venerdì 28 febbraio 2014

Auto ibride: esentate dal bollo auto in 5 regioni

8cose da sapere su incentivi auto 2013


Mobilità sostenibile e tasse: le auto ibride di nuova immatricolazione sono esentate e non dovranno pagare il bollo auto 2014. Lo decidono le normative regionali di cinque regioni italiane: Lombardia, Veneto, Lazio, Campania e Puglia.


Le amministrazioni di queste cinque regioni hanno deliberato l'esenzione dal pagamento del bollo auto per le vetture più ecologiche, mentre nelle altre regioni il calcolo del bollo per le auto ibride è riferito alla potenza del solo motore termico e non alla potenza complessiva dell'auto.


Le normative prevedono delle piccole differenze: l'esenzione della tassa di circolazione sarà valida per cinque anni in Puglia, per tre in Lombardia (a fronte della rottamazione di un veicolo inquinante), Veneto e Lazio (in quest'ultima solo per i veicoli ibridi a benzina), e fino al 2016 in Campania.


esenzione 2


In questo modo, oltre ai modelli puramente elettrici , anche quelli ibridi godranno di questo beneficio.


L'anno del boom delle auto ibride, quelle cioè che abbinano uno o più motori elettrici a un tradizionale motore a combustione interna, in Italia è stato il 2012: i veicoli ibridi, in particolare con un'unità termica a benzina (nel Lazio l'esenzione vale solo per questo tipo di vetture ibride), hanno le emissioni di CO2 più basse nelle loro categorie e un livello di emissioni di NOx (ossido di Azoto) di molto inferiore a quello dei veicoli diesel dalle prestazioni simile, con la totale eliminazione dei livelli di Particolato (PM). In modalità EV (veicolo elettrico, opzione disponibile anche sui veicoli full hybrid), inoltre, la dispersione di CO2, NOx e PM è pari a zero.


Nel 2013 in Italia sono state vendute circa 15mila vetture ibride, di cui 14mila Toyota e Lexus , raddoppiando il volume rispetto al 2012. I veicoli ibridi costano qualche migliaio di euro in più rispetto a quelli tradizionali, ma consumano meno, possono circolare anche durante i blocchi del traffico, in molte città non pagano il parcheggio nelle aree di sosta a pagamento, sono più scattanti e silenziosi e non emettono rumori né vibrazioni quando si muovono con il solo motore elettrico alle basse velocità del traffico urbano.


Dalle city car alle berline più lussuose, dalle monovolume alle station wagon, l'offerta è ormai estremamente varia: qui trovate una mini-guida dei modelli sul mercato nel 2013 .


Germana Carillo






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Energia eolica, i parchi off-shore riducono la potenza degli uragani

London array


Uragani ed energia eolica offshore: se posizionati in mare, i parchi eolici sarebbero in grado di ridurre la forza degli uragani.


Così, se da un lato l'energia eolica è fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici, riducendo le emissioni di anidride carbonica, dall'altro si imporrebbe nel contrastare i fenomeni meteorologici estremi che sempre di più possono essere esasperati dal riscaldamento globale.


Lo dimostra uno studio delle università di Stanford e del Delaware, pubblicato su Nature , secondo cui "l'esercito" di turbine offshore può ridurre la velocità del vento, l'altezza delle onde e quindi le inondazioni.


Il prof. Mark Z. Jacobson ha dimostrato con delle simulazioni al computer che i parchi eolici offshore con migliaia di turbine avrebbero ridotto la potenza di tre uragani, diminuendo di molto i venti che accompagnano le tempeste.


Per arrivare a ciò, Jacobson ha sviluppato un modello informatico complesso per studiare l'inquinamento atmosferico insieme con l'energia, il clima e il meteo e, durante lo studio condotto con Cristina Archer e Willett Kempton dell'Università di Delaware, ha simulato tre uragani: Sandy e Isaac, che hanno colpito New York e New Orleans nel 2012, e Katrina, che ha colpito New Orleans nel 2005.


Ha così dimostrato che, se un uragano dovesse incontrare una vasta distesa di turbine eoliche offshore, le pale sarebbero in grado di rallentare i venti fino a 92 mph (circa 148 kmh) e diminuire la forza dell'uragano del 79%.


Nel caso di Katrina, il modello di Jacobson ha rivelato che un parco composto da 78mila turbine eoliche al largo della costa di New Orleans avrebbe indebolito l'uragano prima dell'arrivo a terra. Per l'uragano Sandy, il modello prevede una riduzione della velocità del vento da 35 a 39 metri al secondo e la riduzione della tempesta del 34%.


{youtube}=M7uRtxl8j2U{/youtube}


La soluzione per ridurre i danni di un uragano allora starebbe nell'eolico offshore? Non male, se si superassero molte delle resistenze politiche presenti proprio negli States e se si considerasse anche che le turbine eoliche, generando energia elettrica, riducono l'inquinamento atmosferico e il riscaldamento globale.


Germana Carillo


LEGGI anche:


- Come l'energia eolica ha salvato il Texas dal vortice polare






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giovedì 27 febbraio 2014

Energia eolica, i parchi off-shore riducono la potenza degli uragani

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Uragani ed energia eolica offshore: se posizionati in mare, i parchi eolici sarebbero in grado di ridurre la forza degli uragani.


Così, se da un lato l'energia eolica è fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici, riducendo le emissioni di anidride carbonica, dall'altro si imporrebbe nel contrastare i fenomeni meteorologici estremi che sempre di più possono essere esasperati dal riscaldamento globale.


Lo dimostra uno studio delle università di Stanford e del Delaware, pubblicato su Nature , secondo cui "l'esercito" di turbine offshore può ridurre la velocità del vento, l'altezza delle onde e quindi le inondazioni.


Il prof. Mark Z. Jacobson ha dimostrato con delle simulazioni al computer che i parchi eolici offshore con migliaia di turbine avrebbero ridotto la potenza di tre uragani, diminuendo di molto i venti che accompagnano le tempeste.


Per arrivare a ciò, Jacobson ha sviluppato un modello informatico complesso per studiare l'inquinamento atmosferico insieme con l'energia, il clima e il meteo e, durante lo studio condotto con Cristina Archer e Willett Kempton dell'Università di Delaware, ha simulato tre uragani: Sandy e Isaac, che hanno colpito New York e New Orleans nel 2012, e Katrina, che ha colpito New Orleans nel 2005.


Ha così dimostrato che, se un uragano dovesse incontrare una vasta distesa di turbine eoliche offshore, le pale sarebbero in grado di rallentare i venti fino a 92 mph (circa 148 kmh) e diminuire la forza dell'uragano del 79%.


Nel caso di Katrina, il modello di Jacobson ha rivelato che un parco composto da 78mila turbine eoliche al largo della costa di New Orleans avrebbe indebolito l'uragano prima dell'arrivo a terra. Per l'uragano Sandy, il modello prevede una riduzione della velocità del vento da 35 a 39 metri al secondo e la riduzione della tempesta del 34%.


{youtube}=M7uRtxl8j2U{/youtube}


La soluzione per ridurre i danni di un uragano allora starebbe nell'eolico offshore? Non male, se si superassero molte delle resistenze politiche presenti proprio negli States e se si considerasse anche che le turbine eoliche, generando energia elettrica, riducono l'inquinamento atmosferico e il riscaldamento globale.


Germana Carillo


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Sabato 15 Marzo alle ore 19.00 inaugura “META” mostra personale...





Sabato 15 Marzo alle ore 19.00 inaugura “META”

mostra personale di LOLITA TIMOFEEVA

Presenta la mostra un testo di VALERIO DEHÒ

Visitabile fino al 17 Aprile 2014 dal Martedì al Sabato – 16.00 / 19.00 Lolita Timofeeva, nata a Riga in Lettonia, pur avendo degli studi accademici non rinuncia a collegarsi a delle tendenza attuali che puntano proprio alla creazione di opere d’arte collettive. Le sue mostre richiedono sempre la collaborazione del pubblico spesso in un ottica meno sociologica e più poetica che ricorda le esperienze surrealiste.“Meta” è appunto una mostra in cui vari moduli e linguaggi si affrontano. Nell’ambiente unico della galleria sono esposti i disegni su carta con le composizioni poetiche e un video proietta l’immagine di due bambini che giocano con una scala. È presente anche una vera scala che sta a simboleggiare una possibile ascensione verso un traguardo da raggiungere.In precedenza l’artista in varie occasioni aveva invitato i visitatori di diversi nazioni a completare la frase-titolo dell’opera “E quando raggiungerò il punto più alto…” Dopodiché la Timofeeva ha raggruppato i pensieri, li ha manipolati e completati per dare un senso complessivo, un pensiero sovra individuale. Il risultato è forse una riflessione universale sul percorso della nostra vita e sulla meta da raggiungere. La singolarità delle frasi diventa un poema collettivo.La mostra di Lolita Timofeeva mette insieme due livelli diversi ma coincidenti. Da un lato la simbologia della scala e della fatica che si deve fare per raggiungere qualcosa di desiderato, diventa la metafora della vita, dell’sentimento della vita. I bambini del video, la scala fisicamente presente sono parte di un’istallazione che richiama evidentemente l’ascesa, l’elevarsi, il porsi in una dimensione altra. Dall’altro l’artista adopera degli archetipi che sono dei veri e propri contenitori di idee e sentimenti, perché non mette in evidenza il simbolo puro e semplice, ma instaura una relazione artistica in progress.Ogni mostra costituisce il germe per quella seguente. Si crea in questo modo una lunga catena di scambi e relazioni tra persone che non si conoscono ma che entrano in contatto attraverso l’arte relazionale. La creazione di una collettività legata al progetto, il far venire fuori dalla gente ciò che pensano su aspetti fondamentali dell’esistenza, una esperienza interpersonale nuova e libera, e soprattutto le forme attraverso le quali si instaura, rappresentano quindi l’oggetto stesso della ricerca. L’artista crea connessioni, link, apre delle possibilità di comunicazione nel corso del tempo, diventa il custode di pensieri frasi che grazie all’operazione di Lolita Timofeeva travalicano il tempo, l’occasionalità dell’esposizione, diventano uno stimolo per altre operazioni estetiche. L’importanza di questa identificazione avviene in un periodo storico particolare, nel quale i modelli di inter-relazione fisica tendono a lasciare il posto a modelli di interconnessione virtuale. Il recupero di una realtà vera e tangibile da tutti condivisa diventa una autentica novità e l’interruzione del corto circuito tra fruitore e media, l’arte partecipativa di questo progetto recupera la semplicità dello scambio di un’esperienza estetica. (via LOLITA TIMOFEEVA - Blu Gallery)






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Energia eolica, i parchi off-shore domani gli uragani

London array


Uragani ed energia eolica offshore: se posizionati in mare, i parchi eolici sarebbero in grado di ridurre la forza degli uragani.


Così, se da un lato l'energia eolica è fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici, riducendo le emissioni di anidride carbonica, dall'altro si imporrebbe nel contrastare i fenomeni meteorologici estremi che sempre di più possono essere esasperati dal riscaldamento globale.


Lo dimostra uno studio delle università di Stanford e del Delaware, pubblicato su Nature , secondo cui "l'esercito" di turbine offshore può ridurre la velocità del vento, l'altezza delle onde e quindi le inondazioni.


Il prof. Mark Z. Jacobson ha dimostrato con delle simulazioni al computer che i parchi eolici offshore con migliaia di turbine avrebbero ridotto la potenza di tre uragani, diminuendo di molto i venti che accompagnano le tempeste.


Per arrivare a ciò, Jacobson ha sviluppato un modello informatico complesso per studiare l'inquinamento atmosferico insieme con l'energia, il clima e il meteo e, durante lo studio condotto con Cristina Archer e Willett Kempton dell'Università di Delaware, ha simulato tre uragani: Sandy e Isaac, che hanno colpito New York e New Orleans nel 2012, e Katrina, che ha colpito New Orleans nel 2005.


Ha così dimostrato che, se un uragano dovesse incontrare una vasta distesa di turbine eoliche offshore, le pale sarebbero in grado di rallentare i venti fino a 92 mph (circa 148 kmh) e diminuire la forza dell'uragano del 79%.


Nel caso di Katrina, il modello di Jacobson ha rivelato che un parco composto da 78mila turbine eoliche al largo della costa di New Orleans avrebbe indebolito l'uragano prima dell'arrivo a terra. Per l'uragano Sandy, il modello prevede una riduzione della velocità del vento da 35 a 39 metri al secondo e la riduzione della tempesta del 34%.


{youtube}=M7uRtxl8j2U{/youtube}


La soluzione per ridurre i danni di un uragano allora starebbe nell'eolico offshore? Non male, se si superassero molte delle resistenze politiche presenti proprio negli States e se si considerasse anche che le turbine eoliche, generando energia elettrica, riducono l'inquinamento atmosferico e il riscaldamento globale.


Germana Carillo


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mercoledì 26 febbraio 2014

Anguilla lupo: il pesce "mostro" gentile del mare (VIDEO)

anglupo


Vi ricordate del blobfish, l'animale più brutto del mondo da tutelare ? Ecco un altro pesce che potrebbe rubargli lo scettro della bruttezza, almeno secondo i canoni estetici umani: l'anguilla lupo (Anarrhichthys ocellatus), un perciforme della famiglia degli Anaricadidi che in qualche modo si direbbe somigliargli.


Vive nell'Oceano Pacifico settentrionale, dal Mar del Giappone e dalle Isole Aleutine fino alla California settentrionale e può raggiungere i 203 centimetri di lunghezza e 18,6 chili di peso. L'Anarrhichthys ocellatus somiglia molto a un anguilla e si nutre di crostacei, ricci di mare, mitili e vongole, che frantuma con le sue forti mascelle contenenti canini e molari in grado di macinare un osso umano. Ha anche una gola provvista di denti seghettati che aiutano a ingerire i ricci.


anglupo3


anglupo2


Chi incontra questo pesce sott'acqua può avere la reazione quella di nuotare lontano da questo spettacolo spaventoso il più rapidamente possibile. Eppure, anche se l'anguilla lupo sembra spaventosa, non rappresenta affatto un pericolo per l'uomo.


{vimeo}4189560{/vimeo}


In realtà, ha una natura gentile e socievole e spesso prende il cibo dai subacquei. È anche una creatura delicata quando non è a caccia. Preferisce vivere in fessure naturali della roccia sul fondo del mare ed è molto territoriale. Tuttavia, quando arriva il compagno giusto, è lieta di condividere lo spazio e il cibo.


Roberta Ragni


Foto Credit


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Blobfish: ecco l'animale più brutto del mondo (da tutelare)






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Ricochet: il cane da surf che ha aiutato Caleb, ragazzo malato di cancro (VIDEO)

caleb2


Caleb è un ragazzo di 15 anni con un cancro in fase avanzata al cervello e alla colonna vertebrale. Quando la fondazione Make-A-Wish, che realizza i desideri dei bambini gravemente ammalati per arricchire di gioia, speranza e forza la loro esperienza umana, gli ha chiesto cosa desiderasse fare più di ogni altra cosa al mondo, la sua risposta è stata rapida e sicura: fare surf con Ricochet.


Ricochet è un surf dog impiegato a sensibilizzare l'opinione pubblica su cause umane e animali. È un cane per pet-therapy al servizio dei bambini in difficoltà, delle persone con disabilità e dei militari feriti. "Sono un cane pluripremiato di fama internazionale, faccio surf per divertimento, partecipo a gare di surf e soprattutto ... faccio surf con uno scopo! Navigo da solo, con bambini, adulti, professionisti, celebrità e altri cani e anche una capra!", si legge nella descrizione sul suo sito internet.


{youtube}hxe3EBu5h4g{/youtube}


Caleb aveva visto le sue prodezze in TV e, tra tutte le cose che Make a Wish avrebbe potuto realizzare per lui, ha scelto di surfare con il dog-surf che promuove "la gentilezza, l'amore, il rispetto, la considerazione, l'eguaglianza". Judy Fridono, proprietaria di Ricochet, appena saputo della richiesta si è detta subito onorata di contribuire a rendere il sogno di Caleb realtà.


caleb


Il 12 febbraio 2014, Caleb e Ricochet si sono incontrati a Del Mar Dog Beach, in California, dove è stato realizzato il desiderio di Caleb. Per un momento, tra quelle onde insieme a Ricochet, Caleb è stato in grado di sfuggire al dolore e alla sofferenza.


Roberta Ragni


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Auto a idrogeno: il pieno con i rifiuti umani diventa realta'

hiunday


I residenti di Orange County hanno ora una nuova opzione per fare il pieno alle loro auto: i combustibili creati dai rifiuti umani. È partito, infatti, il progetto sperimentale dell'Università della California che mira a ottenere idrogeno dal metano delle acque reflue.


Il team di scienziati guidato da Jack Brouwer ha realizzato un prototipo del sistema presso l'Orange County Sanitation District grazie a 10 milioni di dollari di finanziamento da fonti quali enti governativi della California e dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti. Oggi qui si riesce a produrre abbastanza idrogeno per la fornitura di circa 200 veicoli a celle a combustibile ogni giorno.


I clienti di Brouwer, quindi, sono presto destinati ad aumentare. Hyundai coglie al volo l'opportunità e già prevede di offrire agli abitanti dell'area la Hyundai Tucson Fuel Cell per 499 dollari al mese per un periodo di 36 mesi, con un pagamento di 2,999 dollari iniziale che comprende il rifornimento illimitato e gratuito d'idrogeno.


"C'è un forte interesse dei consumatori a guidare il CUV Tucson Fuel Cell. I veicoli a celle a combustibile ad idrogeno rappresentano la prossima generazione della tecnologia dei veicoli a zero emissioni e abbiamo intenzione di essere leader nell'offerta, con l'omologazione federale della Tucson Fuel Cell in produzione di massa rivolta alla clientela finale. La velocità di rifornimento e l'autonomia della nostra Tucson Fuel Cell è superiore alla portata ed ai limiti di carico dei concorrenti veicoli elettrici a batteria. Ancor più, la tecnologia delle celle a combustibile aumentarà sicuramente il tasso di adozione di veicoli a zero emissioni da parte dei clienti, e tutti avranno dei benefici ambientali", spiega in una nota Michael O'Brien, vice presidente, pianificazione aziendale e di prodotto, Hyundai Motor America.


La Tucson Fuel cell ha un'autonomia di 400-483 km e una capacità di pieno rifornimento di carburante in meno di 10 minuti, come per un'auto a benzina. In più, però, offre una guida a zero emissioni di gas serra ed emette solo vapore acqueo. Il futuro, insomma, è già qui. La produzione per il mercato statunitense inizaerà nel mese di aprile 2014.


Roberta Ragni


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Anguilla lupo: il pesce "mostro" gentile del mare (VIDEO)

anglupo


Vi ricordate del blobfish, l'animale più brutto del mondo da tutelare ? Ecco un altro pesce che potrebbe rubargli lo scettro della bruttezza, almeno secondo i canoni estetici umani: l'anguilla lupo (Anarrhichthys ocellatus), un perciforme della famiglia degli Anaricadidi che in qualche modo si direbbe somigliargli.


Vive nell'Oceano Pacifico settentrionale, dal Mar del Giappone e dalle Isole Aleutine fino alla California settentrionale e può raggiungere i 203 centimetri di lunghezza e 18,6 chili di peso. L'Anarrhichthys ocellatus somiglia molto a un anguilla e si nutre di crostacei, ricci di mare, mitili e vongole, che frantuma con le sue forti mascelle contenenti canini e molari in grado di macinare un osso umano. Ha anche una gola provvista di denti seghettati che aiutano a ingerire i ricci.


anglupo3


anglupo2


Chi incontra questo pesce sott'acqua può avere la reazione quella di nuotare lontano da questo spettacolo spaventoso il più rapidamente possibile. Eppure, anche se l'anguilla lupo sembra spaventosa, non rappresenta affatto un pericolo per l'uomo.


{vimeo}4189560{/vimeo}


In realtà, ha una natura gentile e socievole e spesso prende il cibo dai subacquei. È anche una creatura delicata quando non è a caccia. Preferisce vivere in fessure naturali della roccia sul fondo del mare ed è molto territoriale. Tuttavia, quando arriva il compagno giusto, è lieta di condividere lo spazio e il cibo.


Roberta Ragni


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Ricochet: il cane da surf che ha aiutato Caleb, ragazzo malato di cancro (VIDEO)

caleb2


Caleb è un ragazzo di 15 anni con un cancro in fase avanzata al cervello e alla colonna vertebrale. Quando la fondazione Make-A-Wish, che realizza i desideri dei bambini gravemente ammalati per arricchire di gioia, speranza e forza la loro esperienza umana, gli ha chiesto cosa desiderasse fare più di ogni altra cosa al mondo, la sua risposta è stata rapida e sicura: fare surf con Ricochet.


Ricochet è un surf dog impiegato a sensibilizzare l'opinione pubblica su cause umane e animali. È un cane per pet-therapy al servizio dei bambini in difficoltà, delle persone con disabilità e dei militari feriti. "Sono un cane pluripremiato di fama internazionale, faccio surf per divertimento, partecipo a gare di surf e soprattutto ... faccio surf con uno scopo! Navigo da solo, con bambini, adulti, professionisti, celebrità e altri cani e anche una capra!", si legge nella descrizione sul suo sito internet.


{youtube}hxe3EBu5h4g{/youtube}


Caleb aveva visto le sue prodezze in TV e, tra tutte le cose che Make a Wish avrebbe potuto realizzare per lui, ha scelto di surfare con il dog-surf che promuove "la gentilezza, l'amore, il rispetto, la considerazione, l'eguaglianza". Judy Fridono, proprietaria di Ricochet, appena saputo della richiesta si è detta subito onorata di contribuire a rendere il sogno di Caleb realtà.


caleb


Il 12 febbraio 2014, Caleb e Ricochet si sono incontrati a Del Mar Dog Beach, in California, dove è stato realizzato il desiderio di Caleb. Per un momento, tra quelle onde insieme a Ricochet, Caleb è stato in grado di sfuggire al dolore e alla sofferenza.


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I residenti di Orange County hanno ora una nuova opzione per fare il pieno alle loro auto: i combustibili creati dai rifiuti umani. È partito, infatti, il progetto sperimentale dell'Università della California che mira a ottenere idrogeno dal metano delle acque reflue.


Il team di scienziati guidato da Jack Brouwer ha realizzato un prototipo del sistema presso l'Orange County Sanitation District grazie a 10 milioni di dollari di finanziamento da fonti quali enti governativi della California e dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti. Oggi qui si riesce a produrre abbastanza idrogeno per la fornitura di circa 200 veicoli a celle a combustibile ogni giorno.


I clienti di Brouwer, quindi, sono presto destinati ad aumentare. Hyundai coglie al volo l'opportunità e già prevede di offrire agli abitanti dell'area la Hyundai Tucson Fuel Cell per 499 dollari al mese per un periodo di 36 mesi, con un pagamento di 2,999 dollari iniziale che comprende il rifornimento illimitato e gratuito d'idrogeno.


"C'è un forte interesse dei consumatori a guidare il CUV Tucson Fuel Cell. I veicoli a celle a combustibile ad idrogeno rappresentano la prossima generazione della tecnologia dei veicoli a zero emissioni e abbiamo intenzione di essere leader nell'offerta, con l'omologazione federale della Tucson Fuel Cell in produzione di massa rivolta alla clientela finale. La velocità di rifornimento e l'autonomia della nostra Tucson Fuel Cell è superiore alla portata ed ai limiti di carico dei concorrenti veicoli elettrici a batteria. Ancor più, la tecnologia delle celle a combustibile aumentarà sicuramente il tasso di adozione di veicoli a zero emissioni da parte dei clienti, e tutti avranno dei benefici ambientali", spiega in una nota Michael O'Brien, vice presidente, pianificazione aziendale e di prodotto, Hyundai Motor America.


La Tucson Fuel cell ha un'autonomia di 400-483 km e una capacità di pieno rifornimento di carburante in meno di 10 minuti, come per un'auto a benzina. In più, però, offre una guida a zero emissioni di gas serra ed emette solo vapore acqueo. Il futuro, insomma, è già qui. La produzione per il mercato statunitense inizaerà nel mese di aprile 2014.


Roberta Ragni


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martedì 25 febbraio 2014

WildLeaks, il wikileaks dei crimini ambientali

wildleaks


Un gruppo di organizzazioni ambientaliste si sono riunite per lanciare WildLeaks, la prima piattaforma mondiale online per le segnalazioni anonime legate ai crimini ambientali contro la fauna e la flora selvatica.


Seguendo le orme dell'ormai nota Wikileaks, l'organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riceve in modo anonimo, grazie a un contenitore (drop box) protetto da un potente sistema di cifratura, documenti coperti da segreto (segreto di Stato, segreto militare, segreto industriale, segreto bancario), anche WildLeaks riceverà e valuterà le informazioni anonime, trasformandole in oggetti fruibili.


Il sito permette agli utenti di segnalare anonimamente casi di bracconaggio, traffico illegale, disboscamento selvaggio, tutti crimini che fioriscono nelle zone in cui è spesso difficile e pericoloso esporsi. L'obiettivo è quello di facilitare le indagini e il perseguimento dei responsabili che rapinano il pianeta delle sue risorse naturali. Sul sito è possibile caricare i documenti, le foto, i video e le osservazioni in modo sicuro e in remoto, con la possibilità di utilizzare la rete di anonimato Tor.


"La nostra priorità è quella di facilitare l'identificazione, l'arresto e il perseguimento di criminali, trafficanti, uomini d'affari e funzionari governativi corrotti che praticano il bracconaggio di specie minacciate e il traffico della fauna selvatica e di prodotti forestali come l'avorio, il corno di rinoceronte, i grandi felini, le scimmie, i pangolini , gli uccelli e il legname illegale", si legge sul sito .


"I crimini contro la fauna selvatica molto spesso passano inosservati e restano incontrastati se le persone non ne parlano. Gli informatori possono svolgere un ruolo cruciale nella lotta, creando consapevolezza e ottenendo giustizia", spiega Andrea Crosta, Project Leader di WildLeaks e co-fondatore di Elephant Action League, che sostiene il progetto.


Come funziona WildLeaks? L'informazione ricevuta da WildLeaks è valutata da professionisti esperti, giornalisti investigativi ed ex ufficiali delle forze dell'ordine. Al fine di valutare le informazioni e decidere su ulteriori azioni, WildLeaks utilizza una sofisticata metodologia di intelligenza, una vasta rete di contatti e tutte le ultime tecnologie. I file vengono crittografati in ogni fase e l'anonimato è sempre garantito. Tutto questo contribuirà nella lotta dei crimini ambientali, un mercato da 19 miliardi di dollari, battuto solo da traffico degli stupefacenti, contraffazione e traffico di esseri umani. O almeno si spera.


Roberta Ragni


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I chihuahua randagi che terrorizzano Maryvale, in Arizona (VIDEO)

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Avete sempre pensato che i chihuahua fossero abbastanza innocui? Beh, chiedete ai residenti di Maryvale, una piccola cittadina in Arizona con una forte presenza di messicani, cosa accade quando questi cani si riuniscono in gran numero e diventano randagi.


I funzionari addetti al controllo degli animali locali spiegano che stanno avendo difficoltà nel controllare la popolazione inselvatichita e in continua crescita, nemmeno a dirlo, per via dell'assenza di una seria politica di sterilizzazioni e degli abbandoni.


{youtube}n3EdhGjd8E0{/youtube}


Hanno ricevuto oltre 6.000 chiamate da parte dei residenti frustrati, un numero due volte superiore rispetto a qualsiasi altra città dello stato. "Ci sono un sacco di cani in strada. La gente inizierà a impazzire perché abbaiano tutta la notte", si lamenta Stephanie Guzman, una residente. I cani presumibilmente si muovono in grandi branchi e sarebbero ostili soprattutto verso i bambini piccoli.


Anibal Morales, 7 anni, racconta di essere stata inseguita: "andavo in bicicletta intorno all'isolato e c'erano tre cani che hanno iniziato ad abbaiare e a inseguirmi". Jose Lopez, un altro residente, ha detto, poi, di essere stato morso dai cani randagi un paio di volte.


Ma come è potuta aumentare così tanto da diventare pericolosa la popolazione di chihuahua randagi? La colpa è principalmente degli abbandoni: con la crisi, molte persone sono tornate in Messico lasciandosi i loro cani alle spalle. I cani non sterilizzati, poi, hanno iniziato a riprodursi a un ritmo sostenuto.


I funzionari ora impartiscono istruzioni ai residenti su come aiutare a controllare la situazione. Le soluzioni non possono che essere due: castrazione e lotta all'abbandono. Così stanno progettando di mandare in onda sulle radio e le tv locali annunci in lingua spagnola che invitino i residenti a prendersi cura nel modo migliore dei loro animali domestici, sterilizzandoli. E gli americani interessati ad adottare un chihuahua, ora sanno che a Maryvale non sarà difficile trovarlo.


Roberta Ragni


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domenica 23 febbraio 2014

Della “Carnascial ART esca 2014”

Della “Carnascial ART esca 2014”:

In concomitanza col Carnevale la “Carnascial ART esca 2014” risulta insediata a Venezia dal 15 febbraio in Cà Ròiss, con alcune opere dipinte ad hoc da Ilze Jaunberga, nelle quali l’icona ricorrente è la maschera di Anonymous variamente indossata. Sono tutte opere dipinte su tela per un ciclo intitolato “Anonymous reservatus” che l’artista lettone ha concepito caratterizzandole con affollamenti iconici tintoretteschi allusivi e reservati, più che assertivi e propulsivi.

Nella stessa Cà Ròiss, per l’occasione, è possibile visionare opere originali d’autori diversi, concepite e realizzate per iconizzare l’eros degli artisti: a cominciare dalle 19 litografie eseguite da Gunter Grass (Premio Nobel) per un suo libro d’artista (poesie, pp. 48 in folio), edito in 99 esemplari da Upiglio a Milano nel 1976, intitolato “Mit Sophie in die Pilze gegangen”.






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venerdì 21 febbraio 2014

A scuola #iomangiogiusto. Come dev’essere una mensa scolastica sostenibile

mense_scolastiche


Una mensa scolastica sostenibile? Dovrebbe prevedere cibi sani, biologici e locali e gli sprechi dovrebbero essere pari a zero. Non è poi così difficile secondo la ricetta di ActionAid, che, in occasione della Giornata Mondiale della Giustizia Sociale, lancia l'iniziativa "Io mangio giusto" (#iomangiogiusto).


Una dieta sostenibile nelle mense scolastiche e una "mensa 10 e lode" è l'obiettivo cui punta l'associazione, mettendo su un lavoro di sensibilizzazione al diritto al cibo e di educazione a una sana e corretta alimentazione tra i banchi di scuola.


Non male se si considera che nel nostro Paese, secondo dati Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), il 50% dei bambini con meno di 14 anni mangia in una mensa scolastica e che, in media, ogni studente consuma circa 2mila pasti nel corso dell'intero ciclo scolastico obbligatorio. A scuola si consumano 380 milioni di pasti ogni anno, oltre due milioni di pasti al giorno, con un fatturato pari a 1,3 miliardi di euro l'anno (Rapporto annuale FIPE-ANGEM 2011).


"Per ActionAid, migliorare la ristorazione scolastica è un'occasione da non perdere - spiega Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid - perché consente di stimolare le istituzioni a promuovere il diritto a un cibo sostenibile e di lavorare con famiglie, bambini e insegnanti; iniziare a parlare di sostenibilità partendo proprio dalle scuole significa costruire una generazione di consumatori consapevoli, che decideranno di alimentarsi in modo sano e allo stesso tempo saranno più attivi nel promuovere un sistema di produzione e distribuzione del cibo più giusto".


hp mangiogiusto 539


Come dev'essere allora la mensa sostenibile ideale? Ecco i 5 punti essenziali:


1. Deve proporre prodotti locali e sani: i cibi offerti ai bimbi devono essere a basso impatto ambientale (biologici o da agricoltura integrata), senza OGM, stagionali e, dove possibile, prodotti in loco. Il cibo che proviene dai Paesi in via di sviluppo, inoltre, dovrebbe provenire dalla filiera del commercio equo e solidale, a certificazione di criteri produttivi di giustizia sociale, economica e ambientale.


2. Deve rispettare i lavoratori, l'ambiente e i consumatori: sono spesso i Comuni a gestire direttamente le mense, affidandolo a società esterne. ActionAid invita i Comuni a vigilare sulle gare d'appalto, perché i servizi di ristorazione siano trasparenti.


3. I fornitori dei pasti nelle mense dovrebbero operare nel rispetto dell'ambiente e non solo: nelle scuole stesse andrebbe somministrata sempre acqua pubblica e non imbottigliata.


4. Deve avere i bambini e i genitori protagonisti: le commissioni mensa dovrebbero essere ovunque attive e funzionanti, tramite attività promosse dalle scuole e dall'amministrazione.


5. Last but not least: una mensa deve ridurre gli sprechi e i rifiuti. Secondo alcune rilevazioni a cura di Nomisma/Pentapolis del 2013, circa il 10% dei pasti serviti nelle mense scolastiche (circa 87mila tonnellate di cibo) sono eccedenze, delle quali l'85% è totalmente sprecato. I bambini, il personale scolastico, le aziende fornitrici del servizio e le amministratori locali dovrebbero tutti insieme essere in grado di promuovere pratiche di prevenzione e riduzione degli sprechi e dei rifiuti.


Germana Carillo






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L'abbraccio dello scimpanze' che ritrova la liberta' (VIDEO)

scimmia


Il suo nome è Wounda e significa "vicino a morire". È questo, infatti, lo stato in cui versava quando questa scimpanzé femmina è stata raccolta e salvata dal Tchimpounga Chimpanzee Rehabilitation Center del Jane Goodall Institute , nella Repubblica del Congo.


La sua straordinaria avventura, simile a quella di oltre 160 esemplari che vivono nel centro, è raccontata in un emozionate video, le cui immagini ci fanno vivere il momento del suo rilascio in natura dopo la guarigione. Passerà alla storia soprattutto il momento in cui Wounda ripaga Jane Goodall, la nota attivista per i diritti animali che è anche una dei 'Trimate', i tre ricercatori più importanti sui primati, con Dian Fossey, la signora dei gorilla , e Birute Galdikas, abbracciandola.


È un gesto che ripaga i mille sforzi fatti per salvare tante altre scimmie sfortunate comeWounda .La Goodall ha fondato questo santuario per scimpanzé proprio per offrire cure e sostegno alle vittime del commercio illegale degli animali selvatici.


{youtube}YzC7MfCtkzo{/youtube}


Anche Wounda è stata vittima dei bracconieri. Trovata affetta da una serie di malattie e da una velocissima perdita di peso, era rimasta sola, dopo che i cacciatori di frodo avevano ucciso il suo branco. È stata una corsa contro il tempo salvarle la sua vita. Ogni mattina ha ricevuto un litro di latte. Per fortuna piano piano si è ripresa.


scimmia 2


Alla fine, è arrivato per lei il giorno di vivere di nuovo una vita libera da interferenze umane. È stata messa in una cassa e portata presso la sua nuova casa - un santuario sull'isola di Tchindzoulou, lungo il fiume Kouilou, secondo fiume più grande del paese dopo l'enorme Congo. La fortunata scimmia finalmente poteva tornare libera di muoversi, con la terra bagnata sotto i piedi, i profumi della rigogliosa vegetazione da annusare e i suoni misteriosi dell'isola da ascoltare.


scimmia3


Quando la porta del box si è aperta, Wounda ci ha messo poco a capire quello che stava succedendo. In un gesto che sembra di assoluta riconoscenza per la ritrovata libertà, Wounda si è girata all'improvviso e ha abbracciato Jane Goodall, regalandoci un momento commovente di tenerezza tra umani e scimpanzé. Nessuna parola è stata pronunciata, ma sembra chiaro quello che hanno provato tutte e due.


Roberta Ragni


Leggi anche


Google omaggia Dian Fossey, la signora dei gorilla (VIDEO)


10 benefici di un abbraccio






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giovedì 20 febbraio 2014

MI sono imbattuto in questa saga (pare che uscirà anche il...





MI sono imbattuto in questa saga (pare che uscirà anche il quarto capitolo)

in cui una difficile storia personale, iniziata dal primo capitolo ben

calibrata,(senza sensazionalismi o ricorso a sesso e violenza) fa da sfondo

nel volume due a un’India ambivalente tra miseria e arretratezza, vissuta

nel quotidiano di questo viaggio in una descrizione d’una serie di piatti

tipici locali, monumenti, storia dell’India e un’inaspettata scoperta

dell’io interiore, all’interno di templi e fra santoni. Qui non c’e’ magia

spicciola ma la ricerca di una dimensione personale, utile per ognuno di

noi. A questo punto mi chiedo: ma questa saga è solo una bella avventura o

è una continua introspezione in noi stessi? Merita comprare i tre libri, vi

terranno incollati alla storia come hanno fatto con me. Difetti? Ci sono

alcuni spunti che altri scrittori forse avrebbero ampliato e reso ancor più

interessante ma, già con questo buon risultato, vale la pena di leggere

l’intera saga.


Mauro

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Disfunzione erettile: un mix naturale per risolvere il problema

disfunzione erettile


Anche la ricerca scientifica si concentra sempre più sul mondo naturale per trovare soluzioni efficaci per le problematiche più comuni dei nostri tempi. Tra queste ci sono le disfunzioni sessuali maschili, di cui particolarmente frequente è la disfunzione erettile. In commercio esistono diversi farmaci per risolvere il problema ma ora un nuovo studio condotto dall’Universita di Napoli Federico II ha trovato un mix naturale ed efficace che si può usare in alternativa.


Il composto 100% naturale analizzato dall’equipe di ricerca, guidata dal professor Fabrizio Iacono, è fatto sostanzialmente di 3 ingredienti: l’alga Ecklonia bicyclis, la pianta Tribulus terrestris e la Glucosamina, uno zucchero che si trova comunemente nell’organismo umano. Questi 3 elementi somministrati insieme hanno mostrato un'efficacia sulla disfunzione erettile pari al 86% e, tra l’altro, hanno avuto un ruolo anche nel proteggere l’apparato uro-genitale maschile, rinforzandolo in tutte le sue funzioni.


La ricerca, presentata in Turchia al Congresso annuale della European Society for sexual medicine e pubblicata su The Journal of Sexual Medicine, è stata condotta per 60 giorni su 150 pazienti di età media 52 anni affetti da disfunzione erettile (lieve, moderata o importante) divisi in 5 gruppi.


Come ha spiegato il dottor Iacono: “Il Gruppo A è stato sottoposto alla somministrazione di alga ecklonia bicyclis, tribulus terrestris e glucosamina in un’unica soluzione. Il Gruppo B ha ricevuto placebo, il Gruppo C solo il Tribulus terrestris, il Gruppo D l’alga ecklonia bicyclis mentre il Gruppo E la Glucosamina. I risultati mostrano che i pazienti del Gruppo A, trattati con i tre elementi combinati, hanno avuto un miglioramento della funzione erettile di circa l’86%!”.


Un ottimo risultato che ci permette di accantonare, almeno in questo caso, i farmaci!


Francesca Biagioli


Leggi anche:


- Ginseng meglio del viagra contro la disfunzione erettile



- Cibi afrodisiaci: zafferano e ginseng, i "viagra naturale" per eccellenza



- Maca: la pianta del desiderio e della fertilità






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mouthwateringvegan: Spinach Fettuccine with Mushrooms and...

mercoledì 19 febbraio 2014

Libri gratis il 20/2

Cara, Caro,

solo ed esclusivamente domani potrai scaricare gratis i libri qui sotto elencati per poi poterli recensire...te ne ringrazio fin d'ora.

Per leggerli scarica il lettore gratuito Kindle, per qualsiasi piattaforma (PC, iPad, iPhone, Android e molto altro ancora) da


Tutti gratis solo per il 20 febbraio:

Un mondo di ricette vegetariane

Pazzi per i biscotti

Ricette lampo

Stefania, un'Anima in Viaggio

Stefania, Viaggio in India: l'Antica Profezia

Stefania, l'Incontro di Molti Fiumi

Ne giorni successivi, con calma, senza fretta, potrai recensirli andando in basso a sinistra nella pagina del libro.

Ad esempio, per "Ricette lampo" andate su


e, scorrendo la pagina verso il basso, cliccate sul bottone "Scrivi una recensione cliente" quasi sotto alla scritta "Recensioni clienti".

Grazie fin d'ora a nome di tutta l'Associazione!

martedì 18 febbraio 2014

la Rivoluzione Verde


di Renzo Samaritani


Da Bill Gates l’uovo vegetale, K-Way lancia le pellicce ecologiche, l’Università del Missouri presenta la carne vegetale.

beyond eggs logo

Le Nazioni Unite per la prima volta indicano la transizione verso una dieta priva di prodotti animali come la via da seguire per risolvere i problemi ambientali e alimentari che affliggono il pianeta.
L’inedita presa di posizione, che ricalca ciò che molte associazioni animaliste e ambientaliste dicono da tempo, quando sottolineano le buone ragoni non solo etiche, ma anche ecologiche, per passare a una dieta vegan, si leggono nell’ultimo rapporto diffuso dall’Unap, il Programma Onu per l’ambiente, pubblicato lo scorso due giugno. Nelle conclusioni dello studio dal titolo ”Assessing the environmental Impacts of Consumption and Production”, gli scienziati mettono in guardia sui rischi della prospettiva in cui all’incremento in corso della popolazione mondiale corrisponda un aumento dei consumi di carne, pesce, latte e uova, che avrebbe conseguenze ambientali devastanti prevenibili solo con un drastico cambiamento delle abitudini alimentari mondiali e la rinuncia all’utilizzo, da parte di tutti, dei prodotti animali.


Dopo l’hamburger vegetale, ecco l’uovo fatto con le piante: Beyond Eggs.


A realizzarlo è stata la Hampton Creek Foods e suoi padrini sono Peter Thiel eBill Gates.


Selezionando 12 diversi tipi di piante – alcune delle quali molto diffuse in Canada – l’azienda è riuscita a creare un prodotto che ha lo stesso sapore dell’uovo e può essere impiegato in cucina allo stesso modo.


Per esempio, i ricercatori hanno realizzato un sostituito della maionese e utilizzato l’uovo vegetale per preparare dolci e biscotti; più difficile sarà realizzare le uova strapazzate senza vere uova, ma la Hampton Creek Foods è convinta di riuscire nell’intento producendo un mix adatto.


continua su http://goo.gl/OIufbr


Se amate gli accessori caldi ed un po’ eccentrici di certo non resisterete di fronte ai nuovi capispalla presentati da K-Way nella nuova proposta per la stagione fredda: le pellicce.

Pelliccia K-Way
La K-Way Peluche non è certo una pelliccia ecologica come tutte le altre, soprattutto perchè ha uno stile molto casual e il taglio dei capispalla è esattamente quello di una felpa con il cappuccio o di una pratica giacca a vento. La caratteristica principale delle pellicce K-Way è quella di riprodurre il calore del pelo degli animali selvatici ed assicurare, allo stesso tempo, la traspirazione e l’impermeabilità grazie al tessuto tecnico.


Le versioni a pelo corto o rasato sono probabilmente le meno eccentriche, soprattutto se a tinta unita; decisamente più originali i modelli con motivi animalier – maculato e zebrato – e quelli a pelo lungo. Insomma, di certo non si tratta assolutamente della classica giacca che può mettere d’accordo tutte.


continua su http://goo.gl/kB9hNW

beyondmeat carne vegetale

Restituisce tutte le sensazioni della carne – alla vista, al tatto, al gusto – e sembra proprio carne. Ma non lo è.


Stiamo parlando della creazione di Beyond Meat (azienda il cui nome significa Oltre la Carne), un cibo realizzato a partire unicamente da ingredienti vegetali combinati però in maniera tale da sembrare pollo.


L’idea è nata nella mente di Ethan Brown, cresciuto in una fattoria del Maryland (USA) e convertitosi alla dieta vegana dopo aver assistito alle pratiche di allevamento e uccisione degli animali.


Ha così cercato di realizzare un adeguato sostituto per la carne: qualcosa che riproducesse lo stesso sapore (cosa in cui altri non sono ancora riusciti) e avesse la stessa consistenza ma fosse di origine interamente vegetale (un bel passo avanti rispetto, per esempio, allo shitburger).


continua su http://goo.gl/c41wIp


Infine parliamo della Coop. Dopo l'hamburger di soia e il ragù, sempre di soia, di cui accennai in altro post e reperibili nel reparto fresco stasera ho trovato una sopresa: tofu e seitan. Nuovi prodotti che ho subito acquistato, in vendita da oggi 18 febbraio 2014 a un buon prezzo e che consolidano la piccola rivoluzione vegetariana che, da tempo, scuote la nota catena di supermercati.


Renzo Samaritani

http://ramananda2.tumblr.com
leggi i suoi libri:

http://www.paceedition.tk
ascolta le sue trasmissioni:

http://goo.gl/JsHGY
segui la sua Associazione:

http://www.coscienzaspirituale.org

Quello ottenuto “è indubbiamente un passo in...





Il Giornale OnlineQuello ottenuto “è indubbiamente un passo in avanti importante”, ha osservato il fisico Giuseppe Mazzitelli, responsabile della gestione dei grandi impianti sperimentali dell’Enea. “Dimostra infatti la fattibilità scientifica della fusione dal punto di vista del confinamento inerziale. La strada da fare è però ancora molto lunga: per produrre energia bisogna che questi esperimenti si ripetano 20 volte al secondo” Primo successo per la fusione nucleare, il processo che punta a produrre energia imitando la reazione che avviene nel cuore delle stelle. Per la prima volta un esperimento condotto negli Stati Uniti è riuscito a produrre una quantità di energia superiore a quella necessaria a innescare la reazione. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature, è stato ottenuto presso i Lawrence Livermore National Laboratory. È il passo in avanti atteso da decenni in tutto il mondo, una sorta di Santo Graal della fisica, e per la prima volta dimostra che ottenere energia dalla fusione nucleare è un obiettivo realistico e raggiungibile. Il prossimo passo sarà riuscire a produrre una quantità di energia superiore a quella necessaria per mettere in moto l’intera reazione. (via Fusione nucleare, positivo test in Usa. I ricercatori: “Pronti alla sfida” - ALTRO GIORNALE)





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sabato 15 febbraio 2014

Acqua non potabile: a Cagliari è emergenza idrica

I comuni interessati dal disservizio sono Cagliari, Quartu, Quartucciu, Maracalagonis, Selargius, Monserrato e Elmas.


Il motivo del disagio è da ricercarsi in un intervento di manutenzione in corso da parte dell'Enas, l'ente che gestisce il sistema idrico multisettoriale, che ha dovuto sospendere la fornitura di acqua grezza dal lago Mulargia per i potabilizzatori di Abbanoa.


Ora l'acqua grezza è fornita dal Rio Mannu/Cixerri, un'acqua con caratteristiche differenti qualitativamente inferiori. Per questo motivo, è stato modificato il sistema di trattamento volto ad abbattere la carica batterica esistente nell'acqua e aumentare il livello di potabilizzazione e disinfezione. Ciò ha comportato l'aumento di cloriti, un sottoprodotto della disinfezione idrica, e acqua temporaneamente non potabile.


In ogni caso, Asl e Abbanoa rassicurano che non si tratta di quantità di cloriti che possano avere ripercussioni sulla salute delle persone. In una nota , l'Asl di Cagliari – Servizio Igiene degli alimenti e della nutrizione, consiglia di non usare acqua in maniera diretta, cioè di non berla o usarla nella preparazione di alimenti come minestre, brodi, the o caffè; sono invece consentiti tutti gli altri usi come la preparazione di pasta o riso o verdure bollite, il lavaggio di frutta e verdura, la detersione personale compreso il lavaggio dei denti.


Il servizio di potabilizzazione negli impianti di San Michele, Sestu e Simbirizzi per consegnare acqua potabile ai cittadini sarà attivo fin quando l'emergenza non verrà ritirata. Ogni utente potrà presentarsi negli impianti e ottenere una fornitura per un massimo di 50 litri.


I tre impianti a disposizione si trovano nella sede del distretto 1 Abbanoa (San Michele, traversa di via Is Cornalis a Cagliari), a Sestu, in località Cuccuru Pinna e in località Simbirizzi, nel territorio di Settimo San Pietro, con accesso da via Corsica.


Intanto, Idv starebbe avviando una class action per tutelare i diritti dei consumatori danneggiati.


Germana Carillo






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Vino rosso: un bicchiere (non di piu’) allunga la vita

Lo studio, pubblicato sugli Annals of epidemiology, è stato condotto da Nicola Orsini e Andrea Bellavia ricercatori presso l’istituto Karolinska di Stoccolma. Ad essere esaminato è stato un campione di oltre 67mila persone (adulti e anziani) di cui sono stati raccolti dati rispetto ai consumi quotidiani di alcool comparandoli con la loro longevità. Tutti i partecipanti sono stati monitorati per 15 anni e, nel corso del tempo, si sono registrati oltre 13mila decessi.


Quello che hanno notato i ricercatori è stato che gli uomini che bevevano un bicchiere di vino rosso ogni giorno avevano guadagnato 1,3 anni di vita mentre le donne che consumavano regolarmente mezzo bicchiere di vino rosso al giorno avevano un’aspettativa di vita di un anno e mezzo superiore rispetto a chi non consumava questa bevanda.


Dunque questa ricerca conferma che il vino rosso è salutare ma va consumato comunque con molta moderazione. Come ha sottolineato Bellavia: “Il consumo di un bicchiere al giorno è la quantità rispetto alla quale abbiamo osservato la sopravvivenza più lunga. Oltre i 2 bicchieri gli effetti diventano negativi (cioè la sopravvivenza si riduce). Per le donne la soglia è leggermente più bassa”.


Francesca Biagioli


Leggi anche:


- Vino rosso contro ictus, diabete e cancro grazie al resveratrolo


- Cioccolato, vino rosso e fragole: un nuovo aiuto per prevenire il diabete?






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Ingredienti: 2/3 di farina di lenticchie 1/3 di farina di ceci 1...





Ingredienti:

2/3 di farina di lenticchie

1/3 di farina di ceci

1 peperone rosso

1 peperone giallo

1 spicchio di aglio

pangrattato

prezzemolo

olio evo qb

acqua qb

sale qb

pepe (se gradito) (via Farigratinata ai peperoni – Vegan blog – Ricette Vegan – Vegane – Cruelty Free)






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I risultati dell’Interstellar Boundary Explorer della NASA,...





I risultati dell’Interstellar Boundary Explorer della NASA, pubblicati oggi su Science, sono coerenti con quelli raccolti dagli osservatori terrestri per raggi cosmici. E mostrano come i confini dell’eliosfera siano plasmati dal campo magnetico interstellare. di Marco Malaspina Com’è orientato il campo magnetico della nostra galassia? L’ago della bussola, quello che potrebbe indicarci la risposta, potrebbe essere un misterioso nastro d’energia e particelle ai confini del Sistema solare. Un nastro sottile e circolare, del quale già avevamo reso conto qui su Media INAF, la cui struttura è delineata da un’intensa emissione di atomi neutri. Individuata da IBEX – l’Interstellar Boundary Explorer della NASA – già nel 2009 catturando particelle a energie relativamente basse (nell’ordine delle centinaia di KeV), la struttura a nastro risulta ora confermata anche da osservazioni a energie dieci ordini di grandezza più elevate, nella scala dei TeV: quelle ottenute da esperimenti come Milagro, As-gamma e IceCube catturando raggi cosmici di provenienza interstellare. La direzione del campo magnetico galattico, rimasta fino a oggi sconosciuta, potrebbe essere il tassello mancante per comprendere come la forma dell’eliosfera – la gigantesca bolla che avvolge l’intero Sistema solare – sia modellata dal campo magnetico interstellare, scrivono gli autori dello studio, coordinato da Nathan Schwadron della University of New Hampshire, pubblicato oggi online su Science Express. Di conseguenza, ci aiuterebbe a capire meglio anche come l’eliosfera riesca a proteggerci dai pericolosi raggi cosmici provenienti dalla galassia. (via Là dove osa Voyager 1 - ALTRO GIORNALE)






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venerdì 14 febbraio 2014

Acqua non potabile: a Cagliari è emergenza idrica

I comuni interessati dal disservizio sono Cagliari, Quartu, Quartucciu, Maracalagonis, Selargius, Monserrato e Elmas.


Il motivo del disagio è da ricercarsi in un intervento di manutenzione in corso da parte dell'Enas, l'ente che gestisce il sistema idrico multisettoriale, che ha dovuto sospendere la fornitura di acqua grezza dal lago Mulargia per i potabilizzatori di Abbanoa.


Ora l'acqua grezza è fornita dal Rio Mannu/Cixerri, un'acqua con caratteristiche differenti qualitativamente inferiori. Per questo motivo, è stato modificato il sistema di trattamento volto ad abbattere la carica batterica esistente nell'acqua e aumentare il livello di potabilizzazione e disinfezione. Ciò ha comportato l'aumento di cloriti, un sottoprodotto della disinfezione idrica, e acqua temporaneamente non potabile.


In ogni caso, Asl e Abbanoa rassicurano che non si tratta di quantità di cloriti che possano avere ripercussioni sulla salute delle persone. In una nota , l'Asl di Cagliari – Servizio Igiene degli alimenti e della nutrizione, consiglia di non usare acqua in maniera diretta, cioè di non berla o usarla nella preparazione di alimenti come minestre, brodi, the o caffè; sono invece consentiti tutti gli altri usi come la preparazione di pasta o riso o verdure bollite, il lavaggio di frutta e verdura, la detersione personale compreso il lavaggio dei denti.


Il servizio di potabilizzazione negli impianti di San Michele, Sestu e Simbirizzi per consegnare acqua potabile ai cittadini sarà attivo fin quando l'emergenza non verrà ritirata. Ogni utente potrà presentarsi negli impianti e ottenere una fornitura per un massimo di 50 litri.


I tre impianti a disposizione si trovano nella sede del distretto 1 Abbanoa (San Michele, traversa di via Is Cornalis a Cagliari), a Sestu, in località Cuccuru Pinna e in località Simbirizzi, nel territorio di Settimo San Pietro, con accesso da via Corsica.


Intanto, Idv starebbe avviando una class action per tutelare i diritti dei consumatori danneggiati.


Germana Carillo






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Vino rosso: un bicchiere (non di piu’) allunga la vita

Lo studio, pubblicato sugli Annals of epidemiology, è stato condotto da Nicola Orsini e Andrea Bellavia ricercatori presso l’istituto Karolinska di Stoccolma. Ad essere esaminato è stato un campione di oltre 67mila persone (adulti e anziani) di cui sono stati raccolti dati rispetto ai consumi quotidiani di alcool comparandoli con la loro longevità. Tutti i partecipanti sono stati monitorati per 15 anni e, nel corso del tempo, si sono registrati oltre 13mila decessi.


Quello che hanno notato i ricercatori è stato che gli uomini che bevevano un bicchiere di vino rosso ogni giorno avevano guadagnato 1,3 anni di vita mentre le donne che consumavano regolarmente mezzo bicchiere di vino rosso al giorno avevano un’aspettativa di vita di un anno e mezzo superiore rispetto a chi non consumava questa bevanda.


Dunque questa ricerca conferma che il vino rosso è salutare ma va consumato comunque con molta moderazione. Come ha sottolineato Bellavia: “Il consumo di un bicchiere al giorno è la quantità rispetto alla quale abbiamo osservato la sopravvivenza più lunga. Oltre i 2 bicchieri gli effetti diventano negativi (cioè la sopravvivenza si riduce). Per le donne la soglia è leggermente più bassa”.


Francesca Biagioli


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Gli spinaci rendono più tonici e scattanti

Così, se Braccio di Ferro aveva un bel po' di lucidità e prontezza nei suoi gesti, oltre a una forza erculea, lo doveva sempre a un barattolo di spinaci bello pronto. Secondo una ricerca dell'Università di Leiden, in Olanda, infatti, mangiare gli spinaci rende veloci come la luce.


Il merito è dell'amminoacido Tirosina, che, tra l'altro, si trova anche in uova e pollo.


Lo STUDIO - Diretta dalla psicologa Lorenza Colzato e pubblicata sulla rivista Neuropsychologia, la ricerca è partita dalla considerazione che la tirosina è la base per produrre nel cervello due importanti neurotrasmettitori, la dopamina e la norepinefrina.


Per arrivare alla conclusione che questo amminoacido è importante per i riflessi, gli studiosi hanno sottoposto due gruppi di volontari a dei test, dando a un gruppo un succo di frutta arricchito di tirosina e all'altro un succo con una sostanza placebo. Colzato e i suoi colleghi hanno poi creato una situazione in cui i candidati al test hanno dovuto interrompere un'attività ripetitiva in un determinato istante. Infatti, ai partecipanti è stato detto di guardare con attenzione uno schermo di un computer: ogni volta che una freccia verde appariva, dovevano premere un pulsante il più velocemente possibile. Allo stesso tempo dovevano assicurarsi che il pulsante scelto avesse la stessa direzione della freccia. Se, invece, ad apparire sullo schermo era una freccia rossa, i candidati dovevano essere pronti a togliere del tutto le mani dalla tastiera.


Ebbene, i risultati hanno mostrato che i candidati migliori, più veloci e pronti di riflessi, erano quelli che avevano bevuto il succo con tirosina.


Dove si trova la tirosina? Gli alimenti più ricchi di questo amminoacido sono, oltre agli spinaci e alle uova, anche nelle carni bianche come pollo e tacchino, nella soia, nelle nocciole, nelle fave e in alcuni tipi di formaggi.


Germana Carillo


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Da vecchi container ad appartamenti efficienti per studenti, installati sui silos (FOTO)

Sono stati, infatti, realizzati in questo modo ben 4 piani di alloggi, ricavati da coloratissimi contenitori per il trasporto delle emrci installati su due ex silos di grano, offrendo a centinaia di studenti universitari locali di qualità in cui vivere, e a prezzi ragionevoli. Secondo i dati ufficiali, infatti, circa la metà degli studenti universitari sudafricani sabbandonano la scuola senza un diploma. Citiq spera di ridurre questo numero fornendo loro un alloggio sicuro, confortevole ed economico.


Il Mill Junction Project, questo il nome della struttura, può ospitare fino a 400 studenti. È dotato di cucine comuni, wifi gratuito, aree studio, una palestra e diverse sale ricreative. Dal tetto, poi, si ha una vista incredibile sulla città. È stato dotato di erba artificiale e di un gazebo, che lo rende uno spazio sociale invitante per i giovani ospiti.


appartamenti container2


appartamenti container3


Non si tratta solo di un innovativo design urbano, ma di qualcosa pensato anche per le tasche. Il Mill Junction offre un basso consumo energetico grazie a tutta una serie di accortezze, come finestre e porte con doppi infissi e illuminazione con sensori di movimento. Queste caratteristiche potranno ridurne i consumi di energia del 50 per cento rispetto a un edificio convenzionale.


"Fornendo alloggi di qualità per studenti in una buona location, e costruendo tutto da zero, possiamo fornire infrastrutture efficienti che riducono i consumi di acqua e luce e, di conseguenza, i costi di gestione di una residenza per studenti", spiega Paul Lapham, CEO di Citiq.


Mill-Junction-00005


La reazione da parte della comunità è stata più che positiva. Sembra che gli appartamenti vadano a ruba. Forse anche perché il riutilizzo di queste strutture fornisce un aspetto artistico ed eclettico, che fa appello alle persone che vogliono stabilire la propria individualità. È proprio questo approccio di sviluppo alternativo rispetto ai metodi costruttivi tradizionali con mattoni e malta ad aver guidato la progettazione dei container-appartamento installati sui vecchi silos.


Roberta Ragni


Foto Credit


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Fusione nucleare: esperimento riuscito nei laboratori USA

È questo l'ambito traguardo da decenni perseguito dai fisici nucleari. A differenza della fissione nucleare, la reazione “classica” basata sulla scissione di un nucleo (ad esempio di uranio-235), al contrario la fusione consiste nell'avvicinare due nuclei fino a far prevalere l'interazione forte sulla repulsione elettromagnetica, unendoli tra loro e soprattutto producendo energia maggiore rispetto a quella utilizzata per avvicinarli. È sempre stata questa la difficoltà di chi da tempo si occupa della cosiddetta “fusione fredda ”. Naturalmente, tale processo è quello che alimenta il Sole e le stelle.


Ma gli scienziati americani sembrano aver superato questo limite. Durante i loro esperimenti, essi hanno utilizzando 192 laser per riscaldare il “carburante”, formato da deuterio e trizio, ottenendo infine nuclei di elio (particelle alfa) che hanno “depositato” la loro energia piuttosto che lasciarla andare via.


laser fusione


Tale processo è stato dimostrato attraverso una serie di esperimenti in cui la resa della fusione è stata 10 volte superiore rispetto agli esperimenti precedenti.


fusione nucleare llnl


Perché la fusione nucleare desta tanto interesse? A differenza della più inquinante fissione, la fusione nucleare controllata potrebbe risolvere gran parte dei problemi energetici sulla Terra, perché potrebbe produrre quantità illimitate di energia senza emissioni di gas nocivi o gas serra e con la produzione di limitate quantità di scorie radioattive, se messa a confronto con la fissione.


C'è ancora lavoro da fare e devono essere affrontati dei problemi di fisica prima di arrivare alla fine, ma il nostro team sta lavorando per affrontare tutte le sfide”, ha detto l'autore dello studio Omar Hurricane.


Francesca Mancuso


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Gli spinaci rendono più tonici e scattanti

Così, se Braccio di Ferro aveva un bel po' di lucidità e prontezza nei suoi gesti, oltre a una forza erculea, lo doveva sempre a un barattolo di spinaci bello pronto. Secondo una ricerca dell'Università di Leiden, in Olanda, infatti, mangiare gli spinaci rende veloci come la luce.


Il merito è dell'amminoacido Tirosina, che, tra l'altro, si trova anche in uova e pollo.


Lo STUDIO - Diretta dalla psicologa Lorenza Colzato e pubblicata sulla rivista Neuropsychologia, la ricerca è partita dalla considerazione che la tirosina è la base per produrre nel cervello due importanti neurotrasmettitori, la dopamina e la norepinefrina.


Per arrivare alla conclusione che questo amminoacido è importante per i riflessi, gli studiosi hanno sottoposto due gruppi di volontari a dei test, dando a un gruppo un succo di frutta arricchito di tirosina e all'altro un succo con una sostanza placebo. Colzato e i suoi colleghi hanno poi creato una situazione in cui i candidati al test hanno dovuto interrompere un'attività ripetitiva in un determinato istante. Infatti, ai partecipanti è stato detto di guardare con attenzione uno schermo di un computer: ogni volta che una freccia verde appariva, dovevano premere un pulsante il più velocemente possibile. Allo stesso tempo dovevano assicurarsi che il pulsante scelto avesse la stessa direzione della freccia. Se, invece, ad apparire sullo schermo era una freccia rossa, i candidati dovevano essere pronti a togliere del tutto le mani dalla tastiera.


Ebbene, i risultati hanno mostrato che i candidati migliori, più veloci e pronti di riflessi, erano quelli che avevano bevuto il succo con tirosina.


Dove si trova la tirosina? Gli alimenti più ricchi di questo amminoacido sono, oltre agli spinaci e alle uova, anche nelle carni bianche come pollo e tacchino, nella soia, nelle nocciole, nelle fave e in alcuni tipi di formaggi.


Germana Carillo


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giovedì 13 febbraio 2014

Da vecchi container ad appartamenti efficienti per studenti, installati sui silos (FOTO)

Sono stati, infatti, realizzati in questo modo ben 4 piani di alloggi, ricavati da coloratissimi contenitori per il trasporto delle emrci installati su due ex silos di grano, offrendo a centinaia di studenti universitari locali di qualità in cui vivere, e a prezzi ragionevoli. Secondo i dati ufficiali, infatti, circa la metà degli studenti universitari sudafricani sabbandonano la scuola senza un diploma. Citiq spera di ridurre questo numero fornendo loro un alloggio sicuro, confortevole ed economico.


Il Mill Junction Project, questo il nome della struttura, può ospitare fino a 400 studenti. È dotato di cucine comuni, wifi gratuito, aree studio, una palestra e diverse sale ricreative. Dal tetto, poi, si ha una vista incredibile sulla città. È stato dotato di erba artificiale e di un gazebo, che lo rende uno spazio sociale invitante per i giovani ospiti.


appartamenti container2


appartamenti container3


Non si tratta solo di un innovativo design urbano, ma di qualcosa pensato anche per le tasche. Il Mill Junction offre un basso consumo energetico grazie a tutta una serie di accortezze, come finestre e porte con doppi infissi e illuminazione con sensori di movimento. Queste caratteristiche potranno ridurne i consumi di energia del 50 per cento rispetto a un edificio convenzionale.


"Fornendo alloggi di qualità per studenti in una buona location, e costruendo tutto da zero, possiamo fornire infrastrutture efficienti che riducono i consumi di acqua e luce e, di conseguenza, i costi di gestione di una residenza per studenti", spiega Paul Lapham, CEO di Citiq.


Mill-Junction-00005


La reazione da parte della comunità è stata più che positiva. Sembra che gli appartamenti vadano a ruba. Forse anche perché il riutilizzo di queste strutture fornisce un aspetto artistico ed eclettico, che fa appello alle persone che vogliono stabilire la propria individualità. È proprio questo approccio di sviluppo alternativo rispetto ai metodi costruttivi tradizionali con mattoni e malta ad aver guidato la progettazione dei container-appartamento installati sui vecchi silos.


Roberta Ragni


Foto Credit


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