mercoledì 30 settembre 2015

Vladimir Putin – Intervento all’assemblea generale delle Nazioni Unite – doppiato in italiano

Vladimir Putin – Intervento all’assemblea generale delle Nazioni Unite – doppiato in italiano
Altrogiornale.org.

Sua eccellenza Signor Presidente, Sua eccellenza Vice Segretario, Distinti Capi di Stato e di Governo, Signore e Signori, il 70° anniversario delle Nazioni Unite è una buona occasione per fare il punto della situazione sul passato e parlare del nostro comune futuro.
Nel 1945 i paesi che sconfissero il nazismo collaborarono insieme per ricostruire le

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In arrivo per gli italiani la busta arancione dell’Inps. Ecco cosa contiene


Per prima si è mossa la Svezia, spedendo a casa dei lavoratori una busta arancione che conteneva una stima della loro pensione: una simulazione della pensione futura sulla base di quanto finora versato, della retribuzione attesa e della data di uscita dal lavoro.

Busta-arancione inps

Da allora, ogni operazione di questo tipo ricade proprio sotto il nome di ‘busta arancione’, ma in Italia, al momento, è ancora disponibile solamente online sul sito dell’Inps, dove è sbarcata il primo maggio scorso dopo una sperimentazione condotta su 10.000 pensionandi. Fra due o tre settimane, però, ha assicurato il presidente dell’Inps, Tito Boeri, l’istituto invierà direttamente a casa dei lavoratori la ‘busta arancione’ per la simulazione della futura pensione. 

«Abbiamo superato la soglia di un milione di persone che hanno fatto la simulazione online», ha aggiunto Boeri, spiegando che adesso le lettere verranno inviate a casa «a tutti coloro che non hanno fatto la simulazione online, perché vogliamo incoraggiarli a prendere il Pin sul sito», necessario per effettuare una previsione sulla prestazione futura. Tramite il Pin si potrà infatti accedere all’applicazione dell’Inps, che, tenendo conto di vari parametri (fra cui l’andamento dell’economia, quello delle retribuzioni e il livello di inflazione atteso, oltre alla speranza di vita) calcola la pensione che presumibilmente si otterrà dalla data di pensionamento. Dal 2016 il servizio diventerà poi pienamente disponibile anche per i dipendenti pubblici e per i lavoratori con contribuzione versata ai fondi amministrati dall’Inps.

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Zucca & Enta

Mi ero ripromesso che la prima zucca della stagione l’avrei mangiata in modo speciale, semplice ovviamente, ma speciale. Enta significa che gli “enti” per me sono finiti e sono arrivati gli “enta” ho già volato sopra a 10957 giorni, Così è se vi pare. Zucca speciale, citazione speciale, Colonna Sonora speciale per me, mi accompagna […] ...continua sulla fonte http://ift.tt/1P5KpJv che ringraziamo.

10 modi per sviluppare l’intelligenza emotiva

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Sentiamo parlare sempre più spesso di intelligenza emotiva, ma di cosa si tratta esattamente? Un aspetto importante dell’intelligenza emotiva è la capacità di percepire, analizzare e valutare le proprie emozioni e quelle degli altri.

Le informazioni raccolte da questo tipo di analisi, quando vengono utilizzate in modo appropriato, ci consentono di comprendere meglio sia noi stessi che le persone che vediamo intorno a noi.

Il termine intelligenza emotiva è nato nel 1990 ad opera degli psicologi John D. Mayer e Peter Salovey. Alcuni ricercatori oggi suggeriscono che l’intelligenza emotiva sia una qualità innata, mentre altri sostengono che possa essere sviluppata. Ecco allora l’idea di poter lavorare su se stessi per migliorare il quoziente della propria intelligenza emotiva.

Lo psichiatra di fama internazionale Norman Rosenthal, all’interno del proprio libro intitolato “The Emotional Revolution” evidenzia dieci modi interessanti per provare a migliorare la nostra intelligenza emotiva. Scopriamo quali sono (con le magnifiche illustrazioni di Jenny Melilhove).

1) Chiediamoci come ci sentiamo

Cerchiamo di non fuggire dalle nostre emozioni anche quando sono scomode. Se le nostre emozioni o i nostri sentimenti ci mettono a disagio, non cerchiamo di fare finta di niente e di distrarci con qualche altra attività. Il consiglio è di sedersi tranquillamente due volte al giorno e di chiedersi “Come mi sento?”. Può darsi che le emozioni richiedano un po’ di tempo per emergere, soprattutto se non siete abituati ad ascoltarle. Prendetevi il tempo che occorre.

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2) Non giudichiamo le emozioni troppo in fretta

E’ facile correre il rischio di giudicare le emozioni troppo in fretta. Cerchiamo di non respingerle prima di riuscire a cogliere davvero il senso e proviamo a capire per quale motivo sono nate e si sono manifestate. Le emozioni spesso salgono come un’onda e poi calano prima di scomparire. Non arrestatele in nessuno di questo momento. Lasciate che si esprimano dentro di voi e ascoltatele.

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3) Cerchiamo le connessioni

Proviamo a trovare le connessioni tra le emozioni, i sentimenti e i motivi per cui ci sentiamo così in questo momento. Quando arriva un’emozione difficile, chiedetevi se in altri momenti prima d’ora vi siete mai sentiti nello stesso modo. Ciò può aiutarvi a comprendere il vostro stato emotivo attuale e a riflettere sulla situazione in cui vi trovate in questo momento o che avete vissuto nel passato.

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4) Colleghiamo emozioni e pensieri

Cerchiamo di collegare le nostre emozioni con i nostri pensieri. Forse queste emozioni nascono proprio da uno dei pensieri che ci stanno tormentando. Alcune volte le emozioni che proviamo possono contraddirsi tra di loro, ma secondo l’esperto ciò è del tutto normale. Ascoltate tutte le vostre emozioni, confrontatele e provate a sintetizzarle.

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5) Ascoltiamo il nostro corpo

Sapete che le emozioni si riflettono sui nostri organi e sulle parti del corpo? Ad esempio un nodo allo stomaco può significare che siamo stanchi e affaticati dal lavoro. L’ascolto dei segnali del vostro corpo vi potrà aiutare a riconoscere e a classificare meglio le vostre emozioni.

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6) Chiediamo il parere degli altri

Se non riusciamo proprio a comprendere come ci sentiamo in questo momento, proviamo a chiedere il parere degli altri. Si tratta di un consiglio che le persone seguono raramente. Ma fare una piccola domanda a una persona che conosciamo bene e di cui ci fidiamo potrà portarvi a ricevere una risposta sorprendente e chiarificatrice.

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7) Ascoltiamo l’inconscio

Per diventare più consapevoli delle emozioni legate al nostro inconscio possiamo provare ad utilizzare le libere associazioni. Quando vi rilassate, lasciate vagare i pensieri liberamente e guardate che direzione prendono, appuntate i vostri sogni al risveglio su un quaderno da tenere a portata di mano sul comodino e prestate attenzione ai sogni che si ripetono e che vi provocano emozioni forti.

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8) Valutiamo il nostro stato di benessere

Iniziamo ogni giorno a chiederci davvero come stiamo e a valutare il nostro stato di benessere seguendo una scala da 1 a 100. Potreste provare a tenere un diario giornaliero delle vostre emozioni e provare a comprendere a quali aspetti della vostra vita si collegano.

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9) Prendiamo nota di emozioni e sentimenti

Un altro esercizio utile consiste nel prendere nota regolarmente dei propri pensieri, delle emozioni e dei sentimenti che proviamo ogni giorno o in qualche momento particolare della settimana. Si tratta di un esercizio che richiede poche ore al mese ma che può essere molto utile per  imparare a conoscersi meglio.

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10) Orientiamoci verso l’esterno

L’analisi del proprio sé è molto importante ma non dobbiamo dimenticare che esiste un mondo attorno an noi tutto da scoprire. Dunque guardiamoci dentro ma nello stesso tempo non esageriamo per poter  essere sempre presenti nel mondo che ci circonda e cogliere gli stimoli utili che ci offre.

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Marta Albè

Fonte foto: Jenny Melilhove

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La metro di Londra diventa riciclona: recuperata l'energia dei treni in frenata

London Underground

Si può riciclare tutto, anche l'energia prodotta dai treni in frenata. Lo sa bene la città di Londra che ha completato i test di un nuovo sistema in grado di raccogliere e riciclare l'energia delle frenate, utilizzandola per alimentare treni e stazioni per oltre due giorni a settimana.

London Underground ha utilizzato il nuovo sistema 'inverter' nella sottostazione di Cloudesley Road sulla linea Victoria per cinque settimane. Già dopo soli 7 giorni di funzionamento, la nuova tecnologia aveva recuperato l'energia sufficiente ad alimentare una stazione grande come Holborn per più di due giorni. Si tratta della prima tecnologia di questo tipo a livello mondiale dedicata alle metropolitane.

Il sistema potrebbe consentire a London Underground di far risparmiare alla società dei trasporti pubblici, la Transport for London (Tfl), circa il 5 per cento sulla bolletta energetica. Poco, verrebbe da dire ma si tratta pur sempre di 6 milioni di sterline, cifra che verrebbe reinvestita nel miglioramento del trasporto pubblico.

Senza contare la riduzione della carbon footprint, l'impronta di carbonio. I risultati hanno mostrato che il sistema è in grado di produrre fino a 1 MWh di energia al giorno, sufficiente per alimentare 104 case ogni anno.

Oltre al risparmio energetico, la tecnologia ha il vantaggio di diminuire la quantità di calore generata dai treni in galleria, che a sua volta ridurebbe l'energia necessaria per il funzionamento di sistemi di raffreddamento.

Secondo Matthew Pencharz, Assessore Ambiente ed Energia di Londra

“I risultati di questo progetto sono davvero entusiasmanti e mostrano un enorme potenziale per sfruttare una parte della grande quantità di energia dei treni della metropolitana. Ciò pone Londra all'avanguardia in questo tipo di tecnologia e dimostra chiaramente come l'energia dei treni possa essere recuperata dalle stazioni rendendo la rete più ecologica ed economica”.

Londra è già piuttosto avanti su questo fronte come hanno dimostrato le tante iniziative. Due anni fa, era stato avviato il progetto per riscaldare alcune abitazioni sfruttando il calore di scarto della metropolitana. La città si sta anche dotando di una flotta di bus elettrici.

Le soluzioni ci sono già, basta crederci.

Francesca Mancuso

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Expo 2015: in Italia frutta e verdura contaminate da più pesticidi

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Pesticidi, una presenza costante a tavola. Il 42% dei prodotti ortofrutticoli e dei derivati risulta contaminato da una o più sostanze chimiche. A rivelarlo è il nuovo dossier di Legambiente, Stop pesticidi, secondo cui quasi la metà dei campioni analizzati (su un totale di 7132) risulta contaminata.

Un quadro preoccupante se si considera che solo lo 0,7% dei campioni di prodotti agricoli e derivati analizzati dal laboratori pubblici regionali risulta fuori legge a causa di alcune sostanze chimiche oltre il limite permesso o per tracce di sostanze vietate.

I numeri arrivano da Expo, dal primo raduno degli ambasciatori del territorio, un incontro dedicato alla nuova agricoltura italiana composta da piccoli e medi agricoltori e produttori locali.

Le cifre. Nel 2014 i laboratori pubblici, accreditati per il controllo ufficiale dei residui di fitosanitari negli alimenti, hanno analizzato 7132 campioni tra prodotti ortofrutticoli, prodotti derivati e miele. La percentuale di campioni irregolari, come già annunciato, è pari allo 0,7% (nel 2012 era dello 0,6%).

Nel dettaglio, il 18,8% dei campioni ha un solo residuo di pesticida, mentre il 22,4% (rispetto al 17,15% del 2012), rientra nella categoria del multiresiduo. È la frutta ad avere le concentrazioni più alte: sul totale dei campioni analizzati per questa matrice alimentare, circa il 43,3% contiene due o più residui chimici.

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Le sostanze attive più spesso rilevate sono il Boscalid, il Captano, il Clorpirifos, il Fosmet, il Metalaxil, l’Imidacloprid, il Dimetoato, l’Iprodione.

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Buone e cattive notizie. Ma c'è anche una piccola buona notizia: la superficie coltivata con metodo biologico nel nostro paese cresce sempre di più (23,1% dal 2010 al 2013) insieme a una sempre maggiore diffusione di pratiche agricole alternative e sostenibili.

Ciononostante, in Italia l'uso della chimica in agricoltura è sempre elevato. Secondo l'Eurostat, siamo i primi consumatori europei di fitofarmaci e molecole chimiche per l'agricoltura.Il multiresiduo, ossia la presenza di più residui chimici in uno stesso campione, è salito di cinque punti percentuali dal 2012 al 2014, passando dal 17,1% al 22,4%. I prodotti tristemente da record sono l'uva con 15 residui di pesticidi, le fragole con 8 e le mele con 5.

Pesticidi, nemici della biodiversità. Proprio così. La loro massiccia presenza è una minaccia per la biodiversità, con impatti negativi anche sulla fertilità del terreno e sull'erosione dei suoli. Ad esempio, l'uso spropositato di erbicidi a largo spettro per il controllo delle infestanti, quali il ben noto glifosato, lascia i suoli perennemente nudi ed esposti. Non sarà un caso se l'IARC, l’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Oms, lo ha classificato come sicuro cancerogeno per gli animali e fortemente a rischio anche per l’uomo.

Le prime vittime sono le api, che vivono una moria senza precedenti a causa dei neonicotinoidi – thiamethoxam, clothianidin e imidacloprid – gli antiparassitari usati per la concia delle sementi di mais, di cui in Italia ad oggi è sospeso l'utilizzo.

Pesticidi nelle acque. Secondo l'ultimo Rapporto sullo stato delle acque italiane (2013) anche le acque sono minacciate dai pesticidi, con la presenza di 175 diverse sostanze chimiche, erbicidi in primis, con il glifosato in testa seguito da fungicidi e insetticidi.

Buone pratiche. La rotazione colturale, il sovescio e tecniche di lavorazione del terreno a minor impatto ambientale oggi aiutano a mantenere i suoli sani e fertili, a preservarli dall'erosione e ridurre il rischio idrogeologico.

Per la direttrice di Legambiente Rossella Muroni:

“La normativa vigente ha portato nel tempo a controlli più stringenti sull’uso corretto dei pesticidi in agricoltura, tuttavia i piani di controllo dei residui di fitosanitari negli alimenti, predisposti a livello europeo e nazionale, non dedicano la giusta attenzione al fenomeno del multiresiduo e delle sue possibili ripercussioni sulla salute dei consumatori. La normativa infatti, continua a considerare sempre un solo principio attivo, fissandone i limiti come se fosse l’unico a contaminare un prodotto. Come abbiamo visto però, i residui possono essere anche più di dieci e dunque è fondamentale che l’Efsa si attivi per valutare e definire i rischi connessi ai potenziali effetti sinergici sulla salute dei consumatori e degli operatori e quelli sull’ambiente”.

Per il dossier completo clicca qui

Francesca Mancuso

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Riserva di Paracas: in Perù l'imperdibile paradiso della natura e della biodiversità

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Acque calme dalle tonalità turchesi, scogliere rocciose e deserto. In Perù, a poco più di 3 ore da Lima, la Riserva Nazionale di Paracas è un paradiso ecologico e zona protetta di rara bellezza. Su una superficie di 335mila ettari, è probabilmente la porzione di costa più bella del litorale peruviano, con tanto di siti archeologici del periodo pre-Inca e splendide isole, come quelle di Ballestas. 

Così, lungo la Carretera Panamericana, un nastro d’asfalto che sale e scende lungo la costa dell’Oceano Pacifico attraverso paesaggi dai meravigliosi colori del rosso, del ruggine e del giallo, si può raggiungere questa che è una delle zone più affascinanti del Perù, sia da un punto di vista paesaggistico che naturalistico.

Zona protetta dal 1975 a salvaguardia di fauna e flora, la Riserva Nazionale di Paracas è la più grande del Paese e ospita numerose specie avicole, tra cui i pinguini di Humboldt, zarcillos, pellicani, cormorani, e specie mammifere tra cui morsas, nutrie, lupi di mare, delfini e balene, molte delle quali si possono osservare con un’escursione in yacht privato o imbarcazione alle Isole Ballestas, un importante santuario per la fauna marina composto da piccoli isolotti.

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COME ARRIVARE - Alla riserva e alle sue spiagge si accede dalla strada asfaltata che parte da Pisco (all’altezza del Km 24 della Paramericana Sud). Una volta superato il controllo, la strada diventa sterrata e, dirigendosi verso sud, si raggiunge la spiaggia di Atenas e la spiaggia Los Viejos: qui potrete ammirare splendidi tramonti e una spettacolare vista dell’isola San Gallán e delle Isole Ballestas.

Da Punta Arquillo a Lagunillas vi aspettano circa 6 chilometri di costa baciati dal vento. Punta Arquillo è un punto panoramico in cima alla scogliera, da cui la vista si apre sull’oceano, su una colonia di otarie che abita le rocce sottostanti e su stormi di uccelli marini che planano nel vento.

Una piccola lingua di mare forma la spiaggia La Mina dall’acqua color smeraldo e non molto distante si trova la spiaggia El Raspón, protetta da un anfiteatro roccioso. La solitaria spiaggia di Lagunillas è una tranquilla baia con sabbia bianca, ideale per chi vuole fare un bagno e per il campeggio, mentre la spiaggia Roja è caratterizzata dalla sabbia di color rosso, da cui appunto prende il nome, dovuto alla vicinanza con il massiccio Punta Santa María formato da rocce che hanno al loro interno magma solidificato.

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La riserva si protende ancora verso sud per qualche chilometro sotto la Penisola di Paracas. Alcune strade si diramano a est di Lagunillas fino a raggiungere la spiaggia Yumaque e La Catedral, chiamata così per la forma che l’oceano ha dato agli scogli della costa, anche se oggi è poco più di un faraglione a causa del crollo per il terremoto che ha colpito la zona nel 2007. Vale la pena spostarsi fino alla spiaggia Mendieta, nel cuore del deserto, a 25 chilometri da Paracas, una delle più belle della riserva, che si trova di fronte a due isolotti che i pescatori chiamano Tortuga e Panetón.

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Il Centro di Interpretazione della Riserva Nazionale di Paracas - A poco più di un chilometro a sud dal punto di accesso al parco, sorge il Centro de Interpretación della Riserva Nazionale di Paracas, dove vengono fornite informazioni sulla biodiversità, sugli ecosistemi e sulla protezione delle specie minacciate della zona (biglietto di ingresso circa 1,40€ ).

Germana Carillo

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Il meravigioso Giardino dei Tarocchi: alla scoperta del parco ispirato all'arte di Gaudì (FOTO)

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Chi ha avuto la fortuna di visitare Parc Guell a Barcellona e ammirare le splendide creazioni di Antoni Gaudì, non potrà non notare quanto colori e forme siano riprese nell'italianissimo Giardino dei Tarocchi. Per costruire il parco artistico iniziato nel 1979 e completato nel 1996, l'artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle, infatti, si è ispirata proprio all'architetto spagnolo.

 Il Giardino dei Tarocchi che si trova in una fazione di Capalbio in Toscana, si chiama così perché al suo interno l'artista ha costruito le ventidue figure rappresentate nelle carte. Grosse strutture in acciaio ricoperte di vetri colorati, specchi e ceramiche preziose incastonati tra loro come tasselli di un grande mosaico.

Per più di diciassette anni il giardino è stato un laboratorio di idee in cui Niki de Saint Phalle affiancata dal marito Jean Tinguely e da un equipe di nomi dell'arte contemporanea come Rico Weber, Sepp Imhof, Paul Wiedmer, Dok van Winsen, Pierre Marie ed Isabelle Le Jeune, Alan Davie, Marino Karella e altri, hanno creato le statue ispirate agli arcani maggiori dei tarocchi.

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Un lavoro lungo e minuzioso completamente autofinanziato dall'artista e costato circa 10 miliardi delle vecchie lire. Ma i colori vivaci e intensi, la predominanza dei contrasti cromatici non è ispirata solo al maestro Gaudì. A colpo d'occhio è facile rivedere le forme di Matisse, Picasso, Kandinskij e Klee.

Aperto al pubblico nel 1998, il parco prevede diversi percorsi che si estendono per due ettari, durante il cammino si trovano incisi messaggi e pensieri dai significati simbolici e a tratti esoterici. Il portale d'ingresso, creato dall'architetto ticinese Mario Botta, in collaborazione con Roberto Aureli è costituito da una lunga muraglia in tufo con un'apertura circolare al centro, quasi a sottolineare il passaggio dal mondo reale a quello onirico del giardino.

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Camminando si ha l'impressione di immergersi in una favola in cui gli amanti, la papessa, l'imperatore, la temperanza, le stelle, la luna, il mondo tanto per citarne alcuni, da ciclopiche sculture alte tra i 12 e 15 metri si trasformano in statue cariche di significato. Un'opera unica che, seppur troppo ispirata a Parque Guell, lega alla perfezione arte, natura e spiritualità.

Dominella Trunfio

Photo credit

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Food Revolution: il documentario che cambierà il vostro modo di vedere la carne

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Food Revolution, ciò che mangiamo può fare la differenza. Ha preso il via la campagna di crowdfunding per supportare la realizzazione di un documentario che esplora l’impatto del consumo di carne e degli allevamenti intensivi sulla salute e sull’ambiente, con particolare attenzione al rispetto per gli animali.

Alla base di questo documentario troveremo l’idea secondo cui scegliere il cibo con consapevolezza è un atto rivoluzionario che può cambiare il mondo. Il documentario Food Revolution vedrà la partecipazione di numerosi esperti tra cui troviamo nomi davvero illustri come quelli di Franco Berrino, Vandana Shiva, T. Colin Campbell, Peter Singer e Carlo Petrini.

Food Revolution vuole mettere in luce il fatto che tutto ciò che mangiamo ha una conseguenza. Esamina le ricadute della “cultura della carne” sul mondo di oggi, sulla nostra salute, sul problema della fame, sul benessere degli animali e sull’ambiente.

Non possiamo più considerare le nostre scelte da singoli individui distaccati dal mondo e da tutto ciò che ci circonda. I problemi globali riguardano anche noi e non solo. Dipendono da noi ed è arrivato il momento che tutti se ne rendano conto.

Questo documentario spera di diventare uno strumento di comprensione e di informazione interessante per molti per far comprendere a più persone possibile quanto siano importanti le nostre scelte quotidiane, a partire dall’alimentazione, da ciò che decidiamo di acquistare per nutrirci e che portiamo sulle nostre tavole.

Food Revolution vuole ribellarsi ai dogmi alimentari imposti dalla società e dare spazio agli individui per scegliere liberamente in nome di una rivoluzione fatta con amore, per proteggere l’ambiente, gli animali e le popolazioni più povere.

E’ fondamentale ricordare che, senza demonizzare chi si nutre di carne, il film analizzerà anche le trasformazioni che sono avvenute nel processo alimentare nell’ultimo secolo, specialmente negli ultimi quarant’anni.

Quanto è cambiata la nostra alimentazione dal Dopoguerra ad oggi e quanto ha influito sul nostro stato di salute e sull’ambiente in cui viviamo? Food Revolution vuole rispondere a questa domanda e a molte altre tramite le interviste ad esperti di alimentazione, ecologia e sostenibilità. Possiamo supportare la produzione di Food Revolution su Indiegogo.

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Il tema dell'impatto ambientale degli allevamenti e della produzione di carne sta sollevando un grande interesse. Oltre che di Food Revolution, rimaniamo in attesa del documentario Cowspiracy, che arriverà in Italia dal 3 al 10 ottobre 2015. La questione della produzione di carne arriva anche in Parlamento con la presentazione del libro Philip Lymbery, direttore generale di Compassion in World Farming, dal titolo "Farmageddon, il vero prezzo della carne economica".

Il libro è il frutto di un viaggio-inchiesta durato tre anni in California, Cina, Perù, Argentina ed Europa con l'obiettivo di documentare gli impatti degli allevamenti intensivi. Impatti che si sono rivelati in tutto il loro potere devastatore, per l'ambiente, la salute delle persone e, non ultimo, per il benessere degli animali.

Clicca qui per supportare la campagna di crowdfunding di Food Revolution.

Ecco il Trailer di presentazione del documentario Food Revolution.

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Marta Albè

Fonte foto: Food Revolution

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Il giornale che si pianta come un albero (FOTO)

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Abbiamo piantato matite, tazze e libri. Ora anche i giornali, dopo l'uso, potranno trasformarsi in qualcosa di vivo: una pianta. 

Se nel caso dei libri l'idea arrivava dall'Argentina, dove la casa editrice Pequeno Editor ha lanciato l'iniziativa dei libri da piantare per incoraggiare i bambini alla lettura e al rispetto dell'ambiente, questa volta invece è il Giappone a cercare di sensibilizzare i lettori attraverso il giornale.

Ed è così che lo studio pubblicitario Dentsu ha dato vita a una campagna di comunicazione per l'editore Mainichi Newspapers, producendo un giornale dedicato alle piante e al giardinaggio. Con una caratteristica molto speciale e coerente col tema trattato: dopo averlo sfogliato in lungo e in largo, letto ogni riga guardato ogni immagine, il giornale poteva essere piantato.

Qualche mese dopo, al suo posto sarebbero spuntati dei fiori colorati.

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E la materia prima? Rigorosamente naturale ma riciclata. I giornali da piantare infatti sono realizzati usando i rifiuti cartacei, prima sciolti in acqua e poi trasformati in polpa. Ad essi sono stati poi incorporati dei piccoli semi prima della trasformazione finale in fogli di carta riciclata.

 

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Anche l'inchiostro è rigorosamente green, prodotto usando solo sostanze vegetali. 

Francesca Mancuso

Foto: Mainichi Newspapers

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Scoperta la lumaca più piccola del mondo: passerebbe per la cruna di un ago

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Scoperta la lumaca più piccola del mondo, potrebbe passare facilmente per la cruna di un ago. Questa lumaca piccolissima è pronta a sfidare tutti i dati che la scienza ha raccolto fino a questo momento. Dopo le lumache giganti rosa shocking avvistate di recente in Australia, ecco delle lumache davvero microscopiche.

La scoperta è avvenuta esaminando dei campioni di terreno prelevati nella provincia di Guangxi, nel Sud della Cina. I gusci di lumaca ritrovati dai ricercatori hanno delle dimensioni straordinarie, con un’altezza inferiore a 1 millimetro.

Il ritrovamento degli esemplari di gusci di lumaca è avvenuto grazie al lavoro dei ricercatori delle Università di Shinshu e di Berna, in collaborazione con il Museo di Storia Naturale di quest’ultima città.

Questa lumaca microscopica è stata chiamata Angustopila dominikae, dal nome della moglie dell’autore principale dello studio. L’altezza precisa del suo guscio è di soli 0,86 millimetri. Si tratta molto probabilmente della lumaca più piccola del mondo considerando la lunghezza massima del diametro della sua conchiglia.

L’articolo, pubblicato sulla rivista open access Zoo Keys, descrive sette specie di lumache tra cui si trova anche la Angustopila subelevata, che ha un’altezza media di 0,87 millimetri. Sulla stessa rivista gli autori avevano descritto in precedenza altre due specie di lumaca ritrovate in Cina e in Corea.

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Le nuove ricerche hanno permesso agli scienziati di raccogliere dati interessanti sull’evoluzione degli invertebrati e sulle loro dimensioni microscopiche con informazioni che potranno fare da base a nuovi studi al riguardo.

Marta Albè

Fonte foto: Zoo Keys

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Pranzo veg a base di rifiuti per 30 delegati: l'Onu chiede di dire stop agli sprechi alimentari

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Il Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha voluto mettere in pratica quello che più di una volta nei Summit delle Nazioni Unite è stato considerato un obiettivo primario da perseguire: dire basta agli sprechi alimentari! Il pranzo di domenica 27 settembre, servito a circa 30 leader mondiali riuniti nel Palazzo di Vetro per il vertice mondiale, è stato infatti a base di “rifiuti alimentari”

Il pranzo, di ospiti importanti tra cui il presidente francese Francois Hollande, è stato non solo a base di alimenti ancora buoni ma che nonostante questo sarebbero finiti presto nelle discariche, ma anche vegetariano.

Il “povero” ma ricco menù prevedeva infatti: hamburger a base di polpa di vegetali e patatine fritte realizzate con mais destinato all’alimentazione degli animali, l’“insalata discarica” ricavata da scarti indesiderati dai grandi produttori alimentari e liquidi recuperati da lattine di ceci, un pane ottenuto da grano fermentato e preparato con olio non raffinato estratto da semi di zucca. Il dessert, infine, era a base di gusci esterni di fave di cacao.

Il menu vegetariano è stato creato per l’occasione dal celebre chef Dan Barber, un assiduo sostenitore del riutilizzo degli scarti alimentari, e dall’ex chef della Casa Bianca Sam Kass. Sul tavolo, i noti commensali potevano leggere su pergamena tutte le prelibatezze che stavano per assaggiare con relative indicazioni degli scarti che erano stati utilizzati.

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Naturalmente il tema principale di cui si è discusso a pranzo è stato proprio questo. E Ban Ki-moon alla fine ha rilasciato ai giornalisti degli spunti di riflessione in merito:

“La produzione alimentare e l'agricoltura contribuiscono tanto al cambiamento climatico come il trasporto. Eppure, più di un terzo dell'intera produzione alimentare in tutto il mondo - oltre un miliardo di tonnellate di cibo commestibile ogni anno – va a finire nei rifiuti, il che è vergognoso visto che tante persone soffrono la fame”.

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Raccogliamo il suggerimento che questa volta arriva dall'Onu e impariamo anche noi a buttare il meno possibile dando nuova vita agli scarti vegetali, QUI qualche suggerimento per riutilizzare gli scarti delle verdure in cucina e nell’orto.

Francesca Biagioli

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Il generoso artista che ritrae i senzatetto per raccogliere fondi a loro favore (FOTO)

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Cosa fare per aiutare chi è più sfortunato? Questa è la domanda che ha spinto un giovane designer di automobili a conoscere meglio i senzatetto che ogni giorno incontrava sul proprio cammino, lungo le strade della città californiana di Santa Ana, e a recuperare una sua vecchia passione, la pittura, per metterla al loro servizio.

Il giovane in questione, Brian Peterson, ha così lanciato il progetto Faces of Santa Ana - I volti di Santa Ana, che unisce arte e beneficenza. Riprendendo in mano tavolozza e pennelli, Peterson ha iniziato a ritrarre i suoi nuovi amici, realizzando dei quadri intensi e vivaci, da vendere per finanziare le attività di una no profit, Home Aid, che aiuta i senzatetto a trovare un alloggio.

“L’arte sta lentamente trasformando il paesaggio nel centro di Santa Ana" - scrive Peterson sul sito dell'iniziativa - "e mi sono chiesto se possa esercitare lo stesso potere di trasformazione sulla vita dei più bisognosi. Ora cammino per le strade del centro alla ricerca di persone da dipingere e aiutare. Sono interessato a raccontare le loro storie, ad aumentare la consapevolezza e ad ispirare gli altri, affinché contribuiscano a realizzare un cambiamento.”

“I miei quadri sono in vendita. Uso gran parte del ricavo, i due terzi, per aiutare il soggetto ritratto nel pezzo venduto. Ho avviato una collaborazione con la no profit Home Aid e insieme stiamo compiendo i passi necessari per trovare un riparo a questi miei nuovi amici.”

Al momento, questo giovane artista, così pieno di talento e di buona volontà, ha realizzato tre ritratti, ognuno dei quali porta la firma della persona che vi è rappresentata e, in qualche modo, ne racconta la storia.

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Sollecitato dai visitatori del sito e della pagina Facebook dell'iniziativa, Peterson ha anche prodotto delle stampe artistiche dei suoi ritratti. Due delle sue opere sono già state acquistate da Gallerie d’arte della zona, al prezzo di 1.500 dollari ciascuna, mentre le stampe vengono vedute via web a 85 dollari l'una.

L’idea del giovane designer è di non fermarsi qui ma di ampliare il progetto, dipingendo nuovi ritratti e coinvolgendo altri artisti, che possano realizzare opere analoghe, ma con stili e caratteristiche differenti, in modo da favorire la raccolta dei fondi e offrire un aiuto concreto ai senzatetto di Santa Ana.

                                                                                                                  Lisa Vagnozzi

                                                                                                     Photo Credits: Faces of Santa Ana

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M-185, la strada statale Usa dove i veicoli a motore sono banditi

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La M-185 è la strada statale più sicura degli Usa. Si trova nel Michigan ed è l’unica strada statale della nazione dove i veicoli a motore sono banditi da decenni.

Nessun veicolo a motore ha mai percorso questa strada, se non in casi di emergenza. Questa strada non si connette con nessuna autostrada e non è inserita nell’elenco delle strade strategiche degli Usa, considerate importanti per l’economia, la difesa e la mobilità nel Paese.

Eppure questa strada statale ha comunque un grande valore per la popolazione. La M-185 corre attorno al litorale di Mackinac Island, una popolare località turistica. E’ una strada asfaltata lunga circa 12,8 chilometri, più stretta delle altre strade statali del Paese.

E’ molto popolare tra i ciclisti che la possono percorrere in tutta tranquillità e ammirando un panorama davvero straordinario. Più di mezzo milione di persone percorre questa strada ogni anno.

Per convenzione il punto di partenza di questa strada circolare è stato fissato davanti al Mackinac Island State Park Visitor Center. Dal 1898 su questa strada il traffico è limitato a chi si sposta a piedi, in bicicletta o comunque con veicoli che non abbiano un motore.

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La presenza di veicoli a motore su questa strada è stata autorizzata pochissime volte, ad esempio nel 1979 durante le riprese di “Somewhere in Time” e nel 1998 per commemorare il centenario dell’ordinanza che proibiva le auto a Mackinac Island. Infine, la M-185 è considerata da alcune pubblicazioni la migliore strada panoramica degli Stati Uniti e uno dei luoghi ideali per una lunga passeggiata a piedi o in bicicletta.

Marta Albè

Fonte foto: Wikipedia

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