mercoledì 25 maggio 2016

Dermatite atopica: come intervenire nei bambini

dermatite atopica

Quello che c’è da dire è che quando le lesioni cutanee pruriginose, che hanno un andamento cronico-recidivante, compaiono nel lattante, esse guariscono spontaneamente a 3 anni circa e quasi sempre entro la pubertà (raramente si protrae fino all’età adulta). Ci vuole quindi solo tanta tanta pazienza e l’idratazione costante e continua della pelle del piccolo.

In ogni caso, sempre e ad ogni età, le cause sono comuni: reazioni allergiche o altri disturbi immunologici oppure particolari situazioni stressanti, disturbi di metabolismo lipidico cutaneo, infezioni batteriche secondarie di zone dermiche eczematosi, irritazioni causate da vestiti, detersivi, detergenti o altre sostanze e un clima fresco e secco. Ma ciò che sentiamo di dirvi è di non cercare il pelo nell’uovo: state accorti sì a quello che fate mangiare ai vostri bambini, per esempio, o ad altre misure che certamente il vostro dermatologo di fiducia vi darà, ma quello che è sicuro è che quando l’arrossamento e il conseguente prurito devono venire, vengono!, ahimè, e vanno via così come sono arrivati.

È vero è una forma di eczema recidivo e ciò provoca non poche noie, ma tenendolo a bada e, soprattutto, usando molti emollienti si va avanti lo stesso ;)

Come intervenire allora nei bambini con dermatite atopica?

Cortisoni e cure classiche

Comunemente prescritto è il cortisone in crema, da applicare direttamente sulle zone affette per quante volte lo deciderà il medico. Si tratta infatti di creme e unguenti che variano nell’efficacia e a seconda dei casi, per cui usarli senza prima una diagnosi precisa può solo danneggiare la pelle già delicata dei bambini. Inoltre, molti associano anche una cura con antistaminici o con antibiotici orali o topici, per prevenire o curare infezioni secondarie, comuni nei bambini affetti da eczema.
Tuttavia, non ci sono dei farmaci che consentano di guarire definitivamente, ma mirano per lo più a ridurre o far scomparire i sintomi (prurito, chiazze di eczema) e diminuire il numero di peggioramenti.

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Profilassi ambientale e regole generali

In casa, cercate di evitare di mettere ovunque tappeti e nella loro cameretta sono banditi i peluche, che possono diventare ricettacolo di polvere e acari.
Quanto al vestiario, preferite sempre il cotone o il lino sulla pelle, meglio se bianco, ed evitate un diretto contatto con lana e tinte scure, che per lo più contengono agenti chimici allergizzanti. Per i più piccoli, inoltre, sarebbe meglio evitare il bagnetto tutti i giorni, perché la pelle affetta da dermatite atopica non va lavata spesso, pena una “disidratazione” maggiore. In ogni caso, un no secco ai detergenti con schiumogeni e sì invece ad oli. Dopo il bagnetto o la doccia, che non vanno mai fatti con acqua troppo calda, la pelle va sempre idratata, anche con semplice olio di oliva.

Se le vacanze le passate al mare, sole e acqua salata fanno bene ma non sempre. Evitate come il diavolo le ore troppo calde (ricordate, d’altronde, che il sudore è nemico giurato dei soggetti atopici), non dimenticate mai e poi mai una buona crema solare a protezione alta (anche se andate in montagna) e dopo il bagno risciacquate i bambini sotto acqua dolce (se è vero che “caustica”, come diceva la nonna, il sale può d’altro canto generare un ulteriore pizzicorio e prurito generale). Infine, se ci sono lesioni metteteci su una garza per evitare che entrino a contatto con la sabbia e sfociare in infezioni.

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Rimedi naturali contro la dermatite atopica

Dalla omeopatia all’oligoterapia con manganese e zolfo, fino ad arrivare alla gemmoterapia, di strade alternative di cura alla dermatite atopica ci sono, ma per ognuna di esse è fondamentale ricorrere ai singoli esperti. Esistono, poi, in Italia, anche delle efficientissime terapie termali.

Probiot

I probiotici

Già da qualche tempo il mondo scientifico ha sancito l'utilità dei probiotici, i batteri “buoni” che contribuiscono a riequilibrare la flora intestinale. In particolare, in una rassegna di studi pubblicati sulla rivista Jama Dermatology, si è dimostrato che l'assunzione di probiotici da parte di donne in gravidanza o che allattano al seno, ma anche da parte degli stessi neonati, sembrerebbe ridurre le possibilità di sviluppare la dermatite atopica, o quanto meno la sua gravità. In particolare, il risultato con il miglior effetto a lungo termine sembra essere quello del Lactobacillus rhamnosus.

Altri dati, raccolti dai ricercatori americani, evidenziano gli effetti positivi anche dell'acido gamma-linolenico (un acido grasso polinsaturo della serie omega-6) che ridurrebbe la gravità della dermatite, mentre l'integrazione con prebiotici (particolari carboidrati che rappresentano il principale nutrimento dei probiotici) e semi oleosi di ribes nero (ricchi di acido gamma-linolenico e acidi grassi omega-3) aiuterebbe, addirittura, a prevenire la malattia.

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Prevenzione

Secondo ricerche scientifiche, l’eczema atopico sarebbe ereditario: se un genitore ha una manifestazione atopica nel 60% dei casi potrà esserne affetto anche il figlio, quindi non c’è un modo per prevenirlo. Di certo alcuni fattori possono far peggiorare la dermatite, per cui gli attacchi si possono quanto meno ridurli. Oltre, infatti, alle misure indicate sopra, è bene anche tenere presenti fattori come: polline, muffa, pelo di animale, alcuni prodotti per la cura della pelle, profumi e acqua di colonia (soprattutto quelli contenenti alcol), fumo di tabacco, alcuni cibi (per esempio alcuni prodotti caseari e i cibi acidi come i pomodori, ma questo è assolutamente soggettivo), stress emotivo, caldo eccessivo e sudore.

Siate, in ogni caso, consapevoli che grattarsi di continuo può peggiorare il quadro, ma evitare che ciò accada, soprattutto in fase di acme, è davvero complicato. L’eczema può sicuramente essere fastidioso per i genitori, ma state certi che nemmeno per i bimbi che sentono continuamente prurito e si grattano fino a escoriarsi è vita facile. Le precauzioni preventive sono molto utili, così come seguire le indicazioni del medico, ma più di tutto valgono la comprensione e un paziente gioco di squadra.

Germana Carillo

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