Giornata mondiale degli uccelli migratori: diciamo basta alla caccia e al commercio illegale

Istituita nel 2006, la giornata (#WorldMigratoryBirdDay) di oggi vuole soprattutto porre fine alla caccia indiscriminata e al commercio illegale di questi uccelli.

Se, infatti, nel tempo, le migrazioni si sono di molto ridotte (un esempio è quello delle rondini, il cui flusso si è ridotto di oltre il 40%), ciò è dovuto non solo alle mutate condizioni climatiche, che mettono a dura prova i ritmi biologici degli animali, all’inquinamento ambientale e alla deforestazione, ma anche alla irresponsabilità degli uomini e alla caccia soprattutto nell’aria del Mediterraneo. Qui, i bracconieri hanno causato lo sterminio di più di 25 milioni di esemplari, tra reti lunghe decine di chilometri, richiami elettronici e trappole a scatto.

Secondo i dati forniti dagli scienziati di BirdLife International (di cui la Lipu è rappresentante per l’Italia) nell’articolo Preliminary assessment of the scope and scale of illegal killing and taking birds in the Mediterranean, l’80% delle uccisioni calcolate (circa 20 milioni di uccelli) si concentrano in 10 Paesi. Al primo posto l’Egitto (5,7 milioni), seguito dall’Italia, con 5,6 milioni in media di uccelli uccisi. Qui da noi si fa soprattutto strage di fringuelli (tra i due e i tre milioni), pispole (500/900mila esemplari), pettirossi (300/600mila), frosoni (200mila/1 milione) e storni (100/500mila), mentre le specie minacciate di estinzione e più colpite dalla caccia illegale in Italia sono l’anatra marmorizzata, da 1 a 5 esemplari colpiti (pari 50% della popolazione nidificante), il nibbio reale, da 50 a 150 esemplari coinvolti (pari al 30% della popolazione nidificante) e il capovaccaio, tra 1 e 5 esemplari colpiti (20% popolazione nidificante).

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A chiudere la classifica ci pensano la Grecia (700mila uccelli uccisi ogni anno), la Francia, la Croazia e la Libia (500mila ciascuno), l’Albania (300mila), nonostante lo stop alla caccia imposto dal ministero dell’Ambiente (anche per le stragi di animali che venivano fatte dai cacciatori italiani in trasferta in quel Paese).

I dati mostrano la terribile entità del fenomeno illegal killing nel Mediterraneo - dice Patricia Zurita, direttore generale BirdLife International - Le popolazioni di alcune specie un tempo abbondanti in Europa sono ora in declino, con numeri persino in caduta libera”.

Cosa fare allora? Beh, nell’area del Mediterraneo si dovrebbe mettere in atto un efficace Piano di antibracconaggio e le norme e le pene dovrebbero essere più aspre. È questa una via di passaggio obbligata da un continente all’altro, eppure la stragrande maggioranza degli uccelli migratori non riesce a superare il bacino del Mediterraneo, diventato una vera e propria trappola. Più sforzi, dunque, per la conservazione delle specie e la condanna delle illegalità.

Germana Carillo

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