisica e psichica del paziente e maggiormente angoscia e preoccupa i familiari, con un notevole impatto sulla qualità della vita e rappresenta uno dei principali problemi sanitari in quanto interessa tutte le età, incide sulla qualità della vita delle persone e, in particolare nella forma cronica, si stima che abbia un'incidenza nella popolazione di circa il 25-30%".


Germana Carillo


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Xander, il cane cieco che conforta i bimbi vittime di abusi (FOTO)

Cieco e in difficoltà, fu abbandonato a 10 mesi di età dalla sua prima famiglia umana al Rifugio Klamath Animal Shelter. Fortunatamente Marcie e Rodney videro in lui del potenziale. Lo adottarono, coccolandolo ed educandolo, fino a farlo diventare un cane certificato per la pet therapy.


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Così, nonostante la cecità, da due anni a questa parte passa le sue giornate a confortare bambini vittime di abusi e le donne che hanno subito violenze coniugali. "E' stato un grande giorno per me quando ho superato il test di Pet Partners Therapy Dog e sono diventato un cane certificato per la terapia con animali", "scrive" Xander stesso sul suo sito web, Meet Xander.


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"Sono l'unico membro a quattro zampe dell'Hospital Guilde e sono sempre pronto quando mi chiamano per le visite! Mi piace passare il tempo con qualcuno che ha bisogno di compagnia e conforto o con chi può sentirsi solo. Posso aiutare anche aiutare i bambini spaventati dai cani a superare la loro paura, e spesso accompagno il gruppo Hands and Words are Not for Hurting® nei programmi scolastici e nelle gite", continua il dolce pelosetto.


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Secondo la pagina Facebook dedicata a questo carlino , che ha ricevuto anche un riconoscimento nazionale per aver portato l'empatia e la felicità nella vita delle persone in difficoltà, la sua missione è quella di "fermare la violenza ... conferterà bambini e adulti fino a quel giorno".


Roberta Ragni


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lunedì 20 gennaio 2014

Shahtoosh, la lana del Pakistan che minaccia l’antilope tibetana



Questo tipo di filato, che può essere ricavato solamente uccidendo l'animale, affolla ancora oggi negozi e mercati di Islamabad, in Pakistan, anche se il suo commercio è illegale. Alle donne medio-orientali, infatti, piacciono molto gli scialli Shahtoosh, status symbol per le élite più ricche, che vengono realizzati da artigiani altamente qualificati del Kashmir.


Poco importa che lavorarli o indossarli sia un reato punibile, in India come in Pakistan. Il commercio internazionale dell'antilope tibetana è vietato anche ai sensi della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES), di cui il Pakistan è firmatario. Nonostante controlli e dispositivi normativi, durante i mesi invernali gli scialli marrone-beige sono indossati da uomini e donne e drappeggiano molti sari e salwar kameez ai matrimoni sontuosi e alle cene in luoghi esclusivi.


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"La maggior parte dei nostri clienti sono pakistani, non stranieri. Apprezzano il vero valore di questi scialli", spiega un negoziante, che mostra con orgoglio un raro shahtoosh color bianco crema, in vendita per 4.000 dollari. I prodotti, essendo illegali, non sono esposti. Vengono tirati fuori solo per "compratori seri", che sono spesso le madri benestanti desiderose di acquistare questi scialli delicati per la dote della figlia.


antilope tibetana cucciolo


Nuzhat Saadia Siddiqi, ambientalista e attivista, commenta : "il fattore di prestigio può essere elevato con lo shahtoosh, ma è un falso prestigio, che si regge sulle carcasse di animali morti. Chiunque indossa, acquista, vende o regala scialli shahtoosh dovrebbe vergognarsi ". La domanda ha già spinto l'antilope sull'orlo dell'estinzione, la cui popolazione è diminuita di oltre il 50% negli ultimi 20 anni.


Roberta Ragni


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Jim Morris, body builder vegano: 78 anni, tutto muscoli e zero crudelta' (VIDEO)



Lo dimostra con il suo fisico invidiabile il body builder Jim Morris, che ora ha 78 anni, diventato vegetariano a 50 anni e vegano a 65. Scelto come testimonial per una nuova campagna della Peta (è il più anziano volto prestato alla "causa") l' ex culturista, gay e vegano, conferma di dover ringraziare la dieta priva di derivati animali per essere ancora vivo e in splendida forma.


"Io non sarei qui e non sarei in questa condizione se avessi continuato a mangiare come facevo", dice in un video, in cui parla con disprezzo del latte e sottolinea l'utilità di frutta, legumi e cereali che ingerisce ogni giorno. La sua salute è migliorata dopo il ritiro dal bodybuilding competitivo nel 1985, diventando vegetariana prima e, più tardi, vegan.


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"Le proteine nei prodotti di origine animale sono cariche di grassi e sostanze chimiche e ogni sorta di roba dannosa per la salute. Quando gareggiavo mandavo giù tutto quel genere di cose e ho avuto un sacco di problemi digestivi. Ero costipato e gonfio e mi sentivo male per tutto il tempo", continua Morris.


Ora, invece, si sente bene come non mai, e pensa che tutti coloro che consumano carni e prodotti lattiero-caseari possano provare a la stessa sensazione di benessere psichico e fisico. "Il latte è per i cuccioli. Gli esseri umani, per quanto ne so, sono le uniche creature che continuano a bere il latte anche una volta che sono stati svezzati. Penso che molte persone non si rendano conto di quanto si sentirebbero meglio se smettessero di bere latte e di consumare tutti i prodotti animali".


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In effetti, come dargli torto: le persone che diventano vegan non solo aiutano la propria salute, ma riducono drasticamente le emissioni di carbonio e salvano gli animali da immense sofferenze negli allevamenti intensivi e nei macelli.


Roberta Ragni


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Maltempo: in Liguria un morto e a Modena si cerca un disperso

L'allarme maltempo nel nord e centro Italia non dà tregua tra esondazioni di corsi d'acqua e smottamenti, frane e allagamenti, strade interrotte e paesi isolati. Una forte perturbazione flagella da ore proprio e soprattutto la Liguria, ma secondo la Protezione Civile piogge e forti venti si sposteranno presto verso il Meridione e le isole.


Il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, ha chiesto lo stato di emergenza per le regioni colpite. In Emilia Romagna, a Bastiglia, vicino Modena, sono in corso le ricerche di un uomo disperso nelle acque di un canale, mentre sono state una cinquantina le persone tratte in salvo ieri dall'elicottero dei vigili del fuoco del nucleo di Bologna.


LIGURIA. Le località più interessate dai movimenti franosi sono quelle di Sanremo, Montalto Ligure, Carpasio, Castelvittorio, Pigna e Montegrazie. Le operazioni interessano anche la città di Genova e la provincia di Savona. 110 gli interventi compiuti dall'inizio dell'emergenza, in particolare nei comuni di Albenga, Vezzi Portio e Finale Ligure.


TOSCANA. In Versilia serre allagate, oliveti franati, terreni completamente sommersi, canali e corsi d'acqua esondati e pesanti disagi per l'agricoltura e l'orticoltura. I vigili del fuoco sono così impegnati in alcuni comuni della provincia di Lucca e a Viareggio, a Massarosa, a Camaiore, a Pietrasanta e a Serravezza con 100 interventi effettuati. E poi i vigili sono presenti anche nella provincia di Pisa con 35 interventi finora per allagamenti e alberi pericolanti. La ciliegina sulla torta, se si considera che la Toscana è una regione dove 280 comuni, pari al 98% del totale, è a rischio frane e alluvioni e dove 10 dei 7 capoluoghi - Firenze, Livorno, Lucca, Massa, Pisa, Prato e Pistoia - hanno addirittura il 100% dei comuni a rischio.


FIUME PO. Secondo i dati di Coldiretti, il Po sarebbe salito di due metri in 24 ore "per effetto delle intense precipitazioni". Il monitoraggio è stato effettuato a Pontelagoscuro ieri sera 19 gennaio.


Il bollettino riporta intere aziende finite sott'acqua, coltivazioni di frutta e verdura distrutte, piante di olivo travolte dalle frane. Siamo di fronte – affermano da Coldiretti – ai drammatici effetti dei cambiamenti climatici ma anche a un modello di sviluppo sbagliato ha tagliato del 15% le campagne e fatto perdere negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata. Ogni giorno – conclude la Coldiretti – viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari) che vengono abbandonati o occupati dal cemento.


Germana Carillo


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Volontariato: dedicarsi agli altri è un ottimo rimedio per la salute

I ricercatori dell’università di Exeter in Inghilterra, guidati da Suzanne Richards, hanno analizzato 40 studi sull'argomento arrivando alla conclusione che dedicare un po’ del proprio tempo agli altri fa bene alla salute, in questo modo infatti non solo si è più soddisfatti di se stessi e si avverte una maggiore sensazione di benessere generale ma si riducono anche problematiche come depressione e ansia.


«Numerosi dati paiono deporre a favore di un effetto positivo del volontariato sulla salute, ma per lo più si tratta di evidenze narrative e nessuno aveva mai messo a confronto i dati degli studi sperimentali condotti sul tema. Noi abbiamo analizzato tutti assieme i risultati di ricerche sperimentali e di studi longitudinali di coorte, durati molto a lungo», ha spiegato Richards.


Certamente la sorpresa più grande è stata che tra coloro che svolgono volontariato si evidenziava un aumento della longevità del 20%, anche se su questo punto sarebbero necessari ulteriori approfondimenti per capire quanto realmente far del bene agli altri possa essere d’aiuto per vivere non solo meglio ma anche più a lungo.


Sul perché il volontariato faccia bene non solo a chi lo riceve ma anche a chi lo fa, non ci sono dati certi. C’è chi dice che i benefici derivino dal fatto che le persone sono molto attive e in genere trascorrano più tempo all’aria aperta, chi invece è convinto che aiutare gli altri sia così tanto appagante a livello psicologico da far sì che questo si ripercuota su sistema immunitario e metabolismo.


Qualsiasi sia il motivo: il volontariato è “un’iniezione di benessere” come sottolinea la Richards. Trovate allora un po’ di tempo da dedicare gli altri, la vostra salute vi ringrazierà!


Francesca Biagioli


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venerdì 17 gennaio 2014

giovedì 16 gennaio 2014

L'Hachiko boliviano: il cane che da cinque anni piange il suo padrone

"Sono circa cinque anni che è morto in un incidente motociclistico. Il cane veniva sempre sul retro e ha soggiornato qui da allora", racconta all'agenzia Efe Román Bilbao Luján, il proprietario di un negozio situato a qualche metro di distanza dal triste luogo in cui "Hachi" ha perso il padrone, un giovane studente.


Ogni giorno il ragazzo percorreva il viale con la sua moto, mentre il cane lo seguiva, finché un giorno è stato colpito da un taxi ed è morto durante il trasferimento in ospedale. Da allora "Hachi" abita qui. Ogni giorno cammina da un angolo all'altro della strada. Ogni volta che passa una moto abbaia furiosamente. E poi torna sempre sul punto in cui il proprietario è deceduto.


Il suo comportamento ha ovviamente colpito dritto dritto al cuore le persone del quartiere. Sono in molti ad accudirlo, sfamandolo e coccolandolo. Qualcuno ha cercato anche di prenderlo, come la famiglia del defunto, che lo ha portato a casa, dall'altra parte della città.


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Ma, a quanto pare, la nostalgia di "Hachi" è talmente grande che ogni volta è sempre riuscito a fuggire. Sente il bisogno di tornare in quell'angolo, dove forse spera di vedere di nuovo passare il suo amico umano in moto, proprio come ai vecchi tempi. Ricordatevi di lui la prossima volta che esclamerete "è solo un cane". Come sarebbe il mondo se tutte le persone avessero il cuore di questo "semplice" cane?


Roberta Ragni


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Avorio illegale: ecco come l'Ue proteggera' rinoceronti ed elefanti

"Se non adotteremo misure radicali molto rapidamente per fermare queste pratiche illegali, presto non ci sarà più nemmeno uno di questi iconici animali selvatici sulla terra. Dobbiamo trattare questa strage come una criminalità organizzata, alla stregua del commercio illegale di droga" , ha detto l'olandese Gerben -Jan Gerbrandy, che ha chiesto un'interrogazione orale sulla questione alla Commissione europea e ha redatto la risoluzione.


I crimine sulla fauna selvatica, infatti, sono la quarta attività illegale al mondo, dopo il traffico di droga, la contraffazione e la tratta di esseri umani, con un fatturato annuo di almeno 19 miliardi di dollari. L'Unione europea è un mercato significativo e una via di transito per il commercio illegale delle corna di rinoceronte, dell'avorio e di altri animali e piante in via di estinzione. Ciò la pone in una posizione privilegiata per fermare questo commercio.


Ma, poiché si tratta di un'attività globale e la domanda è in crescita soprattutto nel sud est asiatico, è fondamentale anche fare pressione sugli altri Paesi. Come? Ad esempio, sollevando il problema negli scambi politici, commerciali e nelle relazioni bilaterali dell'UE con i paesi chiave, tra cui il Vietnam, la Tailandia e la Cina (che proprio pochi giorni fa ha effettuato la più grande distruzione di avorio mai registrata nel Paese ).


"Le corna di rinoceronte sono più costose della cocaina e dell'oro, ma, allo stesso tempo, è facile contrabbandarle, il rischio di essere presi è molto basso e le sanzioni, se imposte, spesso non sono sufficienti per agire come deterrente", aggiunge il Commissario Janez Potočnik, annunciando che la Commissione europea darà il via a una consultazione pubblica sulla questione il mese prossimo.


Per consultare il testo adottato clicca qui e vai su 15-01-2014


Roberta Ragni


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Le piante hanno memoria: apprendono e ricordano tutte le informazioni

Lo dimostra una ricerca condotta presso il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale - Linv dell'Università di Firenze , in collaborazione con l'University of Western Australia .


Oggetto di osservazione è stata tra tutte la Mimosa pudica, che gli esperti hanno sottoposto a stimoli di varia natura. La sua caratteristica è formidabile: la Mimosa pudica, infatti, è capace di chiudere le sue foglioline o afflosciare i suoi rametti se sfiorata (da qui il nome "pudica").


"La sua reazione immediata e visibile ci ha permesso di studiare le risposte a vari tipi di sollecitazioni, sia pericolose, come il contatto con un insetto, che inoffensive", ha spiegato Stefano Mancuso, associato di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree del Dipartimento di Scienze delle produzioni agroalimentari e dell'ambiente dell'università di Firenze.


L'esperimento. "Abbiamo addestrato le piante a ignorare uno stimolo non pericoloso, la caduta del vaso in cui sono coltivate da un'altezza di 15 centimetri, ripetendo l'esperienza. Dopo alcune ripetizioni - ha spiegato Mancuso - le piante di mimosa non hanno più chiuso le foglie, risparmiando tra l'altro energia".


Le piante sono state poi allevate in due gruppi separati, con disponibilità di luce diverse, e i ricercatori hanno verificato che quelle coltivate a livelli luminosi inferiori, e quindi con meno energia, apprendono più in fretta di quelle che ne hanno di più. Come se non volessero sprecare risorse. La cosa sorprendente è che le piante hanno mantenuto la memoria delle esperienze per oltre 40 giorni.


"Dobbiamo ancora capire come e dove i vegetali conservino queste informazioni e come facciano a richiamarle quando è necessario. Per farlo applicheremo ad altri tipi di piante, in particolare quelle carnivore, le tecniche utilizzate per studiare il comportamento degli animali", conclude Stefano Mancuso.


Che le piante posseggano empatia e sensibilità è ormai cosa accertata. Risentono dell'ambiente circostante e delle cure ad esse rivolte, risentono persino dei cambiamenti climatici e sono particolarmente reattive al tatto . Sanno sopravvivere insomma, ma cosa trarre da questa ulteriore ricerca? Conoscenze così approfondite del mondo vegetale e di tutti i suoi "umori", per esempio, potrebbero essere impiegate per migliorare la resa delle colture senza ricorrere a sostanze chimiche, "insegnando" alle piante stesse a riconoscere gli insetti pericolosi e quelli amici o a reagire da sole all'attacco di malattie fungine o virali.


E' il futuro dell'agroalimentare?


Germana Carillo


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Le piante parlano attraverso il suolo, e i messaggeri sono i funghi


Anche le piante vedono, sentono e annusano






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Tartine insalatine

Tartine insalatine:

Ingredienti:

pane veg morbido a fette (tipo pan bauletto)

maionese veg (250 ml di latte di soia, olio di mais, succo di limone, curcuma, sale e senape… tutto a occhio!)

insalata riccia

scarola

radicchio

carote


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martedì 14 gennaio 2014

Sperimentazione animale: la Lorenzin entra nel dibattito. E' un male necessario?



Sono queste le parole con cui il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin è entrata nel dibattito che vede contrapposti i pro S.A. e gli animalisti, in occasione del convegno "Sperimentazione animale, diritto alla conoscenza e alla salute", secondo incontro nell'ambito del ciclo "Scienza, Innovazione, Vita e Salute", in corso a Palazzo Giustiniani.


"Purtroppo la sperimentazione sugli animali è ancora indispensabile anche se ovviamente vogliamo dimostrare a tutti che viene effettuata solo quando necessaria e con rispetto per gli animali. I test su animali hanno avuto un ruolo di primo piano in numerosi e ben noti esperimenti. Il sacrificio di questi ultimi si è rivelato essenziale", continua la Lorenzin, che parla della vivisezione come di un male necessario in vista del raggiungimento del fine della salute delle persone.


La LAV commenta favorevolmente la parte riguardo all'obiettivo della sostituzione della vivisezione e lo sviluppo dei metodi alternativi. E torna sul problema dell'articolo 13, per cui da giorni presidia il Ministerio. "Naturale e pratica conseguenza di queste dichiarazioni del Ministro è la riscrittura dello Schema di Decreto Legislativo attualmente alle Camere che invece non rispetta i criteri dettati dall'articolo 13 della Legge di delegazione europea come giá certificato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato - ha dichiarato Gianluca Felicetti, presidente LAV - i minimi ma significativi cambiamenti che il Governo deve rispettare, pena la condanna per anticostituzionalitá, sono proprio in sintonia con alcuni dei principi espressi oggi dall'onorevole Lorenzin che ora deve dimostrare coerenza".


Inoltre, in una lettera aperta al Presidente del Senato e a tutti i Senatori della XII Commissione Igiene e Sanità, Michela Kuan, biologa, responsabile del nostro settore Vivisezione, spiega perché non ha partecipato al Convegno sulla sperimentazione animale al Senato: non è un campo neutro di confronto, non è un confronto alla pari.


"Per questo non parteciperò martedì 14 gennaio al convegno sulla sperimentazione animale formalmente promosso dalla Commissione Sanità del Senato ma, di fatto, gestito solo dalla Presidente De Biasi e dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, uniche due parlamentari previste nel programma. Ed è proprio strano che la richiesta di partecipazione sia giunta, come minimo irritualmente, proprio dal segretario di una senatrice a vita - indicando per l'accredito al convegno un indirizzo email di altra persona all'Università di Milano - e non dall'Ufficio di Presidenza della Commissione", denuncia la biologa.


La Kuan fa anche notare come, dei diciassette nomi citati nell'invito fra relatori e coordinatori delle sessioni, ben quattordici sono chiaramente a favore della sperimentazione sugli animali. In tutta risposta a un'iniziativa che, così concepita, "getta discredito sull'Istituzione del Senato e viene chiaramente realizzata per tentare di accreditare la sostanziale violazione dell'articolo 13 della Legge 96-2013 di delegazione europea", la Lav chiama ha chiamato a raccolta i più importanti nomi della ricerca scientifica senza animali.


Ecco perché è stato organizzato una sorta di contro-convegno, il giorno precedente a quello delSenato, per spiegare soprattutto a chi accusa il mondo anti-vivisezionista di essere superficiale, o privo di rigore scientifico, che i metodi sostitutivi esistono e sono efficaci e predittivi.


Tra gli altri, sono intervenuti Claude Reiss, fisico e biologo cellulare, tossicologo molecolare, per 35 anni direttore di ricerca al CNRS (centro nazionale di ricerca scientifica francese), Marcel Leist, Professore, Università di Konstanz- Germania, specialista in bio-medicina e tossicologia in vitro e direttore del CAAT-EU Center for Alternative to Animal Testing, e Susanna Penco, biologa specializzata in Patologia generale, docente e ricercatrice presso l'Università degli Studi di Genova, vincitrice premio "Pietro Croce per l'abolizione della sperimentazione animale" nel 2007 e del "premio DNA" nel 2013. Inun coro unanime hanno spiegato perché la sperimentazione animale non è affatto un male necessario.


Roberta Ragni


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Sperimentazione animale: il caso di Caterina






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Decreto Terra dei Fuochi e Ilva: 25 mln per screening sanitari gratuiti





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domenica 12 gennaio 2014

di Angelo Adam Cannella - Capo Peloro è terra di antichi dei, di...





di Angelo Adam Cannella - Capo Peloro è terra di antichi dei, di mostri marini, di templi e città perdute. Lo stesso nome “Peloro” significa in greco “mostruoso, gigantesco, immane”, anche se, a guardarlo oggi, Capo Peloro sembra solo una tranquilla lingua di sabbia. In ogni caso, secondo i miti dei nostri predecessori, proprio a Capo Peloro viveva la dea Pelorias, una ninfa delle acque e della costa il cui nome deriva da quello del promontorio. Pelorias era uno spirito della natura che abitava tra i “pantani” del capo, raffigurata nelle antiche monete di Messina come una donna dai capelli intrecciati di canne e rose di palude. Essa era forse una personificazione di Gaia Pelore, ovvero la Grande Madre Terra dei Greci, la stessa divinità che diede a Crono la falce (zankle) con cui egli evirò il proprio padre. Era quindi una sorta di gigantessa primordiale, che incarnava il principio più selvaggio e inumano della natura. Ma essa era anche, nelle immagini mutevoli del mito, una bella e amabile ninfa, capace di fare innamorare di sé principi e guerrieri. Pelorias era la “Signora delle Paludi”, poiché aveva la sua dimora tra gli acquitrini della punta nord di Messina. Le numerose monete su cui appare raffigurano anche delfini e tridenti, conchiglie e mitili, tutti simboli ad essa legati. Uno di questi disegni è invece misterioso: una sorta di quadrato di linee incrociate, al centro del quale è raffigurata una conchiglia. Mai spiegato con certezza, secondo alcuni studiosi esso ricorda il tempio segreto della dea, nascosto tra i canneti dei pantani. Tra le varie conchiglie associate alla dea c’era anche la pinna nobilis, una specie di cozza gigante (“peloria” appunto) considerata preziosissima dagli antichi. (via La città sommersa di Risa e i misteri di Capo Peloro - ALTRO GIORNALE)






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giovedì 9 gennaio 2014

Finestra Libera

Finestra Libera:

Finite le feste di Natale si ricomincia con le dirette del sabato, una

volta al mese (circa) a partire dal 18 gennaio 2014… dall’ora di pranzo

in poi.


Buon ascolto!


lo Staff


Radio Yoga Network






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Ingredienti: Melanzana - Mozzarella veg o altro formaggio veg...





Ingredienti:


Melanzana - Mozzarella veg o altro formaggio veg filoso - Olio di semi (via Panini di Melanzane | Ricette Vegane per Cani)






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