Lasciami andare, madre


Un rapporto tra madre e figlia fuori dall’ordinario, che si riduce alle stesse domande e ai dubbi di qualunque figlia abbandonata o in conflitto con la propria madre: perché?
Odio e bisogno di amore si fondono in questo libro, dove la richiesta viene formulata a partire dal titolo, il tutto integrato in uno sfondo legato indissolubilmente alla seconda guerra mondiale.
Commento
Il romanzo si presenta in una forma senza interruzioni, non ci sono capitoli, né pause; è un lungo discorso sia reale, con persone con cui interagisce l’autrice, sia introspettivo, facendo così entrare nel passato e nel presente della sua vita il lettore. Questa autobiografia di un proprio momento privato e personale: l’incontro con la madre, ex guardiana dei campi di concentramento, membro attivo delle SS; dopo 30 anni e con al seguito “un rapporto” inesistente, porta al lettore un punto di vista completamente nuovo sulla seconda guerra mondiale, ci si chiede appunto cosa possa aver vissuto l’altra parte della medaglia: i bambini dei membri attivi nazisti, spesso sfruttati per propaganda, vittime della folle convinzione dei propri parenti e vicini, macchiati da una colpa che gli è stata impressa addosso.
La risposta arriva attraverso la lettura: una figlia ferita e cancellata dalla stessa madre per la guerra, i suoi stati d’animo, i suoi pensieri, i ricordi e le documentazioni che porta all’interno del romanzo non lasciano nessun dubbio sulla brutalità della guerra, della sua esperienza e sono utili per comprendere la difficoltà nella relazione che prova ad avere con una madre per nulla pentita del suo passato.
A proposito di questo Helga Schneider si interroga spesso sulla veridicità delle parole di sua madre, infatti pensa che non mostri alcun risentimento proprio per non trascinarla nel suo terribile passato. Un altro spunto di riflessione si può fare sulla tempistica in cui si svolge l’intera vicenda; tutto avviene in una giornata, ma con i suoi flashback e i suoi pensieri, racchiude parte della storia moderna.
Seconda guerra mondiale
I cenni storici, le esperienze, le spiegazioni più o meno dettagliate che ci fornisce la scrittrice sui campi di sterminio e sulla guerra non lasciano alcuna speranza che quello raccontato sia frutto di fantasia, come ben si sa, ma carica di orrore la consapevolezza nel lettore. Non c’è molto da aggiungere sulla seconda guerra mondiale, tranne che è la massima espressione dell’umanità; in tutta la sua perversione e brutalità, ma pur sempre solo strettamente legata all’essere umano, perché infatti nessun animale, né bestia potrebbe mai arrivare a tanto.
fonte https://goo.gl/OIzNYe

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