I depositi radioattivi minacciano il futuro della Terra. Che ne sarà delle scorie nucleari italiane dopo il caso Sogin?

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Rifiuti radioattivi. La loro presenza desta certamente preoccupazione. Una vera e propria bomba a orologeria, con conseguenze potenzialmente devastanti per l'ambiente e la nostra salute. Oggi, si parla di creare depositi nazionali dove alloggiare queste pericolose scorie.

Come spesso accade quando di mezzo c'è la nostra salute, prevale l'effetto Nimby (Not In My Back Yard) per il quale si cerca di allontanare dal proprio “cortile” minacce come questa.

Le soluzioni ci sono già, senza contare che la migliore sarebbe dire addio all'atomo. Ma che farne delle scorie nucleari oggi? I depositi scavati nelle profondità della terra non sono poi così sicuri vista la presenza di gas nel sottosuolo. Si parla anche di inviarle nello spazio ma i costi e le modalità sono ancora nel mondo della fantasia.

Resta il fatto che oggi i rifiuti radioattivi sono un problema che va risolto con la massima urgenza. Non esiste alcun deposito finale per il combustibile radioattivo. Ci sono luoghi di stoccaggio temporaneo, ma nessun deposito definitivo.

E oggi in Italia la situazione non è ancora ben definita. Da tempo si parla della creazione di un deposito nazionale delle scorie radioattive. Erano stati anche scelti i siti candidati ad ospitarlo ma nei giorni scorsi è esploso un nuovo caso legato alla vicenda.

Riccardo Casale, amministratore delegato della Sogin, la società di Stato responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, ha dato le dimissioni. Caos, tempi lunghi, disorganizzazione sarebbero alcune delle motivazioni.

“Verbali attendono da quasi 5 mesi di essere approvati, il consiglio non viene convocato da quasi 4 mesi, opere soggette a prescrizione Via non vengono deliberateha detto in una lettera Casale.

Ma si parla anche di illeciti penali. Una vicenda scottate che il Governo si ritrova a dover affrontare:

Il Governo prende atto della situazione che si è determinata negli organi societari della Sogin S.p.A. Ribadisce il ruolo fondamentale che la Società è chiamata a svolgere per l’attuazione del programma di decommissioning. Per questi motivi sarà garantita quanto prima una governance adeguata alle funzioni strategiche della Sogin S.p.A” fa sapere il Ministero dello sviluppo economico.

Dopo la chiusura delle centrali nucleari, nel nostro paese sono rimasti 90.000 metri cubi di scorie, di cui il 60% legate allo smantellamento delle centrali e il restante 40% dalle attività medico industriali, che continueranno a produrre rifiuti radioattivi anche in futuro.

“Sul percorso avviato fino ad oggi e che dovrà portare all’individuazione del sito siamo molto preoccupati perché c’è poca trasparenza, ci sono forti ritardi, non c’è certezza sui tempi e manca controllo e garanzia. Lo scorso gennaio la Sogin ha consegnato all’Ispra la Carta delle Aree Potenzialmente Idonee, la Cnapi. L’Ispra, dopo un’attenta analisi, ha inviato la sua valutazione ai ministeri competenti. Questi ultimi, dopo aver chiesto ulteriori approfondimenti tecnici a Ispra e Sogin sulla Cnapi, a fine agosto avrebbero dovuto comunicare la lista dei siti idonei a ospitare il deposito sui rifiuti nucleari pubblicando la Carta. Ma dai dicasteri non è arrivata mai nessuna risposta in merito, non c’è stato nessun dialogo con i territori ed, inoltre, ad oggi non è ancora operativo l’Isin, l’ente di controllo che dovrebbe seguire con la Sogin la questione del deposito”

ha fatto notare Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente.

Che ne sarà delle nostre scomode scorie?

Francesca Mancuso

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