Coca Cola chiude 3 stabilimenti in India, prosciugata tutta l'acqua

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Coca-Cola ha fermato la produzione di bibite gassate in 3 stablimenti dell’India. Le motivazioni per lo stop agli impianti appaiono legate sia alla riduzione della domanda sia allo sfruttamento delle risorse idriche. L’acqua disponibile sta terminando?

Le accuse di sfruttamento delle risorse idriche rivolte a Coca-Cola e ad altre multinazionali delle bibite gassate proseguono da anni ma ora in India la situazione potrebbe essere davvero critica.

I tre stablimenti si trovano rispettivamente a Jaipur, Andhra Pradesh e Meghalay. L’India Resource Center ha comunicato che la chiusura dello stablimento di Jaipur è legata alla difficoltà di estrarre acqua dalle falde acquifere, ormai sfruttate al limite, e a concomitanti perdite finanziarie.

La risposta di Coca-Cola Beverages sulla chiusura dell’impianto di Jaipur è diversa e fa riferimento alla mancanza di domanda nella regione e non alle difficoltà di approvvigionamento idrico. La multinazionale con il pretesto del calo della domanda sta forse cercando di nascondere la verità?

Lo stablimento di Jaipur sarebbe piuttosto piccolo, come quello di Meghalaya, mentre l’impianto di Andhra Pradesh è di grandezza media. Coca-Cola Beverages sostiene che le decisioni sullo stop agli impianti siano legate esclusivamente a considerazioni sulla richiesta di mercato e sulle proiezioni per il futuro.

Gli operai dello stablimento di Jaipur hanno però comunicato all'India Resource Center quanto appreso da un rappresentante di Coca-Cola, cioè che la produzione è stata bloccata il 25 gennaio 2016 e che non ci sarà possibilità di riprenderla in futuro a causa di difficoltà economiche e della mancata disponibilità di acqua e di materie prime.

Mentre in India la produzione di Coca-Cola sta andando incontro a gravi difficoltà, il consumo di bibite gassate persiste negli Stati Uniti. Nel solo 2014 le vendite di bibite gassate negli Usa hanno raggiunto i 70 miliardi di dollari, secondo Euromonitor International. La diffusione della Coca-Cola e delle bibite gassate ora sta conquistando la Cina, che ha raggiunto vendite pari a 28,4 miliardi di dollari per il 2014.

Secondo l’ultimo rapporto del CSPI, la diffusione del consumo di Coca-Cola e Pepsi nei Paesi in via di sviluppo ha una motivazione ben precisa. Le popolazioni che riescono ad accedere ‘finalmente’ a delle bibite gassate così tanto pubblicizzate e associate al benessere economico pensano di essere finalmente sulla buona strada per diventare benestanti.

Le multinazionali sfruttano proprio il lato vulnerabile di queste popolazioni per promuovere la produzione e le vendite delle bibite più famose. Purtroppo secondo il CSPI il consumo di bibite gassate non fa altro che peggiorare le condizioni di salute già precarie di queste popolazioni. In India la chiusura degli stablimenti di Coca-Cola è anche la conseguenza delle forti proteste organizzate dagli attivisti locali negli ultimi decenni, ma non tutti sono consapevoli della realtà della situazione, né in Oriente né in Occidente.

Forse l’unico ostacolo che può fermare Coca-Cola e gli altri produttori di bibite gassate è proprio l’esaurimento delle risorse idriche, che avviene tra l’altro in luoghi dove le popolazioni non riescono ad avere a disposizione acqua potabile da utilizzare normalmente per la propria vita quotidiana. Fino a che punto riusciremo a sopportare un simile paradosso?

Consulta qui il rapporto Carbonating The World sulla produzione e diffusione delle bibite gassate nei Paesi in via di sviluppo.

Marta Albè

Fonte foto: Indybay

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